L'anniversario
Garlasco, 19 anni di nebbia e misteri: l’ombra di un altro colpevole cancella le vecchie certezze sul delitto di Chiara Poggi
Tra Sempio e Stasi si riapre il dubbio sull'assassinio della ventiseienne di Pavia. E si cerca una verità difficile
Sono trascorsi ormai 19 anni da quel 13 agosto in cui a Garlasco, un paesino in provincia di Pavia, una giovane di appena 26 anni, Chiara Poggi, fu ritrovata esamine a terra, nella villetta di famiglia. Uccisa con dei colpi in testa. Si pensava che il mistero fosse stato risolto, con la condanna del fidanzato, Alberto Stasi, ma oggi è di nuovo tutto messo in discussione. Con il rischio concreto che il vero colpevole non si trovi mai.
L’omicidio
Il 13 agosto del 2007, Chiara Poggi viene uccisa nella villetta della sua famiglia. L’assassino la sorprende in casa da sola, la colpisce ripetutamente alla testa con un oggetto contundente (mai ritrovato) e poi la spinge giù per le scale della cantina. A ritrovare il corpo è il fidanzato Alberto Stasi, allora studente di economia di 24 anni, che lancia l’allarme al 118 nel primo pomeriggio dicendo di averla trovata morta.
Nessun segno di effrazione
La porta di casa non presenta segni di effrazione. Chiara ha aperto l’ingresso in pigiama, segno che conosceva l’assassino e si fidava di lui. E questo insospettisce gli investigatori. Che iniziano a indagare proprio sul fidanzato.
Le indagini su Alberto Stasi
Le indagini su Alberto Stasi sono un vero caso nella storia della cronaca italiana. Alberto dichiarò di aver lavorato alla sua tesi di laurea al computer dalle 9:36 alle 12:20. e perizie informatiche sul suo PC confermarono l’uso del computer, ma individuarono una finestra temporale libera nella prima mattinata, compatibile con l’orario in cui Chiara Poggi aprì la porta al suo assassino (identificato tra le 9:12 e le 9:35, orario in cui fu disattivato l’allarme di casa Poggi).
La procura sequestrò le biciclette della famiglia Stasi. Anni dopo il delitto, una nuova perizia scoprì che sui pedali di una delle biciclette della famiglia Stasi c’erano tracce di DNA di Chiara. La difesa sostenne che quei pedali erano stati sostituiti, ma per l’accusa fu la prova del fatto che Alberto avesse usato quel mezzo per andare a casa della fidanzata. Viene incriminato per omicidio.
Le assoluzioni e la condanna
Stasi scegli il rito abbreviato. Il 2009 il Gup di Vigevano lo assolve, nel dicembre del 2011 la Corte d’Assise d’Appello di Milano conferma l’assoluzione. I giudici di secondo grado ritengono che il quadro indiziario sia rimasto debole e che non vi siano prove scientifiche schiaccianti contro il fidanzato di Chiara Poggi. Ma la Cassazione ribalta tutto e annulla le assoluzioni. Nell’appello bis del 2014, Alberto Stasi viene condannato a 16 anni di reclusione per omicidio volontario. Il pg aveva chiesto 30 anni, ma la Corte esclude le aggravanti della crudeltà e della premeditazione, applicando lo sconto del rito abbreviato scelto all’inizio. L’anno dopo la sentenza diventa definitiva. Ma il giallo si riapre.
Il caso Sempio
La difesa di Stasi già il 2016 chiede la riapertura del processo. Per loro il colpevole è un altro: Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, segretamente innamorato della ragazza. Il Gip nel 2017 archivia tutto. E tra i motivi c’è anche la scarsa conservazione dei reperti. Non ci sono le prove. Con un clamoroso colpo di scena, il caso viene ufficialmente riaperto e Andrea Sempio viene nuovamente iscritto nel registro degli indagati l’11 marzo 2025, a seguito di nuove e approfondite analisi sulle tracce biologiche, intercettazioni ambientali e l’analisi di un’impronta vicino al corpo della vittima.
Le intercettazioni, lo scontrino, il video
Le microspie posizionate dai carabinieri all’interno della vettura di Andrea Sempio (ad aprile 2025) hanno registrato dei soliloqui in cui l’indagato parlava da solo ad alta voce, commentando anche un podcast sul delitto di Garlasco. Sempio simula la voce di Chiara: “Non ci voglio stare con te!”. Per la procura era ossessionato da lei e aveva chiesto un video intimo della ragazza. La famiglia Poggi si indigna e si schiera con lui. L’alibi è uno scontrino in un parcheggio distante da Garlasco che per gli inquirenti, però, non appartiene al giovane. Viene imputato per omicidio volontario. La madre, oppressa dal clamore mediatico, tenta il suicidio. Viene dato il via libera alla revisione del processo contro Stasi. Che nel frattempo è in libertà provvisoria. Il dubbio è che non si possa arrivare alla verità, non ad una verità. La certezza, purtroppo, è che qualcuno ha ucciso Chiara.