Un caso?
“Femminicidio” è la parola più cercata su Treccani nel 2026. Sul podio anche “maranza” e “fake news”
La classifica delle consultazioni fotografa il lessico dell’Italia contemporanea, tra violenza, disagio urbano, disinformazione e nuove abitudini digitali
“Femminicidio” è la parola più consultata sul portale Treccani.it dall’inizio del 2026. Un primato che non nasce da una “moda linguistica”, ma dal peso assunto nella cronaca e nel dibattito pubblico dalla violenza contro le donne. Al secondo posto compare “maranza”, termine tornato nell’uso con un significato in parte diverso rispetto al passato. Mentre sul terzo gradino del podio troviamo “fake news”, espressione ormai inseparabile dalla discussione sull’informazione online.
La classifica prosegue con “overtourism”, “influencer”, “smart working”, “follower”, “rider”, “meme” e “selfie”. Dieci parole che compongono una sorta di indice dell’attualità: raccontano fatti di sangue, trasformazioni sociali, nuove professioni, mutamenti del lavoro e abitudini costruite intorno alle piattaforme digitali. Vocaboli che fino a pochi anni fa apparivano estranei, stranieri o specialistici, e che oggi sono entrati stabilmente nei giornali, nelle conversazioni e, infine, nei dizionari.
La necessità di dare un nome alla violenza
Il dato più significativo tuttavia resta quello relativo a “femminicidio”. Treccani lo definisce come «l’uccisione di una donna da parte di un uomo, spesso il marito o il compagno, all’interno di una cultura in cui le donne vengono spesso oppresse e sottoposte a violenza per il loro genere». Una formulazione che non descrive soltanto il sesso della vittima. Ma individua la matrice culturale e la relazione di dominio entro cui matura il delitto.