Modello svedese
Condannati per stupro segnalati su Tinder: la proposta che può rivoluzionare il mondo delle app di dating
Una condanna per violenza sessuale potrebbe diventare visibile anche su Tinder e le piattaforme di incontri. A meno di un mese dalle elezioni, in Svezia i Moderati (M) lanciano una proposta destinata a far discutere: consentire alle dating app di verificare alcuni precedenti penali degli utenti e valutare la creazione di un registro delle persone condannate per gravi reati commessi nelle relazioni intime.
Una stretta che mette direttamente a confronto due principi: la sicurezza di chi incontra uno sconosciuto attraverso un’app e il diritto alla privacy e al reinserimento di chi ha già scontato una condanna.
Il ministro della Giustizia Gunnar Strömmer non nasconde la delicatezza del tema. Ma sostiene che la violenza degli uomini contro le donne rappresenti un problema sociale tanto grave da poter giustificare anche «misure molto aggressive».
Tinder e le altre app potrebbero controllare i precedenti
La prima proposta riguarda direttamente le dating app. Piattaforme come Tinder potrebbero ottenere un accesso limitato alle informazioni relative a condanne per violenza contro le donne, reati sessuali e altri crimini considerati pertinenti.
Il controllo potrebbe avvenire già all’iscrizione, con il consenso dell’utente e attraverso un sistema sicuro di identificazione digitale.
L’obiettivo dei Moderati è spostare una parte dell’onere della prevenzione dalle potenziali vittime alle piattaforme: chi cerca un partner online non dovrebbe essere costretto a trasformarsi in un investigatore prima di ogni appuntamento.
Quando un incontro online finisce in tragedia: i casi italiani
Il problema non riguarda soltanto la Svezia. Anche la cronaca italiana ha raccontato incontri nati online e finiti tragicamente. Uno dei casi più impressionanti è quello di Maria Campai, 42 anni, residente a Parma. Nel settembre 2024 raggiunse Viadana, in provincia di Mantova, per incontrare un ragazzo conosciuto online. Della donna si persero le tracce e il suo corpo venne successivamente ritrovato nel giardino di una villetta abbandonata. Per l’omicidio è stato condannato a 15 anni e 8 mesi il giovane che all’epoca dei fatti aveva 17 anni.
Più recente è il caso di Roberto Pietro Guerrino, interprete di conferenza di 60 anni trovato morto nel giugno 2026 nel suo appartamento di Milano, con gravi ferite alla testa. Tra le piste vagliate dagli investigatori c’è quella di un incontro fissato attraverso una dating app poco prima del delitto.
Ma non serve arrivare all’omicidio perché una conoscenza nata online si trasformi in un incubo. A Ravenna un 22enne è stato indagato per violenza sessuale, stalking, lesioni personali e violenza privata nei confronti di una giovane conosciuta proprio su Tinder.
Vicende profondamente diverse, ma che mostrano perché il rapporto tra incontri online e sicurezza sia diventato un terreno sempre più sensibile.
Un registro per conoscere il passato del partner
La seconda proposta dei Moderati va oltre il controllo affidato alle piattaforme: valutare la creazione di un registro consultabile delle persone condannate per gravi reati nelle relazioni intime.
Come riferimento viene indicato un modello irlandese, la cosiddetta “legge di Jennie”. L’obiettivo sarebbe consentire a una persona di conoscere eventuali precedenti gravi di chi sta frequentando, prevedendo allo stesso tempo limiti temporali e la possibilità, a determinate condizioni, di uscire dal registro.
Per i promotori non si tratterebbe di introdurre da zero la possibilità di conoscere il passato giudiziario di qualcuno. In Svezia alcune informazioni sono già accessibili attraverso servizi specializzati come Lexbase. La differenza sarebbe trasformare quella possibilità in uno strumento esplicitamente concepito per la prevenzione della violenza nelle relazioni.
Ed è proprio questo passaggio a rendere la proposta politicamente e giuridicamente delicata. Rendere più facilmente accessibili precedenti penali già scontati può aumentare la capacità di una potenziale vittima di proteggersi, ma rischia allo stesso tempo di incidere sulla privacy e sulle possibilità di reinserimento del condannato.
Sicurezza e «seconda pena»: il nodo della proposta
Il punto più controverso riguarda quindi ciò che accade dopo la pena. Una volta saldato il proprio debito con la giustizia, fino a che punto una condanna può continuare a seguire una persona nella sua vita privata?
È su questo terreno che si confronteranno sicurezza, tutela dei dati personali e diritto al reinserimento. Perché un sistema del genere, a seconda di come venisse costruito, potrebbe trasformarsi da strumento di prevenzione in una sorta di «seconda pena» sociale, potenzialmente molto più lunga di quella stabilita da un tribunale.
Linda Obiedzinski, vicepresidente dell’organizzazione giovanile dei Moderati, rovescia però la prospettiva: non dovrebbero essere le potenziali vittime a dover cercare informazioni e ricostruire il passato della persona che stanno per incontrare. «Se la politica può fare qualcosa per farle sentire un po’ più al sicuro, è nostro dovere farlo», sostiene.
Poi il messaggio rivolto direttamente agli uomini violenti già condannati: «State lontani! Questo non è il posto dove cercare la prossima vittima».
Una questione che può arrivare anche in Italia
La proposta nasce in Svezia, ma apre un interrogativo che riguarda anche l’Italia. La diffusione delle app di incontri ha moltiplicato le possibilità di conoscere persone al di fuori della propria cerchia sociale, mentre gli strumenti a disposizione di chi vuole verificare se uno sconosciuto abbia precedenti gravi per violenza o reati sessuali restano molto limitati. E la proposta svedese potrà offrire un precedente da osservare anche nel dibattito italiano.