Prevenzione digitale
Meta, TikTok e Google sotto esame. Dietro le nuove truffe finanziarie c’è un algoritmo che le rende più insidiose
Secondo l’indagine coordinata dal BEUC, quasi novecento annunci sospetti sarebbero stati segnalati in tredici Paesi europei tra dicembre 2025 e marzo 2026, masoltanto una parte sarebbe stata successivamente rimossa
Siamo abituati a pensare che il rischio finanziario nasca nel momento in cui qualcuno propone un investimento inesistente, promette rendimenti irrealistici o induce una persona a trasferire denaro verso un conto fraudolento. Oggi il rischio nasce molto prima. Nasce quando una parte crescente delle informazioni che raggiungono la nostra coscienza viene selezionata da sistemi progettati per organizzare la nostra attenzione. Ogni giorno milioni di persone aprono un social network convinte di esercitare una scelta libera. Percorrono invece un ambiente continuamente organizzato da algoritmi che selezionano, ordinano e distribuiscono contenuti differenti per ciascun utente.
Non vediamo tutti lo stesso mondo digitale. Ognuno vede quello che il sistema ritiene più adatto a trattenerlo, interessarlo, incuriosirlo o convincerlo.
Questa personalizzazione rappresenta uno dei fattori che hanno determinato il successo delle grandi piattaforme. Migliora l’esperienza dell’utente e riduce la quantità di informazioni apparentemente irrilevanti. La stessa capacità di individuare ciò che può interessarci consente però di affinare progressivamente anche ciò che può persuaderci. Le truffe finanziarie rendono improvvisamente visibile questo meccanismo.
Truffe online: Meta, Tik Tok e Google sotto esame
Le recenti segnalazioni delle associazioni europee dei consumatori hanno portato sotto osservazione Meta, TikTok e Google per la presenza di pubblicità riconducibili a possibili frodi finanziarie. Secondo l’indagine coordinata dal BEUC, quasi novecento annunci sospetti sarebbero stati segnalati in tredici Paesi europei tra dicembre 2025 e marzo 2026, masoltanto una parte sarebbe stata successivamente rimossa. La questione è entrata nell’attività di vigilanza europea sul rispetto degli obblighi previsti dal Digital Services Act. Il dato merita attenzione soprattutto per ciò che lascia intravedere. Il truffatore contemporaneo dispone di un ambiente nel quale la profilazione consente di raggiungere persone statisticamente più predisposte a prestare attenzione a un determinato messaggio.
La promessa di un investimento, l’immagine utilizzata, il linguaggio, la testimonianza apparentemente autorevole e il contesto nel quale il contenuto compare possono essere progressivamente adattati alle caratteristiche dell’utente. Il problema si sposta così a monte della frode. Prima che una persona decida se credere o meno a un messaggio, quel messaggio è già stato selezionato per raggiungerla. È qui che emerge un aspetto meno evidente. Le piattaforme non influenzano soltanto ciò che vediamo, ma anche le condizioni nelle quali accordiamo fiducia a ciò che vediamo.
Il pericolo nei contenuti
Un contenuto ripetuto, coerente con i nostri interessi e inserito in un ambiente che frequentiamo ogni giorno acquista familiarità prima ancora di essere verificato. La vulnerabilità cresce anche per un’altra ragione. Utilizziamo i social network in una disposizione mentale molto diversa da quella con cui affrontiamo un contratto o una decisione patrimoniale. Li apriamo per distrarci, raccontarci, osservare gli altri, cercare approvazione o semplice intrattenimento. In quel momento il senso del rischio tende ad arretrare. Le truffe finanziarie sfruttano proprio questa combinazione tra profilazione e abbassamento della vigilanza. Non incontrano soltanto una vittima potenziale. Incontrano una persona già immersa in un ambiente costruito per catturarne l’attenzione.
La questione giuridica diventa allora più ampia. La tutela del risparmiatore non comincia più soltanto con la proposta d’investimento o con il contratto. Comincia prima, nello spazio in cui viene costruita l’esposizione a quel messaggio. È anche da qui che passa la sovranità cognitiva. Dalla capacità di comprendere che il mondo digitale che appare davanti ai nostri occhi è sempre una selezione e che quella selezione può incidere sulla formazione del giudizio. Le truffe rendono visibile questo meccanismo perché ne rappresentano la forma più aggressiva. Ma il problema che lasciano emergere è più grande. Riguarda il potere di decidere quali contenuti entreranno nel nostro campo di attenzione e di trasformare gli utenti in una popolazione comportamentale da osservare, segmentare, prevedere, orientare e, infine, dominare.
*Giovanni Spinapolice è avvocato cassazionista, filosofo del diritto e fondatore del Transumanismo Inverso. È autore di L’Ultimo Uomo e la Macchina. Pensieri dal Transumanismo Inverso e del Trattato di Filosofia del Diritto delle IA.