Avanti popolo, alla cassa
Compagni, mettete mano al portafoglio: con Schlein al timone calano le donazioni al Pd
Le imprese disertano il Nazareno: appena 23.700 euro da sostenitori esterni. A tenere in piedi il partito restano solo parlamentari e il due per mille
Politica - di Alice Carrazza - 22 Agosto 2026 alle 12:23
Elly Schlein prometteva un’onda di partecipazione. Per ora, al Nazareno, si registra soprattutto la bassa marea dei finanziamenti privati. Dal 2024 le imprese hanno praticamente smesso di sostenere il Partito democratico: nei primi sette mesi del 2026 appena 11 donatori esterni hanno versato complessivamente 23.700 euro, il 2,3 per cento dei contributi raccolti. Il resto arriva, in larga parte, dalle tasche dei parlamentari dem. Quando mancano gli imprenditori, insomma, provvedono gli eletti.
A ricostruire il progressivo prosciugamento delle donazioni aziendali è Pagella Politica, sulla base dei rendiconti pubblicati dalla Camera. Nel 2022, durante la segreteria di Enrico Letta e nell’anno delle elezioni politiche, il Pd aveva incassato circa 3,5 milioni di euro, dei quali 105mila provenienti da aziende private. Tra i finanziatori figuravano due società legate a Federfarma, Farmaservizi e Promofarma, con 10mila euro ciascuna, e Milano Krea Design, che aveva contribuito con 60mila euro.
La nuova linea dem non conquista le imprese
Da allora il quadro è cambiato radicalmente. Nel 2023 le donazioni complessive sono scese a 2,3 milioni; nel 2024 e nel 2025 si sono fermate poco sopra i due milioni. Tra gennaio e luglio del 2026 il Nazareno ha raccolto poco più di un milione, in continuità con gli anni precedenti ma lontano dai livelli registrati sotto Letta.
Naturalmente il confronto risente della campagna elettorale del 2022, che aveva favorito una raccolta straordinaria, e i numeri non dimostrano un rapporto diretto tra la leadership di Schlein e la scomparsa dei contributi aziendali. Resta però la coincidenza: mentre la segretaria sposta il baricentro del partito a sinistra, il mondo delle imprese sembra aver chiuso il portafoglio.
A tenere in piedi la raccolta sono soprattutto deputati, senatori ed europarlamentari, chiamati a versare almeno 1.500 euro al mese. Quattordici eletti, secondo la ricostruzione, non risultano aver ancora corrisposto contributi nel 2026: tra loro Stefano Bonaccini, Dario Nardella, Alessandra Moretti e Brando Benifei. Le somme, tuttavia, possono essere versate successivamente in un’unica soluzione. Inoltre Paolo Ciani e Pierferdinando Casini, eletti nelle liste dem ma non iscritti al partito, potrebbero non essere soggetti allo stesso obbligo.
Paga Elly
La segretaria, invece, il proprio assegno lo firma: 20mila euro nel 2024, altrettanti nel 2025 e già 12mila nei primi mesi del 2026. Una generosità personale che però non basta, evidentemente, a convincere gli elettori. Figuriamoci gli investitori privati.
A garantire ossigeno alle casse resta giusto il due per mille: nel 2025 il Pd ha incassato circa 10,5 milioni di euro, grazie alla scelta di oltre 630mila contribuenti. Unica cosa, forse, che riuscirà a tenerlo in vita.