Il sondaggio
Migranti, otto lettori su dieci presentano il conto alle Ong: “Gli sbarchi se li prendano i Paesi di bandiera”
Dopo lo scontro tra Italia e Germania sui “dublinanti”, il messaggio è netto: appena lo 0,5% vuole lasciare ancora tutto il peso al Paese di primo approdo
Ottanta contro zero virgola cinque. A volte basta mettere due numeri uno accanto all’altro per capire dove stia andando un dibattito. Sullo scontro migratorio tra Italia e Germania, i partecipanti al sondaggio del Secolo d’Italia non sembrano avere molti dubbi: l’80,6% ritiene che chi concede la propria bandiera a una nave Ong debba assumersi anche la responsabilità degli sbarchi. All’estremo opposto, appena lo 0,5% continua a sostenere che debba farsene carico soltanto il Paese di primo approdo. Il restante 19% chiede invece una regola europea unica, capace di impedire l’ormai consueto scaricabarile tra capitali.
Berlino vuole i “dublinanti”, Roma presenta il conto
Il voto arriva mentre tra Roma e Berlino è aperto un confronto tutt’altro che teorico. La Germania ha annunciato di voler riattivare i trasferimenti verso Italia e Grecia dei cosiddetti “dublinanti”, cioè richiedenti asilo passati dal Paese considerato responsabile della loro pratica per raggiungerne un altro. Berlino sostiene che, con l’entrata in applicazione del nuovo Patto europeo il 12 giugno, il meccanismo debba tornare pienamente operativo.
Il Viminale ha risposto che, in base agli accordi raggiunti con alcuni partner europei, i casi precedenti al 12 giugno sono considerati azzerati e che è ancora troppo presto per stabilire quanti migranti arrivati successivamente in Italia si siano già trasferiti in Germania. Ma soprattutto Roma ha messo sul tavolo una questione che Berlino avrebbe preferito lasciare fuori dal conto: le navi delle Ong che battono bandiera di altri Paesi europei e portano poi i migranti nei porti italiani, molte delle quali sono tedesche.

Ed è esattamente qui che il sondaggio colpisce.
Se vale la responsabilità, deve valere per tutti
La domanda posta ai lettori è semplice: se l’Europa vuole applicare fino in fondo il principio della responsabilità, perché dovrebbe funzionare in una sola direzione?
Berlino chiede a Roma di riprendersi chi è transitato dall’Italia; Roma replica chiedendo che nel calcolo entrino anche gli sbarchi effettuati da imbarcazioni legate giuridicamente ad altri Stati membri. Tajani e Piantedosi hanno parlato di una necessaria “compensazione” e di una soluzione di “equilibrio”. Berlino, intanto, insiste: i trasferimenti si faranno e il primo caso annunciato è previsto per il 19 agosto, anche se resta controverso se rientri tra le pratiche anteriori o successive al nuovo regime.
Attenzione, però: oggi il diritto europeo non stabilisce automaticamente che lo Stato di bandiera di una nave Ong debba accogliere sul proprio territorio le persone soccorse. Quella emersa dal sondaggio, in cui hanno votato 1509 persone, è dunque una richiesta politica di cambiare o riequilibrare le regole.
Ed è forse proprio questo il dato più interessante. Il 19% non respinge il principio della condivisione, ma chiede una disciplina europea uguale per tutti. Sommandolo all’80,6%, emerge un messaggio difficilmente equivocabile: quasi nessuno accetta più che il Mediterraneo continui a funzionare come un imbuto con l’Italia alla fine.
Berlino può chiedere l’applicazione rigorosa delle regole. Ma i lettori rispondono con una domanda altrettanto rigorosa: se le responsabilità europee devono essere condivise, perché il conto degli sbarchi dovrebbe arrivare sempre allo stesso indirizzo?