Referto choc
Giallo di Pietracatella, i test del laboratorio di Berlino spiazzano tutti: nessun anticorpo alla ricina nel sangue di Gianni e Alice
Il responso degli esperti tedeschi ribadisce quanto già accertato nei mesi scorsi dal Centro antiveleni di Pavia: nel padre e marito delle due vittime e nella figlia Alice non sarebbero stati rilevate tracce riconducibili a una precedente esposizione alla tossina. E la Procura conferma: «Nessun indagato, ma»...
Tornano ad accendersi i riflettori sul giallo di Pietracatella, la tragica vicenda che durante le ultime festività natalizie ha scompaginato la vita della famiglia Di Vita con la drammatica morte di Antonella e della figlia Sara. Dopo settimane di apparente silenzio e un’attesa snervante sulle perizie scientifiche, l’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino registra oggi una svolta cruciale, destinata a reindirizzare il lavoro degli inquirenti e a fugare alcuni dei dubbi più cupi finora emersi sulla potenziale presenza del veleno.
Giallo di Pietracatella, arrivano i risultati del Koch Institut di Berlino
Nuovi elementi sul giallo di Pietracatella: gli esami effettuati dal Robert Koch Institut di Berlino sui campioni di sangue di Gianni e Alice Di Vita avrebbero dato esito negativo: non sarebbero infatti stati rilevati anticorpi riconducibili a una precedente esposizione alla tossina. Gli specialisti tedeschi, incaricati dalla Procura di Larino, dovevano verificare se il marito e l’altra figlia di Antonella fossero entrati in contatto con lo stesso veleno che ha causato la morte delle due donne: Antonella e Sara. Sulla base dei risultati arrivati dalla Germania, questa esposizione però non sarebbe avvenuta.
Nel sangue di Gianni e Alice Di Vita non sono stati trovati anticorpi alla ricina
I prelievi erano stati eseguiti tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, nell’ambito della complessa attività scientifica avviata per ricostruire quanto accaduto nell’abitazione della famiglia durante le festività natalizie. Il risultato assumerebbe particolare rilievo per Gianni Di Vita. Nelle ore in cui le condizioni della moglie e della figlia erano precipitate, infatti, l’uomo aveva accusato alcuni malori ed era stato ricoverato all’ospedale Spallanzani di Roma. Quei sintomi avevano fatto ipotizzare una possibile esposizione alla ricina. Ma oggi gli accertamenti compiuti a Berlino non avrebbero rilevato nel sangue gli anticorpi ricercati.
Ma non è ancora tutto. Parallelamente agli esami scientifici, la Procura ha intensificato gli approfondimenti informatici. La Squadra mobile della Questura di Campobasso ha sequestrato a Gianni Di Vita un computer desktop Lenovo e dieci pendrive al vaglio degli inquirenti. Continuano, infine, le audizioni delle persone informate sui fatti: tra loro quelle di Alice Di Vita, l’altra figlia di Gianni e Antonella.
Procura di Larino: «Nessuna comunicazione su alimenti vettore positivo alla ricina e allo stato non ci sono indagati»
Fin qui le ultime indiscrezioni filtrate sugli sviluppi delle indagini, ma la procuratrice di Larino Elvira Antonelli, sottolinea contestualmente che «circolano due notizie da rettificare. Non c’è, allo stato, alcuna comunicazione su alimenti vettore positivo alla ricina. Non c’è, inoltre, comunicazione scritta circa la positività anticorpale alla ricina per Gianni e Alice Di Vita. Il quesito nel merito è stato posto al team tossicologico italo tedesco. L’esame è particolarmente impegnativo, e le risposte attese sono due. Le indagini continuano con acquisizioni di informazioni da parte delle persone informate sui fatti. Ma – specifica e sottolinea la procuratrice – non ci sono allo stato indagati».