Non solo culto religioso
Moschea a Venezia, Cisint: “Zero integrazione, donne sottomesse e sdegno per la legge. I ricatti della comunità islamica sono irricevibili”
«Bene ha fatto il sindaco di Venezia Simone Venturini a bloccare il progetto della moschea. Irricevibili le minacce, irricevibili i ricatti». Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega e già primo cittadino di Monfalcone, dove continua a lavorare e a battersi contro l’immigrazione irregolare, interviene con piglio deciso e con la consueta fermezza della sua comunicazione, per blindare il no dell’amministrazione lagunare alle pretese della comunità islamica locale. Il progetto della moschea a Venezia continua ad alimentare lo scontro politico. Dopo lo stop del Comune, Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega ed ex sindaco di Monfalcone, difende la decisione dell’amministrazione e attacca duramente le reazioni della comunità islamica.
L’Islam politico all’assalto di Venezia: Cisint plaude al no alla moschea e smaschera il solito Pd
Una dinamica che l’esponente leghista conosce fin troppo bene, avendola già vissuta e combattuta in prima linea nella sua città. Tanto che ricorda e rilancia: «Il 23 dicembre 2023 ero sindaco di Monfalcone (Gorizia), i bengalesi marciarono sulla mia città, perché avevo ordinato la chiusura delle moschee irregolari. Tra questi, il signor Prince (Prince Howlader, il portavoce della comunità bengalese, ndr). Mentre noi eravamo in piazza con i presepi, la città venne bloccata da 8mila islamici partiti al grido del capo imam, “Andate e portate l’Islam”».
Un copione già visto…
La sceneggiatura (sceneggiata?) che oggi si ripropone a Mestre e Venezia, dove la reazione aggressiva di fronte alle norme dello Stato, dimostra la reale natura della sfida: «Davanti a un contrasto tra il Corano e la legge italiana, loro mai scelgono l’applicazione della legge italiana. E il Consiglio di Stato ha già chiarito che il diritto di culto non c’entra nulla con la pretesa di calpestare le norme urbanistiche e di sicurezza», ricorda allora sul punto l’europarlamentare della Lega.
Il diritto di culto e la pretesa di andare oltre la legge
Di più. Spiega infatti Cisint: «I bengalesi in Italia, sia irregolari che regolari, hanno raggiunto numeri elevatissimi, per opportunità di lavoro a basso costo che hanno via via ottenuto. La numerosità, si sa, determina la differenza nei comportamenti. Quando facevo il sindaco, ho verificato che l’arroganza, la pretesa, è arrivata quando la percentuale di presenza è salita oltre il 15%. Oggi hanno raggiunto percentuali elevatissime. E di conseguenza pretendono di dire la loro, anche quando, e soprattutto quando, la legge dice altro». Ma, aggiunge e sottolinea l’ex sindaco di Monfalcone, «non va confuso questo con il diritto di culto, che non c’entra nulla»…
L’avanzata dell’Islam politico assecondata dalla sinistra: il caso dei volantini con “Portiamo Allah in Comune”
Ossia, dietro l’alibi della libertà religiosa, ipotizza Cisint, si celerebbe l’avanzata dell’Islam politico. Un progetto di penetrazione istituzionale e culturale favorito dall’opportunismo della sinistra. «A Venezia, durante le ultime elezioni – ricorda allora l’ex sindaco facendo riferimento a una vicenda recente difficile da dimenticare, non fosse altro per le polemiche che ha scatenato – i candidati bengalesi nelle liste del Pd distribuivano volantini in lingua con la bandiera del Bangladesh e lo slogan “Portiamo Allah in Comune”. Il loro obiettivo – conclude pertanto l’esponente del Carroccio – non è la religione. Ma il governo delle istituzioni».
Come possono integrarsi comunità che rifiutano la parità di genere e giustificano velo e isolamento?
Un modello integrativo impossibile, sottolinea Cisint, di fronte a comunità che rifiutano la parità di genere. Giustificano la poligamia. E impongono il velo e l’isolamento alle giovani donne. «Le bambine continuano a subire la pratica delle spose bambine. Le donne continuano a non lavorare e a non saper l’italiano. E qui abbiamo avuto anche molti casi di truffa grave, di visti ottenuti grazie a contratti finti, promesse di contratti di lavoro che non si sono mai concretizzate. La comunità bengalese è una comunità molto difficile, chiusa», chiosa amaramente Cisint. Ma, conclude duramente: «Per un pugno di voti – dice l’europarlamentare – la sinistra si dimostra disposta a vendere l’identità e la legalità dell’Italia a chi rifiuta i nostri valori fondamentali».