Chi cerca il contagio?
Francia, i centri sociali italiani esaltano le rivolte e aizzano la lotta delle seconde generazioni
Sui social è partito il tam tam della sinistra radicale per le mobilitazioni d'autunno con richiami ricorrenti a quello che sta succedendo Oltralpe: "Non ci fermerete"
La Francia in fiamme per le proteste studentesche anima le aspirazioni della sinistra radicale italiana, cui ha fatto da “madrina” l’immancabile Ilaria Salis. Gli ambienti dei centri sociali hanno lanciato un tam tam sui social per promuovere mobilitazioni in cui il devastante modello francese viene preso ad esempio, senza curarsi affatto delle violenze e della lacerazione sociale che porta con sé: in Francia in una settimana si sono registrati tra l’altro, secondo un primo bilancio, il ferimento di oltre 40 presidi, il danneggiamento di oltre cento scuole e oltre 5mila fermi in una settimana.
La chiamata alla lotta delle seconde generazioni
“Dalla Francia all’Italia: le seconde generazioni lottano e si organizzano contro la guerra ed una formazione classista e razzista”, è il titolo dell’ultimo post pubblicato da CambiareRotta, l’organizzazione giovanile comunista, come si definisce sul proprio sito, che è sostanzialmente la rete studentesca dei centri sociali.
Il post centrato sulle “seconde generazioni”, che non coglie le implicazioni ghettizzanti dell’approccio, fa seguito a una serie di altri post rilanciati da quando sono esplose le proteste francesi. “Verso un autunno di lotte”, era il precedente, nel quale si dava conto di un’assemblea promossa dall’Unione sindacale di base, che si sarebbe svolta oggi a Genova, per lanciare “per il 30 di ottobre una giornata di mobilitazione internazionale contro la guerra in oltre 40 porti del Mediterraneo”, e di una mobilitazione, convocata sempre in giornata a Roma, da Potere al Popolo “contro l’involuzione antidemocratica del governo Meloni”. “Due appuntamenti – si legge in conclusione del post – con cui, forti delle battaglie che da settimane stiamo portando avanti in scuole e università di tutto il paese, ci prepariamo a un nuovo autunno di lotta!”.
La mobilitazione lanciata da CambiareRotta
Non c’era in questo post un riferimento diretto alla Francia, ma poche ore prima ne era stato pubblicato un altro dal titolo “Dalle università francesi a quelle italiane: noi la guerra non la paghiamo! Solidarietà agli studenti francesi in lotta!”, in cui nuovamente si rimandava all’assemblea genovese. “Quello che sta accadendo in Francia riconferma che l’alleanza tra studenti, giovani e lavoratori è una necessità concreta e vincente di fronte a un modello che scarica sui giovani, la classe lavoratrice e le fasce popolari il costo del riarmo, mentre vengono tagliate risorse fondamentali per la formazione e il welfare”, è il messaggio che vi si legge e che nella sostanza torna in ciascuno dei post citati.
La Rete degli studenti solidale con “l3 student3” francesi
Se ci si sposta sulla pagina della Rete degli studenti medi, che si colloca a sua volta nell’area della sinistra radicale, i riferimenti sono minori, ma il parallelismo non cambia. “Non ci fermerete, Solidarietà all3 student3 (così nell’originale, ndr) in Francia”, è il titolo del post, che sostiene: “In Francia, così come in Italia, c’è una contraddizione che ci rifiutiamo di accettare: costanti tagli all’istruzione, al welfare, alla sanità e somme enormi stanziate per il riarmo militare. I governi stanno attuando dure misure di austerità sulle spalle delle lavoratrici, delle giovani e dell3 student3: non accetteremo tutto questo”. Segue convocazione per “uno sciopero europeo” fissato per il 20 novembre.
La benedizione di Ilaria Salis
Questi mal indirizzati entusiasmi giovanili hanno trovato comunque anche una copertura istituzionale, arrivata dall’europarlamentare di Avs Ilaria Salis, che del resto viene dagli ambienti dei centri sociali. “Dilaga la protesta studentesca in Francia”, ha scritto ‘l’onorevole’ Salis, aggiungendo che “anche in Italia ci sarebbero tutte le ragioni per una mobilitazione di questa portata” e concludendo con un “evviva il movimento studentesco!”. Certo, non c’è un invito esplicito a fare come in Francia, ma la “benedizione” appare ugualmente abbastanza chiara.