La testimonianza
Messo alla gogna da “Report” e poi assolto, parla il virologo Rigoli: “Ho sofferto, con Ranucci ci vediamo in tribunale”
Roberto Rigoli, durante la trasmissione si trovava «a casa, da solo, come mia moglie e mia figlia, ognuno davanti al proprio televisore. Era il 2 gennaio 2023. Il giorno dopo ne parlavano tutti, soffrii moltissimo. Posso confermare una frase che ho sentito dire: Report è una trasmissione bellissima, finché non parla di qualcosa che conosci. O non ci finisci in mezzo»
Il virologo Roberto Rigoli era finito al centro di un’inchiesta sui tamponi per il Covid-19 di Report, per poi essere indagato dalla procura di Padova e scagionato da ogni accusa nel 2025.In un’intervista al Corriere Veneto ha ricordato i particolari della trasmissione, spiegando che si trovava «a casa, da solo, come mia moglie e mia figlia, ognuno davanti al proprio televisore. Era il 2 gennaio 2023. Il giorno dopo ne parlavano tutti, soffrii moltissimo. Posso confermare una frase che ho sentito dire: Report è una trasmissione bellissima, finché non parla di qualcosa che conosci. O non ci finisci in mezzo».
Poi ha aggiunto: «Mandarono in onda la puntata, che guarda caso aveva tra gli autori proprio il giornalista autore degli articoli sull’Espresso, qualche giorno prima dell’udienza preliminare in cui si doveva decidere sul mio rinvio a giudizio. Rinvio che, nel montare dell’indignazione generale, puntualmente arrivò. Ma c’è un dettaglio che ancora mi sconvolge».
Parla il virologo assolto dopo un’inchiesta di Report: «Con Ranucci ci vediamo in tribunale»
Quello di cui parla Rigoli è un’informazione presente nel servizio televisivo: «Durante la trasmissione venne esibito un documento che aveva in un angolo un numero di protocollo, “622”. Quel documento arrivava dal fascicolo del pm ma eravamo ancora nel mezzo dell’udienza preliminare, quando gli atti sono secretati, quindi come poteva averlo Report? In seguito ho saputo che sia il giornalista dell’Espresso che l’avvocato di Crisanti avevano fatto richiesta di accesso agli atti alla Procura e avevano avuto via libera… comunque per vederci chiaro ho presentato un esposto, che è stato trasmesso a Roma e lì archiviato». Poi ha Rigoli aggiunto: «Curiosamente, adesso proprio Sigfrido Ranucci di Report lamenta le stesse anomalie nell’inchiesta sul suo attentato e ha presentato un esposto simile al mio per fermare la fuga di notizie dalla Procura. Chissà se archivieranno anche quello…Comunque lo rivedrò presto, è stato rinviato a giudizio per diffamazione nei miei confronti».
Le domande di Report sui tamponi
«Che ha combinato con questi tamponi, dottor Rigoli?», chiedeva l’inviato di Report, Danilo Procaccianti, nella puntata intitolata Fin troppo rapidi del 2 gennaio 2023. Il medico, come ha ricordato La Verità, aveva la mascherina e il fiatone: «Sto poco bene, mi scusi».
Poi ha parlato dei tamponi rapidi: «Io non dovevo validare la sensibilità e la specificità». Dopodiché è partita la sigla ed entra in scena la voce di Sigfrido Ranucci: «Ma li hanno valutati bene?». Il conduttore ha sostenuto come, nella prima ondata Covid, il Veneto abbia rappresentato un modello virtuoso nella lotta al virus, per poi comportarsi male nella seconda. «Che cosa è successo?», si chiede Sigfrido Ranucci, per poi iniziare il racconto: «L’attenzione ricade sui tamponi rapidi. […] La nostra inchiesta aveva suscitato l’attenzione della Procura di Padova e, al termine delle indagini, hanno chiesto il rinvio all’Elon Musk veneto», ossia Roberto Rigoli, come l’aveva soprannominato il governatore Luca Zaia.
Il tema dei tamponi affrontato da Ranucci
«Sospettano – prosegue il conduttore di Report citando gli inquirenti – che a giustificare gli appalti milionari per tamponi rapidi ci sia alla base un’attestazione falsa». Poi ha aggiunto: «Durante le indagini sono spuntate anche intercettazioni imbarazzanti per il presidente Luca Zaia, che però, lo specifichiamo, non è indagato».
Nel servizio viene intervistato anche Andrea Crisanti che, durante la pandemia, aveva messo in guardia su quei tamponi, il 30% dei quali sarebbe stato improduttivo: «Significa che questo filtro ha delle maglie molto larghe e praticamente fa entrare in contatto persone vulnerabili con persone infettive in grado di infettarle. Il Veneto, durante la seconda ondata, nelle Rsa è stato un disastro». Così Procaccianti torna da Rigoli e l o intercetta mentre cammina per strada, avvicinandosi col microfono: «Quando Crisanti dice che questi sbagliano e ne beccano sette su dieci lei lo sapeva?». medico risponde: «A parte che l’ha detto dopo, io non potevo saperlo perché erano marchiati Ce».
L’assoluzione di Rigoli dopo le indagini della procura padovana
In sostanza, i tamponi erano già stati praticamente validati. L’immagine di Rigoli scompare ed entra quella di pazienti intubati. La musica diventa tetra come tutto il resto della scena. Fuoricampo, Procaccianti afferma: «Non deve darle a noi le spiegazioni, il dottor Rigoli, ma ai veneti. La seconda ondata, probabilmente anche per l’utilizzo inappropriato dei tamponi rapidi, è stata un disastro». Alla fine la procura padovana ha indagato il virologo della trasmissione, ma sollevandolo completamente da tutte le accuse.