Intervista al Secolo d'Italia
I cento anni del Napoli, parla Cristiana Sinagra: “Diego voleva riscattare la città: non s’è mai venduto a nessuno…”
Parla la donna con la quale il campione argentino ebbe un figlio, nel giorno del centenario del Napoli
Cristiana Sinagra è la donna che nel settembre del 1986 fermò il mondo del calcio, annunciando prima di una partita di quel Napoli che avrebbe poi vinto lo scudetto, di avere partorito il figlio di Maradona. Nacque allora Diego junior, che il leggendario campione argentino non riconobbe. Sarà prima la giustizia civile a darle ragione e poi El Pibe de oro a riconciliarsi con il figlio, recuperando un rapporto che prima non c’era. Con il Secolo d’Italia, nel giorno del centenario della squadra, ha ripercorso la sua storia d’amore con il più grande calciatore della storia.
Quando vi conosceste?
“Lo conobbi nel 1985. Tra novembre e dicembre. Io ero a una cena invitata a casa della sorella. Io conoscevo l’ex moglie di Hugo suo fratello. Avevo visto Lalo, l’altro fratello, un paio di volte. Iniziò a telefonarmi a casa e ci mettemmo insieme. Fu una storia bellissima che durò fino alla fine dei mondiali del Messico”.
Lei ebbe la sensazione che già all’epoca si drogasse?
“Assolutamente no. Io andavo spesso a causa sua a Posillipo. Era un salutista, criticava anche quelli che fumavano. Eravamo molto giovani allora. Lui era già un idolo ma ancora non aveva vinto il mondiale e il primo scudetto. Dal ritiro svizzero della Nazionale mi telefonava ogni sera. E quando seppi che ero incinta mi disse che voleva che il bambino fosse maschio e si chiamasse Diego”.
Perché non lo riconobbe subito?
“Non credo sia dipeso da lui ma da altre circostanze che preferisco non esporre. Mi basta soltanto sapere che poi si è riconciliato con nostro figlio recuperando quell’affetto”.
Che effetto le dava stare accanto a Maradona?
“Nessuno. Perché io amavo Diego. Come hanno detto Fernando Signorini e Ottavio Bianchi c’erano Diego e Maradona: il primo voleva soltanto amore e non cercava altro”.
Molti dicono che se non fosse venuto a Napoli avrebbe smesso di drogarsi.
“E’ una bugia. Diego ha fatto cose straordinarie con la volontà ma non è riuscito a smettere di usare una cosa che lui stesso considerava una porcheria. Molti dicono che non è stato un esempio? Falso. Ha ammesso i suoi errori e ha detto ai giovani e a chiunque di stare lontani dalla droga”.
Ricorda se all’epoca era in contrasto con Ottavio Bianchi?
“No. Lui parlava bene di tutti. Viveva per il calcio con spensieratezza. Era generoso. Era nato povero e la prima cosa che ha fatto è stata quella di pensare ai suoi genitori”.
Qualcuno oggi dice che Messi è più forte…
“Non scherziamo. Con tutto il rispetto, come dice Francesco Totti, lui era il calcio. E aveva una personalità unica. Non si è mai venduto a nessuno, ha lottato contro la Fifa e i poteri forti”.
Si aspettava che a Napoli sarebbe diventato leggenda quasi come San Gennaro se non di più?
“All’epoca no, ma poi ho capito nel tempo che quel legame sarebbe diventato quasi mistico, religioso. Mi diceva già allora che voleva riscattare Napoli e portarla a vincere”.
Crede che lo abbiano ammazzato, come sostengono molti media ?
“Sicuramente non l’hanno curato bene. C’era il Covid, nostro figlio è stato malissimo. C’è un processo in corso e deve uscire la verità”.
Se potesse rincontrarlo oggi cosa gli direbbe?
“Che nel mondo e per il mondo rimarrà Maradona, il più grande: io amerò sempre e soltanto Diego”.