Il teorema dell'Angelo
Fa caldo, governo ladro: Bonelli dà la colpa a Meloni anche dell’estate torrida, stavolta gli mancano solo i sassi
«Piove, governo ladro» è il vecchio modo di dire con cui si irride l’abitudine di attribuire al governo qualsiasi disgrazia, persino quelle meteorologiche. Nell’estate di Angelo Bonelli basta aggiornare la formula: fa caldo, governo ladro. O, per usare le parole del deputato di Avs, governo «ladro di futuro».
Nel pieno di agosto, il co-portavoce di Europa Verde individua ancora una volta in Giorgia Meloni il bersaglio della sua offensiva climatica. La premier sarebbe «nemica dell’ambiente e degli interessi dell’Italia», avrebbe fatto la guerra alle politiche climatiche europee e starebbe «svendendo natura, ambiente e futuro» per conquistare i voti di «inquinatori e cacciatori». Mancava il conto. Ed eccolo.
Bonelli presenta il conto del caldo a Meloni: 22 miliardi
Secondo lo studio di Triodos Bank citato da Bonelli, il caldo estremo costerebbe all’Europa circa 180 miliardi di euro, oltre l’1% del Pil. L’Italia sarebbe tra i Paesi più colpiti, con un danno stimato intorno ai 22 miliardi: «Praticamente una legge di bilancio».
Siccità, incendi, maggiori consumi elettrici, difficoltà della produzione energetica, pressione sul sistema sanitario e perdita di produttività: Bonelli mette tutto in fila. Poi arriva alla sentenza politica: mentre la crisi climatica presenta il conto, Meloni «continua a sabotare le politiche necessarie per affrontarla». Insomma, «piove, governo ladro» è diventato «fa caldo, governo Meloni».
Il cambiamento climatico e i suoi costi economici sono naturalmente questioni serissime. Più singolare è la capacità del leader verde di trasformare praticamente ogni fenomeno atmosferico in un capo d’imputazione contro Palazzo Chigi. E il precedente è difficile da dimenticare.
Quando Bonelli portò i sassi dell’Adige in Parlamento
Era il marzo 2023 quando Bonelli decise che per spiegare la siccità alla presidente del Consiglio non bastavano dati, grafici e relazioni. Servivano due sassi.
Li portò alla Camera spiegando di averli raccolti nel letto dell’Adige in secca e li esibì durante il suo intervento rivolto a Meloni. Il Parlamento italiano scoprì così il reperto geologico come strumento di opposizione. Meloni sorrise. Bonelli si indignò: «Lei ride, ma la questione della siccità è una questione attuale». La premier, nella replica, gli restituì una battuta diventata rapidamente virale: «Non penso di essere riuscita a prosciugare l’Adige in cinque mesi. Neanche Mosè». Tre anni dopo, i sassi sono rimasti a casa. Ma il metodo politico sembra godere di ottima salute.
Dai sassi al termometro, il colpevole è sempre lo stesso
L’Adige era in secca? Meloni. Fa troppo caldo? Meloni. L’Europa perde miliardi per le temperature estreme? Sempre Meloni. Bonelli passa dal sasso al termometro senza perdere il filo della narrazione: qualunque emergenza climatica finisce prima o poi a Palazzo Chigi.
Resta una questione molto meno spettacolare: quali politiche siano davvero efficaci per proteggere agricoltura, città, infrastrutture e produzione dalle temperature estreme senza scaricare costi insostenibili su famiglie e imprese. Ma ad agosto vince la sintesi. E il vecchio «piove, governo ladro» trova finalmente la sua versione aggiornata ai tempi dell’opposizione verde: «Fa caldo, governo ladro». Dopo i sassi dell’Adige, a Montecitorio conviene tenere libero un posto per il termometro di Bonelli.