Triste storia
Festa dell’Unità: è sprofondo rosso negli incassi. Gli stand piangono miseria: oltre centomila euro in meno
Incassi in calo e palco riservato agli amici: a Bologna il Campo largo si restringe. A Reggio Emilia manca persino il programma politico. Ma la colpa per i progressisti è sempre della destra
La Festa dell’Unità di Bologna si restringe ancora. Meno spazio, meno incassi, niente concerti importanti, privati congedati e dibattiti ridotti a una tavolata di famiglia tra esponenti del Pd e del campo largo. L’anno scorso il trasloco dal monumentale Parco Nord era stato presentato come un romantico ritorno alle origini campestri. Quest’anno la campagna rimane, ma attorno al fuoco ci sono sempre meno compagni. Anche perché molti militanti preferiscono disertare piuttosto che pagare. Un contrappasso quasi perfetto: la sinistra rispolvera la patrimoniale per gli italiani, ma quando a mettere mano al portafoglio devono essere i suoi, persino gli ultimi rimasti diventano taccagni.
La manifestazione si terrà nel parco intitolato a Maurizio Cevenini, a Borgo Panigale: poco più di un terreno brullo in un quartiere periferico, reso ancora meno accessibile dai cantieri del tram. Un bel salto rispetto ai 30mila metri quadrati attrezzati del Parco Nord. D’altra parte, quando gli elettori diminuiscono, anche la scenografia deve adeguarsi.
Vietato disturbare il monologo progressista
Il Pd bolognese, però, respinge qualsiasi collegamento tra il ridimensionamento della festa e il calo di attrattiva della sinistra. Le cause sarebbero altre: il meteo, che evidentemente al Nazareno riescono a prevedere con largo anticipo; una misteriosa contrazione dei consumi del 25%; e naturalmente il centrodestra. Se poi dovesse esserci il sole, sarà certamente colpa del cambiamento climatico, no?
A spiegare la scelta di eliminare ogni possibile contraddittorio è stato il segretario provinciale Enrico Di Stasi, come riportato su La Verità: «Abbiamo voluto valorizzare esponenti del nostro partito e del Campo largo. Questa destra si è già presa fin troppi spazi per parlare, perfino quelli istituzionali e pubblici». La soluzione democratica al problema delle opinioni altrui è dunque non invitarle. Sul palco saliranno soltanto politici pronti a darsi ragione vicendevolmente: più che un dibattito, una seduta di autostima collettiva.
Un Pd senza budget
Gli incassi dovrebbero scendere di circa il 10%, circa 100mila euro, rispetto al milione di euro raccolto nel 2025. Ma, secondo il responsabile della festa Lele Roveri, a remare contro sarebbe una «contrazione generale molto importante», responsabile di un «calo del 25% dei consumi». «Il numero di visitatori tiene, ma la spesa nei ristoranti è scesa di tre-quattro euro pro capite», dice ai giornalisti del Corriere della Sera tentando di giustificare.
Del resto, l’allergia al portafoglio non sembra limitarsi alle cucine della kermesse: come il Secolo aveva già raccontato, nei primi sette mesi del 2026 appena 11 sostenitori esterni hanno versato al Pd complessivamente 23.700 euro, il 2,3% dei contributi raccolti. Evidentemente non sono soltanto i frequentatori delle feste ad aver chiuso il borsellino. Quanto alla crisi bolognese, se ne parla pochissimo forse perché la città risulta quarta in Italia per reddito pro capite, superiore del 14% alla media delle altre province. Una contrazione tanto discreta da manifestarsi quasi esclusivamente davanti agli stand del Pd.
Il Campo largo si restringe a Bologna
Nel frattempo anche il Campo largo perde pezzi. Azione di Carlo Calenda è stata esclusa dalla festa dopo le frizioni con la giunta Lepore, dal tram alla città a 30, fino alle pipe gratuite per il crack e alla vicenda Fakir. «Il Pd continua a dividere Bologna tra chi applaude Lepore e chi sarebbe di destra, un’affermazione culturalmente imbarazzante che rasenta il ridicolo», ha attaccato il senatore Marco Lombardo. Un altro calendiano, Matteo Richetti, ha aggiunto: «Non credo che ci saranno le condizioni per sostenere insieme il sindaco uscente».
Il capolavoro, tuttavia, arriva dalla Festa nazionale, in programma dall’1 al 13 settembre all’Iren Green Park di Reggio Emilia. Musica ed eventi sono già annunciati, mentre del programma politico non c’è traccia. La sezione dei dibattiti si ferma al 31 agosto e il segretario provinciale Massimo Gazza ha ammesso di non sapere «nulla dell’organizzazione della kermesse nazionale», perché «se ne stanno occupando da Roma».
Il pubblico non arriva, gli alleati se ne vanno e persino i dirigenti locali se ne lavano le mani. Nel Pd resta, in ogni caso, una certezza: la colpa è della destra, che continua ostinatamente a occupare uno spazio davvero imperdonabile. Quello lasciato vuoto dalla sinistra.