Né woke né fisime da filologi
I Greci e i Romani non ci lasceranno mai: sta alla cultura nazionalpopolare non farsi sfuggire l’occasione
Il ritorno dell'attenzione sui classici è un'opportunità per rimetterli al centro della nostra visione, senza dilettantismi e senza snobismi intellettuali. Come? Ripartiamo dal Liceo Classico
Qui nous délivrera des Grecs et des Romains? (Chi ci libererà dai greci e dai romani?). La domanda, che pare sia stata posta per primo da Joseph Berchoux (1760-1838), è lecita e costante nei millenni. Greci e Romani, nell’immaginario collettivo dell’Europa e del mondo, vivi non ce ne sono più da due millenni, però li trattiamo come fossero contemporanei, anzi i contemporanei, e come se per le vie di Roma passeggiassero Orazio con il seccatore, e nelle piazze di Atene litigassero Eschine e Demostene… mentre in entrambi i gloriosi luoghi non si vedono manco le ombre più vaghe di tale grandezza. Vero, però Pericle e Cesare, Virgilio e Omero restano per noi del XXI secolo almeno due terzi della nostra cultura.
Ogni epoca si fa gli antichi che vuole
Vero altresì che ogni epoca si fa gli antichi che vuole, ed è fisiologico che sia così. Molto spesso Romani e Greci apparvero dei santini, tutti filosofi e tutti legislatori… apparvero e appaiono ai dilettanti, mentre i professionisti più ne sanno, meno ne fanno immagini oleografiche e rassicuranti. Per esempio, la pace. Se ci fu mai una potenza imperialista e guerrafondaia, quella fu Atene democratica: tipo, per capirci, Stati Uniti d’America.
E tutti gli studenti che, dovendo tradurre Cicerone e Cesare, sbottano nel canonico “ma possa morire ammazzato”, non sempre ricordano, o glielo dicono, che entrambi morirono ammazzati davvero, in numerosa compagnia di Bruto, Cassio, Catilina, Cleopatra, Crasso, Marco Antonio, Pompeo, e tanti altri meno conosciuti dai posteri.
Oggi accade che la continua e ripetuta riscoperta degli antichi sia compiuta dai dilettanti e orecchianti. Nel Medioevo, Achille era rappresentato da cavaliere feudale; nel Settecento, il melodramma era da cortigiani dell’Arcadia… Nei film americani, i Romani sono cattivissimi, in nome del “loss von Rom” di Lutero; in Francia, due pupazzetti sconfiggono l’Impero…
La “scoperta” delle donne in Omero
Oggi che il primo pensiero di ogni autore di successo e soldi è di essere politicamente corretto, è una corsa a scoprire donne in Omero: donne che già ci sono nell’Iliade, e molte e importanti; mentre nell’Odissea l’elenco è infinito, di dee e mortali e figure magiche e mostruose: Atena, Calipso, Circe, Nausicaa, Arete, Penelope, Scilla, Sirene… E nessuna fa da comparsa, bensì sono protagoniste.
A ognuno l’arte sua
Roba da dilettanti, dunque, la mitologia nel 2026. E già, però c’è che i professionisti (esclusi i presenti) sono troppo professionisti per fare un film; sono filologi, perciò utilissimi, indispensabili, però in preda all’inevitabile deformazione professionale, e sono bravissimi a dissertare su cose che interessano moltissimo ad altri professionisti, e niente al 95% della gente, dotti compresi. Per esempio, io provai una rapida emozione quando dotti colleghi mi fecero notare che Archimede non disse εὕρηκα ma, in siracusano, εὑρήκω; e qui ci scapperebbe una dissertazione sul perfetto greco…
Invece quasi tutti pensano che εὕρηκα, pronunziato arbitrariamente eurèca, voglia dire evviva, e campano felici lo stesso, o, se infelici, non è per la filologia e per la grammatica della lingua greca o la sua carenza. Alla fine della vendemmia, mica posso pretendere che εὑρήκω susciti pubbliche sensazioni. Fermi lì, anche io, se guardo una partita di calcio in tv, vedo il pallone entrare nella porta, però quasi mai capisco perché. Come si dice in Calabria, a ognuno l’arte sua. È dunque quasi inevitabile che gli antichi finiscano nelle mani dei dilettanti; e noi filologi dobbiamo farcene una ragione.
Un’occasione per la cultura nazionalpopolare
Ma se i classici tornano di moda, e “da Greci e Romani non ci libererà nessuno”, ebbene, è necessario e urgente che la cultura nazionalpopolare, o di destra che dir si voglia, non si lasci scappare l’occasione, e ciò prima che ci pensino gli altri, e ci spiattellino Greci e Romani politicamente corretti, come in certi film.
La cultura “nostra” ha origine, in larga misura, in un grecista insigne: Nietzsche, che iniziò il suo pensiero studiando la tragicità eroica del mito. La scuola italiana, nonostante vagonate di tentativi di annacquarla, è ancora quella del 1923, Gentile, aggiornata nel 1939 da Bottai. Scuola che ai ragazzi imberbi insegnava prima di tutto i poemi omerici, e il mistero della vita e della morte contenuto nel XXIV libro dell’Iliade, con il dovere di sentire una “visione della vita e del mondo”, e farne scelte esistenziali, e diventare “polytlas”, capace di molto sopportare e agire.
Il recupero della classicità inizia dal liceo classico
Il tutto, a cominciare ripensando la natura e la struttura del Liceo Classico. Il Classico non è “meglio” di altri indirizzi, perché non siamo a una gara: è intrinsecamente diverso, e non si può continuare a trattarlo come fosse un altro indirizzo qualsiasi. È dal Classico che inizia il recupero della classicità, e la difesa di questa dalle dominanti invasioni dei dilettanti e dalle insidie della sinistra rossa e rosa. Dopo di che, servirebbero letteratura e cinema di genuino stampo classico.