Il coraggio dell'identità
«L’Ucraina ha scelto di essere» e le altre pagine: la letteratura di Kiev che ancora non leggiamo
L’invasione russa voluta da Putin con l’illusione di cancellare l’Ucraina come nazione ha portato l’editoria italiana a scoprire un Paese e una cultura colpevolmente trascurati. La "Storia della letteratura ucraina" di Le Monnier ci mostra un mondo letterario ancora da scoprire
La “scoperta” dell’Ucraina e della tenace volontà di resistenza del suo popolo all’aggressione russa, oltre ai riflessi sulla geopolitica mondiale, ha costretto anche la nostra editoria ad interessarsi dell’argomento. Sono stati editi alcuni saggi di autori ucraini e diversi lavori di autori italiani di diseguale valore. Più numerose sono state le pubblicazioni di opere di narrativa al quale si aggiunge ora una Storia della letteratura ucraina edita da Le Monnier Università.
La Storia della letteratura ucraina
Si tratta della versione italiana del volume uscito nel 2025 in Germania, frutto del lavoro di Alessandro Achille, Maria Grazia Bartolini, Giovanna Brogi e di altri quattro studiosi di letteratura ucraina: Vera Faber, Alexander Kratochvil, Ulrich Schmid e Alois Woldan.
La pubblicazione è rivolta non soltanto all’ambito universitario, in quanto risulta un utile strumento per il lettore italiano che intenda comprendere la storia e la cultura dell’Ucraina fornendogli il necessario inquadramento di autori e tendenze letterarie. Al termine di ogni capitolo una bibliografia segnala alcuni dei libri tradotti in italiano insieme alle più importanti pubblicazioni in italiano e inglese.
Dalla Rus’ di Kyiv alla odierna letteratura di guerra
Nel libro si affrontano tutte le fasi della storia ucraina partendo dalla letteratura della Rus’ di Kyiv, del Commonwealth polacco-lituano e dell’Etmanato cosacco, per risalire nei secoli. Così troviamo gli autori ucraini impegnati nella sfida alla cultura imperiale russa o a ritagliarsi il loro spazio all’interno dell’Impero asburgico. Poi negli anni Trenta battersi per la costruzione di una cultura nazionale ucraina, resistere al potere sovietico e pagare un grande tributo di sangue unitamente all’intero popolo ucraino. Infine si arriva alla letteratura dell’Ucraina indipendente e alle reazioni letterarie alla guerra russa contro l’Ucraina, seguita alle due fasi del 2014 e 2022.
La consultazione della Storia della letteratura ucraina scritta da Giovanna Brogi e dai suoi colleghi potrà essere utile anche per indirizzare le case editrici italiane sulle opere da pubblicare.
I tre padri della letteratura ucraina
Un orientamento che appare necessario alla luce delle scelte editoriali compiute finora. Facciamo alcuni esempi partendo dai quasi ignorati tre padri della letteratura ucraina, alfieri dell’indipendenza del Paese e della resistenza alla Russia: Taras Ševčenko, Lesja Ukrajinka e Ivan Franko.
Del poeta, narratore e pittore Taras Ševčenko (1814-1845) non è stato pubblicato praticamente nulla. Né le due raccolte di poesie intitolate Kobzar, né il volume Tre anni che contiene la maggior parte delle liriche brevi che lo hanno reso famoso. I temi ricorrenti nella poetica dell’ex servo della gleba, diventato animatore della Confraternita di patrioti intitolata ai Santi della Chiesa Ortodossa Cirillo e Metodio, sono la tomba come santuario della memoria, la parola del poeta come fondamento della nazione, la tragica unione di amore e morte, la teodicea, il mito dei cosacchi, la gloria passata, la personificazione della natura, l’opposizione Ucraina-Russia.
Ševčenko: Dai russi state alla larga!
State alla larga dai russi che solo male ve ne può venire, ammoniva Ševčenko nel poemetto Kateryna: «Innamoratevi, bellezze dalle sopracciglia nere ma non di un moscovita!» Anche il saggio di Giovanna Brogi e Oxana Pachlovska Taras Ševčenko. Dalle carceri zariste al Pantheon ucraino (Mondadori 2015), esaurito da anni, non è stato riedito.
Ivan Franko: Lenin peggio degli Zar
Del poeta, romanziere, drammaturgo, pubblicista, storico e traduttore Ivan Franko (1856-1916) sono stati pubblicati solamente due romanzi dall’editore Bonfirraro e un racconto da Ebs print.
Originario della Galizia, Ivan Franko fu uno dei più lucidi intellettuali di fine ‘800, punta di diamante del rinnovamento letterario ucraino. Suo obiettivo era dare vita ad un processo di integrazione nazionale che unisse gli ucraini che vivevano nei domini asburgici con quelli sotto l’impero russo.
Fortemente critico della dottrina marxista, riteneva che per gli ucraini il partito clandestino di Lenin fosse un nemico peggiore della censura: «Il dominio zarista legava le mani, mentre il marxismo rubava l’anima». E che, dopo la Rivoluzione del 1917, avrebbero cominciato a lacerare le carni del popolo ucraino per settant’anni.
Tra i temi dei suoi romanzi lo sfruttamento dei lavoratori, il conflitto tra ucraini e polacchi e la difesa dei contadini. Compose poesie e scrisse anche per il teatro. Il suo spirito di «eterno rivoluzionario» emerge con forza nella poesia Inno del 1880. Dopo aver imposto per anni una lettura fuorviante del pensiero di Ivan Franko, nel 1962 per tenere a freno il movimento nazionalista ucraino i sovietici ribattezzeranno con il suo nome l’antica città di Stanyslaviv e il suo distretto.
Lesja Ukrajinka: Notre dame d’Ukraine
La poetessa e drammaturga Lesja Ukrajinka (1871-1913) è leggermente più nota al lettore italiano per il dramma in tre atti Il canto della foresta, edito da Mondadori. Nel 2023 dal poema è stato tratto il film di animazione Mavka e la foresta incantata, nel quale il folklore ucraino si fonde con una storia universale di amore e rispetto per la natura.
Nel 2021 per la casa editrice Mimesis è uscita una raccolta di opere di Lesja Ukrajinka Libere scintille della mia voce, curata da Vira Dumas che, oltre al Canto della foresta, propone tre poemi drammatici, una scelta di poesie e una serie di favole.
Non è stato tradotto l’importante saggio su Lesja Ukrajinka, Notre dame d’Ukraine di Oksana Zabužko. Prendendo le mosse proprio da quella che viene considerata la più importante scrittrice e intellettuale dell’ucraina contemporanea arriviamo ad un altro esempio di miopia culturale della case editrici nostrane.
Oksana Zabužko: l’Ucraina ha scelto di essere
Della poetessa, scrittrice e intellettuale Oksana Zabužko sono stati pubblicati in italiano due soli titoli: Sesso ucraino. Istruzioni per l’uso nel 2007 e Il viaggio più lungo nel 2022.
In ragione probabilmente del titolo, Sesso ucraino ha avuto un notevole successo ed è stato tradotto in molti Paesi. L’edizione italiana è da tempo esaurita e non è stata riedita. Il libro offre ai lettori una panorama dell’Ucraina del Novecento da un punto di vista marcatamente femminile. Il sesso è una metafora per un’ampia gamma di sforzi e fallimenti, tanto individuali quanto nazionali.
Il viaggio più lungo, scritto subito dopo l’aggressione russa del 2022 è un duro atto di accusa contro la cecità dell’Occidente che, oltre ad ignorare i crimini storici commessi dai sovietici ai danni del popolo ucraino, ha sottovalutato il crescente imperialismo della Russia di Putin. Un tema già trattato dall’autrice nel saggio Il lungo addio alla paura del 2018, non tradotto nella nostra lingua.
Riferendosi alla cacciata del presidente filo sovietico Janukovyč e alla tenace opposizione dei cittadini di Kyiv e di altre città ucraine alle infiltrazione armate dei russi nel 2014 e alla tenace resistenza all’invasione su larga scala del 2022, Zabužko afferma: «L’Ucraina ha scelto di essere. È da decisioni come questa che nascono gli eserciti e non il contrario. Indipendentemente da quale sia il nome del leader del Paese — Turčynov, Porošenko, Zelens’kyj o chi verrà in futuro — non sarà mai in grado di cancellare o di mettere in discussione questa decisione: perché non ne avrebbe il potere».
Le case editrici italiane, diversamente da quanto avvenuto in altri Paesi d’Europa, non hanno ritenuto di pubblicare Il museo dei segreti dimenticati del 2006, il romanzo più importante dell’autrice che narra la tragica storia dell’Ucraina del Novecento.
Il racconto spazia dal Holodomor alla Seconda guerra mondiale, dalla lotta dei partigiani dell’Esercito di Liberazione Ucraina contro l’Unione Sovietica negli anni Quaranta, ai lunghi anni di stagnazione sovietica del dopoguerra fino ad arrivare agli anni Novanta con la corruzione politica ed economica e l’emergere dell’oligarchia e delle macchinazioni mafiose.
Andrej Kurkov: il beniamino degli editori nostrani
La mancata attenzione verso il capolavoro di Oksana Zabužko stride con l’«innamoramento» del mondo editoriale italiano per Andrej Kurkov del quale sono stati pubblicati non meno di 13 titoli, la maggior parte tradotti dal russo. L’autore, nato nel 1961 nei presi di Leningrado, ma vissuto a Kyiv fin dall’infanzia, si definisce infatti un autore ucraino che scrive in russo.
Uno dei suoi romanzi più interessanti è L’Angelo del Caucaso, edito nel 2005 da Garzanti, incentrato sull’eredità ideale di Ševčenko: il protagonista visita il forte dove fu prigioniero il poeta nazionale e vi ritrova il suo spirito, capace — a suo dire — di unire russi e ucraini.
Secondo Zabužko, Kurkov rappresenta una tradizione in via di esaurimento nella letteratura ucraina. «Andrej Kurkov, che io amo — afferma l’autrice de Il museo dei segreti dimenticati — anche se è guidato da buone intenzioni, guida un’intera folla di sciocchi e utili idioti che gridano: non lasciamo la lingua russa ai russi, la lingua russa è nostra».
Una letteratura esclusivamente in lingua ucraina
La scrittrice e molti altri autori hanno sempre sottolineato la necessità di una letteratura ucraina esclusivamente nella lingua nazionale. Tra questi Jurij Vynnyčuk, il rappresentante più importante della letteratura di Leopoli. La sua opera letteraria, sconosciuta al lettore italiano, comprende romanzi e racconti, opere teatrali, poesie, adattamenti popolari di saghe, fiabe e leggende popolari e numerose opere giornalistiche.
Quello che i lettori italiani ancora non possono leggere
La lettura della Storia della letteratura ucraina di Le Monnier è ricca di molti altri spunti. Ci fa capire quanta parte delle opere di autori ucraini non possiamo apprezzare nella nostra lingua e come manchino le traduzioni di intere filiere tematiche. Sono praticamente assenti i romanzi storici: dall’epica cosacca all’epopea di Mazepa; dalle storie della popolazioni hutsuli dei Carpazi a quelle degli ucraini di Bucovia o di Galizia, alle sofferenze sotto il tallone sovietico dei Tatari di Crimea. Ma soprattutto mancano tutte le opere degli intellettuali vittime negli anni Venti e Trenta del regime bolscevico, il cosiddetto «rinascimento fucilato», una generazione di donne e uomini che lottarono per l’autonomia della cultura ucraina per poi essere perseguitati e uccisi.