Oltre le strumentalizzazioni
Migranti, Fidanza smonta l’allarme sinistro sui dublinanti: “Con Germania e Svizzera nessun intoppo”
Il capodelegazione di FdI al Parlamento europeo esclude ritorsioni per i controlli ripristinati dopo la crisi di Ceuta: "I trasferimenti discendono dalle nuove norme entrate in vigore il 12 giugno"
Non c’è alcuna ondata di migranti pronta a muoversi dal Nord Europa verso l’Italia. E non esiste neppure una rappresaglia contro Roma per i controlli ripristinati alle frontiere dopo la crisi di Ceuta. Carlo Fidanza interviene sul caso dei “dublinanti” e ridimensiona una polemica costruita, almeno per ora, su numeri minimi e procedure concordate tra i governi. «Si fa molta confusione, anche in queste ore quando è arrivata qualche voce dalla Germania, dalla Svizzera», ha dichiarato il capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, partecipando ad Alba Adriatica alla tappa abruzzese di “Bar Italia”.
Fidanza smonta la sinistra
Fidanza ha contestato soprattutto il tentativo maldestro delle opposizioni di collegare le riammissioni all’iniziativa assunta dal governo Meloni dopo l’emergenza spagnola. «Qualcuno da sinistra ha ricollegato questa storia con il fatto che l’Italia abbia riattivato i controlli di Schengen dopo la crisi di Ceuta. Non è vero», ha chiarito.
Il dossier sarà affrontato con Berlino e Berna «senza nessun tipo di problema e di intoppo», attraverso la collaborazione che ha consentito ai Paesi europei di approvare il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo. È proprio dall’applicazione di quelle norme, scattata il 12 giugno, che derivano le procedure di queste settimane.
Dall’Austria quattro persone in oltre due mesi
I dati disponibili confermano una situazione lontana dagli scenari apocalittici evocati dai compagni del campo largo. L’Austria ha comunicato di avere ricondotto in Italia appena quattro richiedenti asilo in oltre due mesi. Vienna ha utilizzato una modalità prevista dal nuovo sistema: le autorità possono fornire alla persona interessata un biglietto ferroviario o dell’autobus per raggiungere lo Stato individuato come competente.
Non voli speciali, dunque, né operazioni collettive, ma quattro pratiche individuali gestite attraverso normali mezzi pubblici. Lo stesso ministero dell’Interno austriaco non ha annunciato programmi su vasta scala o indicato cifre per i prossimi mesi.
Anche la Svizzera ha scelto un percorso prudente. La Segreteria di Stato della migrazione ha spiegato di essere in stretto contatto con Roma e di voler avviare le nuove procedure gradualmente, partendo nelle prossime settimane da singole posizioni maturate dopo il 12 giugno. L’obiettivo dichiarato è verificare il funzionamento del meccanismo senza appesantire il sistema italiano.
Ventiquattromila richieste non significano altrettanti arrivi
La stessa cautela serve per leggere le statistiche europee. Nel 2025 l’Italia ha ricevuto 24.152 richieste di presa o ripresa in carico da parte degli altri Stati dell’Unione. Ma soltanto 85 casi risultano effettivamente accettati. La richiesta amministrativa, quindi, non comporta automaticamente il rientro della persona: può essere respinta, contestata, sospesa, o decadere per il superamento dei termini.
I “dublinanti” sono richiedenti asilo che, dopo essere stati registrati in un Paese, si spostano in un altro Stato europeo. Le autorità devono allora stabilire chi sia responsabile dell’esame della domanda sulla base di diversi criteri, tra i quali figurano l’ingresso iniziale, i legami familiari, e il possesso di visti o permessi.
Con la Germania rimane un confronto sull’interpretazione delle pratiche anteriori al nuovo Patto. Il caso della ventiduenne somala Faduma, attesa in Italia il 19 agosto, non ha prodotto alcun rientro: la procedura è stata congelata dopo l’accoglienza concessa da una comunità evangelica di Norimberga. Roma considera chiuse le vecchie pendenze, mentre Berlino vorrebbe riesaminarne alcune.
Una divergenza circoscritta, dunque, non l’isolamento internazionale denunciato dalle opposizioni. Fidanza riporta la vicenda alle sue proporzioni: quattro persone dall’Austria, singoli casi allo studio con la Svizzera e un dialogo ancora aperto con la Germania. Per il momento, la presunta valanga di ritorno esiste soltanto nella narrazione della sinistra.