Un record
La Procura chiede il rinvio a giudizio per il giornalista Gabriele Carchidi: 273 capi di imputazione
Le contestazioni riguardano diversi capi di imputazione. Recentemente il sito era stato oscurato ma i legali hanno ribaltato l'esito in appello
Un record per un giornalista: 273 capi di imputazione. Sono quelli che la Procura della Repubblica di Cosenza contesta Gabriele Carchidi (per come riportato dal Corriere della Calabria), direttore della testata Iacchitè. I magistrati contestano al giornalista non solo la diffamazione ma anche dichiarazioni fiscali infedeli per ricevere il gratuito patrocinio.
La richiesta della Procura
Secondo quanto scrive il Corriere della Calabria, al centro della contestazione della Procura ci sarebbe il ricorso al beneficio del patrocinio gratuito attraverso dichiarazioni che, secondo l’accusa, non sarebbero corrispondenti alla reale situazione reddituale. In uno dei capi riportati nella richiesta di rinvio a giudizio, viene contestata la violazione dell’articolo 95 del D.P.R. 115 del 2002. Ovviamente vale il principio della presunzione di innocenza.
La testata Iacchitè
La testata Iacchitè è una delle più lette della Calabria per il suo stile aggressivo che è rivolto ( da sempre) contro tutto il sistema politico calabrese. Ma è anche finita al centro di questioni giudiziarie. Oscurata proprio dalla Procura della Repubblica cosentina è stata riaperta grazie al ricorso vinto in appello dal giornalista cosentino. Che fu protagonista nel 2025 di un altro caso finito agli onori della cronaca nazionale, quando fu fermato dalla Polizia perché sprovvisto di documenti e accusò le forze dell’ordine di avergli usato violenza.
Il braccio di ferro contro la Procura
Iacchitè ha ingaggiato sin dalla sua nascita un vero e proprio braccio di ferro contro la Procura del capoluogo definendola più volte, “porto delle nebbie”. E accusandola, indipendentemente da chi la guidasse, di non occuparsi delle presunte corruttele dei colletti bianchi. Per questo, Carchidi è stato denunciato a Salerno (foro competente) da diversi magistrati inquirenti e in alcuni casi è stato assolto, mentre pendono su di lui altri procedimenti giudiziari. Il giornalista si è sempre difeso citando il diritto di cronaca ma ora dovrà affrontare una mole di contestazioni che non ha eguali nella storia del giornalismo. Sul fronte dei tantissimi processi per diffamazione a mezzo stampa promossi da esponenti politici, magistrati e privati cittadini, la difesa di Carchidi ha ottenuto una vittoria giurisprudenziale importante presso la Corte di Cassazione. La Cassazione ha recepito i principi stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), sancendo che la pena detentiva in carcere per il reato di diffamazione rappresenta una misura del tutto eccezionale, da escludere in assenza di messaggi d’odio o istigazione alla violenza.