Cosa dice la sentenza
Meno tasse per le famiglie distanti: la svolta storica della Cassazione
Buone notizie per chi vive lontano da moglie o marito per lavoro o altri motivi: da oggi pagare meno tasse sulla prima casa sarà più facile. Una decisione della Cassazione cambia le regole e aiuta tante famiglie che, per necessità, non vivono più sotto lo stesso tetto.
Cosa dice la nuova sentenza
Cambiano infatti le regole sull’esenzione ICI per l’abitazione principale nei casi, sempre più frequenti, di coniugi che per motivi di lavoro o personali vivono in residenze separate. Con le sentenze n. 23488 e n. 23489, depositate il 18 luglio 2026, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che il beneficio fiscale sulla prima casa non è più subordinato alla convivenza dell’intero nucleo familiare nella stessa abitazione.
Il precedente della Consulta
La pronuncia si inserisce in un percorso già tracciato dalla Corte Costituzionale, che con la sentenza n. 112 del giugno 2025 aveva dichiarato eccessivamente rigido il requisito della convivenza familiare ai fini dell’esenzione, ritenendolo non più coerente con l’evoluzione dei modelli di vita e di lavoro delle famiglie italiane. Le Sezioni Unite hanno ora adeguato la propria giurisprudenza a quel principio, allineando l’orientamento dei due massimi organi giudiziari sul tema.
Rimane comunque l’onere della prova
La Cassazione precisa tuttavia che il cambiamento non è automatico. Vale infatti la presunzione anagrafica, secondo cui si ritiene che un contribuente risieda effettivamente dove risulta iscritto all’anagrafe comunale. Si tratta però di una presunzione relativa: chi dimostra di vivere abitualmente in un luogo diverso da quello anagrafico può comunque accedere all’esenzione, ma l’onere della prova ricade sul contribuente, non sul Comune. Sono necessari elementi oggettivi — utenze, contratti, testimonianze, spese ricorrenti — che attestino in modo concreto la dimora abituale, a prescindere dal luogo di residenza degli altri componenti della famiglia.
Un caso tipo: marito a Milano in casa di proprietà, moglie e figli a Napoli
Il nuovo orientamento riguarda situazioni sempre più comuni: coniugi che, per ragioni professionali, vivono stabilmente in città diverse. È il caso, ad esempio, di un marito che lavora e risiede a Milano in un immobile di sua proprietà, mentre la moglie resta con i figli nella casa di famiglia a Napoli.
Prima di questa sentenza, uno dei due coniugi rischiava l’esclusione dal beneficio fiscale per mancanza del requisito della convivenza. Oggi, invece, entrambi possono avere diritto all’esenzione per la propria abitazione, purché siano in grado di dimostrarne l’uso effettivo come dimora abituale.
Le conseguenze pratiche
La decisione apre dunque alla possibilità, per i nuclei familiari “separati” da esigenze lavorative o personali, di ottenere lo sconto sulla prima casa per ciascuna delle due abitazioni. Resta però necessario, in caso di verifica da parte dell’ente locale, produrre documentazione idonea a dimostrare la residenza effettiva: la semplice dichiarazione di vivere in un determinato immobile non è sufficiente a garantire il beneficio fiscale.