Chi è di scena
Il Marchese del Grillo torna a teatro: una nuova versione riscopre le origini del mito romano
Prima di Alberto Sordi e del celebre film di Mario Monicelli, c’era il Marchese del Grillo raccontato nell’Ottocento da Domenico Berardi. È proprio da quelle origini che riparte C’era una volta il Marchese del Grillo, una nuova rilettura teatrale che riporta in scena Onofrio del Grillo, le sue irriverenti beffe e una Roma popolata da nobili, gente comune e autorità. Dopo le fortunate versioni con Enrico Montesano e Max Giusti, il celebre personaggio romano torna così a teatro da una prospettiva diversa.
Si intitola C’era una volta il Marchese del Grillo il nuovo spettacolo scritto da Filippo Bubbico, tratto dall’opera originale di Domenico Berardi del 1889-1890, con la regia di Alessandro Pacifici e la produzione di Romevents.
Sarà in scena a Roma, al Teatro Marconi il 24, 25 e 26 settembre alle 20.30 e il 27 settembre alle 18. Si sposterà poi a Ostia, al Teatro Nino Manfredi l’1, 2 e 3 ottobre alle 20.30 e il 4 ottobre alle 18.
Una rilettura che promette di mostrare il Marchese da una prospettiva diversa, riportando al centro non soltanto le sue proverbiali beffe, ma anche il mondo che gli ruota intorno: una Roma di fine Settecento popolata da nobili, gente comune e autorità, tra comicità, emozione e umanità.
Il Marchese del Grillo prima di Alberto Sordi
Per il grande pubblico il nome del Marchese del Grillo è inevitabilmente legato ad Alberto Sordi e al film diretto da Mario Monicelli nel 1981, diventato un classico della commedia italiana.
La storia del personaggio, però, affonda le radici molto più indietro. Ed è proprio questa memoria precedente alla consacrazione cinematografica che il nuovo spettacolo intende recuperare.
Il testo di Filippo Bubbico nasce infatti dall’opera di Domenico Berardi, pubblicata tra il 1889 e il 1890. Accanto a Onofrio tornano così diciotto personaggi, ciascuno con una propria storia: figure rimaste a lungo nell’ombra che acquistano spazio e voce.
Al centro resta naturalmente il Marchese: nobile, irriverente e imprevedibile, capace di trasformare lo scherzo in un’arma contro il potere, la giustizia e le convenzioni sociali. È una miscela di disincanto, sarcasmo e insofferenza verso l’autorità che continua a rendere il personaggio sorprendentemente attuale.
Da Enrico Montesano a Max Giusti
Il Marchese del Grillo ha conosciuto negli ultimi anni anche una fortunata vita teatrale.
Nel 2015 Enrico Montesano lo portò sul palcoscenico del Teatro Sistina di Roma nella commedia musicale diretta da Massimo Romeo Piparo. Montesano diede al personaggio una lettura personale, legata alla tradizione del romano bonario ma irriducibilmente beffardo.
Dal 2022 il testimone è passato a Max Giusti, ancora con la regia di Piparo. Una produzione di grande respiro, con oltre trenta artisti in scena, che dopo il successo romano ha proseguito il proprio percorso anche in tournée.
C’era una volta il Marchese del Grillo sceglie però una strada differente: tornare alla fonte ottocentesca e allargare lo sguardo ai personaggi che circondano Onofrio, componendo un affresco più corale della Roma del tempo.
Diciotto interpreti per un’altra Roma
In scena ci saranno Paolo Andreotti, Enrico Bedosti, Filippo Bubbico, Cesare Ceccolongo, Valeria De Vito, Antonio Di Cosimo, Eleonora Di Raffaele, Alice Ferri, Flavia Ferri, Simona Mancini, Giulia Menici, Alessandro Pacifici, Massimo Piras, Elena Porcu, Chiara Ricciutelli, Paola Santariga, Laura Teofani e Paola Tofani.
È proprio la dimensione corale uno degli elementi distintivi dello spettacolo: intorno alle provocazioni del Marchese prendono corpo uomini e donne con passioni, fragilità e ambizioni, restituendo il ritratto di una Roma attraversata da mondi sociali differenti.
Dal racconto ottocentesco di Berardi al cinema di Monicelli e Sordi, fino alle interpretazioni teatrali di Montesano e Giusti, Onofrio del Grillo continua così a sopravvivere alle epoche e alle diverse riletture.
C’era una volta il Marchese del Grillo prova ora a raccontarlo ancora una volta, riscoprendone le origini e dando voce a chi era rimasto sullo sfondo. Una Roma diversa per un Marchese che il pubblico pensa di conoscere già e che, dopo oltre un secolo, riesce ancora a sorprendere.