Francesi smemorati
Le Monde punta il dito sui video dei rimpatri di Meloni. Ma il ministro di Macron li pubblicava sui social quasi ogni giorno
Le Monde guarda all’Italia, vede i video dei rimpatri pubblicati dal Viminale e li inserisce nel racconto di una destra spinta verso posizioni sempre più radicali dall’ascesa di Roberto Vannacci. Peccato che, per trovare un governo che trasformava le espulsioni in contenuti social, al quotidiano parigino sarebbe bastato guardare qualche anno indietro e restare in Francia.
Sotto Emmanuel Macron, l’allora ministro dell’Interno Gérald Darmanin arrivò infatti a pubblicare quasi ogni giorno su X il numero degli stranieri delinquenti espulsi, indicando anche età, precedenti e motivi dell’allontanamento. E non era un vezzo social: Darmanin spiegò apertamente che raccontare i singoli casi serviva a rendere credibili agli occhi dei cittadini i risultati del governo.
Le Monde e i video del Viminale
Nell’articolo pubblicato il 14 agosto, Le Monde sostiene che la crescita di Vannacci stia esercitando una pressione sulla maggioranza e cita proprio l’immigrazione tra i terreni sui quali il governo avrebbe irrigidito le proprie posizioni. Il quotidiano francese si sofferma anche sulla comunicazione del ministero dell’Interno: filmati diffusi sui social nei quali persone ammanettate vengono accompagnate verso gli aerei in partenza dall’Italia. Secondo Le Monde, quei video contribuiscono ad alimentare un ecosistema di account radicali con un vasto seguito.
Il 13 agosto Giorgia Meloni aveva rilanciato le immagini di una delle operazioni: «Continuano le operazioni di espulsione per gli immigrati irregolari sul suolo italiano. Difesa dei confini, sicurezza, rispetto delle regole: proseguiremo dritti su questa strada». Una comunicazione forte e volutamente diretta. Ma tutt’altro che senza precedenti in Europa.
Tre anni fa il governo francese trasformava ogni espulsione in un post
Basta tornare indietro all’autunno 2023. Al ministero dell’Interno francese c’è Darmanin. Dopo l’attentato di Arras, il ministro intensifica la comunicazione sugli stranieri espulsi e comincia a scandirne i numeri su X. Tra il 19 ottobre e il 5 novembre pubblica 17 post dedicati al tema. Il 2 novembre annuncia 14 stranieri allontanati il giorno precedente. Poi altri 11. Il 4 novembre comunica 20 espulsioni, descrivendo anche alcuni dei precedenti degli interessati. Il giorno successivo ne annuncia altre 16. In meno di tre settimane, secondo il conteggio riportato all’epoca, gli espulsi indicati in quei post erano 194. Non statistiche sepolte in un rapporto ministeriale, dunque. Una vera strategia social. Le Parisien se ne accorse e il 9 novembre dedicò un articolo proprio ai “tweet di Darmanin”: 8 espulsioni comunicate il 5 novembre, 14 il giorno successivo, altre 13 l’8. Quasi sempre accompagnate da profilo, età e fatti contestati.
La versione di Darmanin: i casi concreti servono a convincere
La parte più significativa è che Darmanin non nascose affatto lo scopo dell’operazione. Spiegò di essersi accorto che, quando parlava di migliaia di stranieri espulsi utilizzando un dato complessivo, molti cittadini non gli credevano. Raccontare invece i rimpatri caso per caso, sosteneva, funzionava molto meglio. Le Parisien descrisse esplicitamente quella comunicazione come una strategia pensata per mostrare il “volontarismo” del ministro e restituire l’immagine di un politico al comando.
C’è naturalmente una differenza con l’Italia, e va detta. Nei precedenti francesi verificati Darmanin pubblicava soprattutto numeri e profili, mentre il Viminale ha scelto anche la potenza visiva delle operazioni di rimpatrio. Ma il principio comunicativo è difficilmente equivocabile: trasformare le espulsioni in contenuti social per mostrare agli elettori che lo Stato le esegue davvero.
Il paradosso francese: rimproverano Roma ma Parigi ha fatto lo stesso
Naturalmente Le Monde non è il governo Macron e sarebbe scorretto attribuire al quotidiano le scelte dell’Eliseo. Di certo, quando Darmanin scandiva su X le espulsioni quasi giorno per giorno e spiegava che bisognava raccontare i casi concreti per convincere i cittadini, Vannacci non aveva ancora portato la “remigrazione” nel dibattito italiano. E all’Eliseo non sedeva Marine Le Pen, ma Emmanuel Macron.
Le immagini scelte oggi dal Viminale sono più forti, certo. Ma l’idea è la stessa: far sapere agli elettori che le espulsioni annunciate vengono anche eseguite. Insomma, quello che per Le Monde è il segno di una svolta muscolare del governo Meloni, per anni in Francia è stata l’ordinaria comunicazione del ministro dell’Interno di Macron. Senza che nessuno, a Parigi, si allarmasse.