Accordi, disaccordi e...
Di Battista torna in tv e demolisce il Campo largo: “Schlein votata dai grillini? Neanche sotto tortura. Meloni ha già vinto”
L'ex deputato grillino stronca senza appello l'intesa tra il leader M5S e la segretaria Pd. Tra assenza di programma e divisioni sulla guerra in Ucraina, la diagnosi è impietosa: «Chiedete a dieci cittadini cosa vuole fare questa coalizione: non vi risponderà nessuno»
La schiettezza di Alessandro Di Battista assesta l’affondo e sbugiarda il bluff del Campo largo. Quanto meno dal punto di vista dei duri e puri del Movimento che comunque spingono dalle retrovie di un’alleanza che appare sempre più forzata e disorganica. E ci chiediamo: serviva davvero, e quanto, scomodare per un ritorno in tv l’ex parlamentare pentastellato reduce da un drammatico ricovero a Cuba e alle prese con un serio problema di salute, per certificare ciò che la realtà politica dice da tempo?
Di Battista torna in tv e lo dice chiaro e forte: ma quale Campo largo…
Insomma: non è sotto gli occhi di tutti, dall’opinione pubblica agli opinionisti di grido ospiti dei salotti tv, che sull’alleanza tra il Partito democratico di Elly Schlein e il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte il dado è tratto? E che quello che finora è stato presentato come un progetto politico, altro non è che in realtà una fragile messinscena elettorale destinata a sgretolarsi al primo contatto con la realtà elettorale?
«Parte degli elettori M5S non voterebbe Schlein neanche sotto tortura»
Eppure, ancora una volta, si richiede lo sforzo e l’impegno mediatico di un outsider come Di Battista che, forte di una presenza televisiva che qualcuno continua a inseguire e torna a reclamare a viva voce, ospite ad Accordi e Disaccordi sul Nove, si dimostra pronto a calare l’asso di briscola con una franchezza che gela il Nazareno: «C’è una parte di cittadini che sostiene il Movimento Cinque Stelle che la Schlein non la voterebbe neanche sotto tortura», dichiara con disinvoltura che trasuda veemenza Alessandro Di Battista a Accordi e Disaccordi sul Nove.
«Di Battista: che fine hanno fatto nel Movimento i temi cari a Gianroberto Casaleggio?»
E che poi, commentando lo scambio a distanza delle scorse ore tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, osserva: «Beh, penso che se continuano così – già la Meloni per me è favorita, era favorita mesi fa –… Ma se continuano così possono anche non fare le elezioni». Aggiungendo in calce (e non è poco): «Io non li sento. Li sento raramente… A parte i temi che li dividono, li sento raramente parlare di temi».
Conte se ci sei batti un colpo
Insomma, senza scomodare neppure troppo la grammatica metapolitica o l’arte della lettura tra le righe del linguaggio movimentista, è chiaro a tutti – e non solo ai telespettatori del programma che l’ha ospitato – quanto e come Di Battista metta a nudo la metamorfosi e il fallimento delle due forze di opposizione alla ricerca di un dialogo (tra ipo-udenti).
Di Battista tra M5S snaturato e politica estera spina nel fianco
Ossia: da un lato troviamo un M5S ormai snaturato, ben lontano dai tempi delle battaglie identitarie fondate sulle idee di Gianroberto Casaleggio. E dall’altra parte della barricata – che dovrebbe segnare una linea di confine, non certo una frontiera invalicabile – un Pd schiacciato sul radicalismo chic di Elly Schlein, del tutto incapace di parlare alle periferie e al reale tessuto sociale del Paese.
Che dire sull’esistenza (o meno) di un programma comune, di coesione o ricette economiche o di politica estera condivise?
Non solo. Un’accoppiata arruffata e alchemicamente insolubile che, oltre a non condividere uno straccio di visione sul futuro dell’Italia, anche a detta di Dibba sembrerebbe, si scopre irrimediabilmente divisa su nodi geopolitici cruciali, a partire dalla politica estera e la guerra in Ucraina. Tanto che lo stesso Di Battista ospite in tv, alla fine non può che concludere: «Oggi andiamo a chiedere a dieci cittadini cosa vuole fare il campo largo: quanti rispondono?», si chiede provocatoriamente Dibba.
La risposta è scontata: nessuno. Perché non esiste alcun programma. Alcuna coesione. Né alcuna ricetta economica condivisa. C’è solo una rissa continua a distanza tra Conte e Schlein per la leadership di un’opposizione senza bussola.
Di Battista ad Accordi & Disaccordi: “Se i progressisti continuano così, le elezioni possono pure non farle” #DiBattista #M5S #campolargo https://t.co/353zGPBKG6
— luca de carolis (@lucadecarolis) October 3, 2026