E ora "silenzio colpevole"
Il boomerang Ranucci sull’Anm. La giudice Ceccarelli: «Lo portarono in trionfo come la Madonna pellegrina»
C’è una standing ovation che, a distanza di tempo, rischia di diventare un boomerang per l’Associazione nazionale magistrati. È quella tributata a Sigfrido Ranucci, nell’ottobre 2025, durante l’assemblea dell’Anm per il No al referendum sulla giustizia. Magistrati in piedi, applausi e accoglienza da star per il conduttore di Report. Una scena che oggi Natalia Ceccarelli, giudice della Corte d’Appello di Napoli, rilegge senza fare sconti: «Era stato portato in trionfo come fosse la Madonna pellegrina».
La bordata arriva da una magistrata che quella battaglia referendaria l’aveva vissuta dall’altra parte della barricata. Ceccarelli, eletta nel Comitato direttivo centrale dell’Anm con Articolo 101 e schierata per il Sì, dopo la vittoria del No ha lasciato l’Associazione. E ora, intervistata da Virginia Piccolillo del Corriere della Sera, chiede che l’Anm prenda posizione sulla vicenda Ranucci.
Ceccarelli e l’affondo sulla standing ovation a Ranucci
Il punto di partenza è proprio quell’applauso. Ranucci era stato invitato all’assemblea dell’Anm per il No e accolto con una lunga ovazione. All’epoca, ricorda il Corriere, Stefano Celli di Magistratura democratica aveva respinto le polemiche sull’invito, sostenendo che non ci fosse «nessun imbarazzo». Ceccarelli oggi usa parole durissime: «Quello della tutela dei principi e dei valori. Hanno mostrato che se il risultato viene raggiunto qualsiasi strategia è assolvibile».
Poi l’affondo sulla celebrazione riservata al giornalista: «Hanno fatto un colpo di mano, portando Ranucci in trionfo all’assemblea dell’Anm come la Madonna Pellegrina». Una metafora destinata a lasciare il segno, soprattutto perché arriva dall’interno della magistratura e riporta sotto i riflettori le immagini di quella giornata.
VIDEO – La standing ovation dei magistrati dell’Anm a Sigfrido Ranucci
Quelle immagini, alla luce degli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato dell’ottobre 2025, assumono inevitabilmente un peso politico diverso. Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore legato da un rapporto personale con Ranucci, è finito al centro dell’indagine della Procura di Roma sul raid dinamitardo. L’inchiesta resta aperta e le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie. Lavitola ha respinto le accuse mosse nei suoi confronti.
«L’Anm non può tacere»
È proprio su questo nuovo scenario che Ceccarelli chiama in causa il sindacato delle toghe. Alla domanda su che cosa dovrebbe fare l’Anm, la risposta non potrebbe essere più esplicita: «È doveroso prendere le distanze da Ranucci almeno finché lui non le prende da se stesso». E aggiunge: «C’è un profilo etico».
Per Ceccarelli la questione non riguarda soltanto Ranucci, ma investe direttamente l’immagine della magistratura e il modo in cui l’Anm ha scelto di esporsi durante la campagna referendaria. La giudice insiste infatti sulla necessità di «salvaguardare l’immagine di imparzialità e indipendenza della magistratura». Ed è qui che la polemica diventa politica. Perché quell’ovazione non fu tributata a Ranucci in uno studio televisivo o a un festival del giornalismo, ma nel corso di un appuntamento dell’Associazione nazionale magistrati impegnata nella battaglia per il No.
Il «tanto meglio» che Ceccarelli non perdona all’Anm
C’è poi una frase che Ceccarelli mette nel mirino: quel «tanto meglio» pronunciato a proposito dell’eventuale effetto favorevole al No prodotto dalla presenza di Ranucci.
Per la giudice napoletana è proprio lì che sarebbe stato superato il confine. «Quel “tanto meglio” non ha niente a che fare con il rigore moralista e moralizzatore tanto propugnato da Md. Hanno saltato il fosso», attacca. Un’accusa pesante, perché tocca uno dei nervi scoperti del dibattito sulla magistratura: il rapporto tra attività associativa delle toghe e battaglia politica.
Ceccarelli non è nuova a queste posizioni. Già durante la campagna referendaria aveva criticato duramente l’impostazione dell’Anm, accusandola di aver abbandonato la necessaria postura di imparzialità e di aver adottato nella propaganda contro la riforma messaggi da «imbonitori».
La stoccata alle correnti moderate: «Silenzio colpevole»
Nel mirino finiscono anche le componenti dell’Anm che non appartengono alla sinistra giudiziaria. Alla domanda sul silenzio delle correnti moderate, Ceccarelli risponde senza diplomazie: «È un silenzio colpevole». E sulla campagna referendaria parla apertamente del «ruolo di gregariato» svolto rispetto alle correnti progressiste.
È questo il cuore politico dell’intervista. Non una semplice polemica personale contro Ranucci, ma una resa dei conti sul comportamento tenuto dall’Associazione nazionale magistrati nella stagione del referendum, perché l’Anm «è un’associazione di magistrati, mica di ferrotranvieri».
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