L'editoriale
Fateci capire, il metodo Report vale solo per gli avversari?
L'Editoriale - di Antonio Rapisarda - 14 Agosto 2026 alle 07:14
Di stranezze la vicenda Lavitola-Ranucci ne nasconde ancora tante. Ce n’è una, però, che racchiude perfettamente la visione distorta e singolare del pluralismo e del ruolo dell’informazione che hanno alcuni dei protagonisti di questa storia: parliamo dello stupore – manifestato dal conduttore di Report – «per i 300 articoli» dedicati dalla stampa (immaginiamo si riferisca a quella di destra) agli ultimi risvolti giudiziari dell’attentato. Una dinamica che proprio Sigfrido Ranucci ha definito character assassination nei suoi riguardi. Tradotto: sputtanamento.
In effetti si è scritto tanto, tantissimo dell’intimidazione subita dal conduttore e volto di Rai: e ci mancherebbe. È stato così fin dal primo minuto; e a ci ciò si è unita la solidarietà di tutto il mondo politico, culturale e civile. Fin qui, a quanto pare, andava benissimo l’esposizione mediatica: con tanto di piazze a sostegno del giornalista convocate dai partiti di opposizione e le standing ovation dell’Anm (in piena campagna elettorale per il “No” al referendum sulla giustizia). Erano i giorni in cui Elly Schlein tuonava dal palco dei socialisti europei contro «l’estrema destra al governo» che a suo avviso metteva in pericolo i campioni della libertà di stampa come Ranucci. E i 5 Stelle alimentavano l’enorme balla sul fantomatico coinvolgimento dei big del governo nel clima che aveva portato alla bomba sotto casa del conduttore.
Quand’è allora che il racconto su un fatto che ha scosso l’opinione pubblica è diventato – agli occhi del protagonista (e parte lesa della storia, ricordiamolo sempre) e dei suoi sostenitori – accanimento mediatico? Quando è emerso, prima con l’indagine poi con l’arresto, che il mandante dell’attentato non era da ricercare a Palazzo Chigi (sic) o in qualche centrale dell’internazionale nera ma fra i compagni di merenda, ops, di cena di Ranucci stesso. Ad ordinare quella che sarà definita «bomba d’amore», piazzata per «aiutarlo» ad avere una scorta più importante (tesi del reo confesso) o per tirargli la volata come papa straniero del centrosinistra (una delle tesi degli inquirenti), è stato il suo amico-oste-faccendiere Valter Lavitola.
È una notizia o no? È una notizia clamorosa, sulla quale occorre approfondire e scardinare tutte le zone d’ombra. Esattamente come farebbe Report, diciamo in tanti. O quando il risvolto di un fatto tocca i cosiddetti “controllori” occorre piuttosto abbassare il volume? Attendere, con zelo, i tre gradi di giudizio prima di scrivere una riga? Soprassedere sulle tesi dei pm? Tanto per capirci: va bene occuparsi di Giorgia Meloni, di sua sorella Arianna e del resto della famiglia per ben settanta puntate di Report in quattro anni. Non va bene altrettanto raccontare i dettagli dell’operazione Lavitola: incluso, al netto dell’inchiesta giudiziaria, il suo instancabile lavoro di promozione della figura di Ranucci come futuro leader del campo largo? O il ruolo che tale figura, pregiudicato in odor di massoneria, potrebbe avere avuto su una trasmissione così importante del servizio pubblico, dato che – come sostiene la Procura – sarebbe riuscito a manipolare un conduttore così ascoltato? Ed è normale che tutto questo avvenisse mentre metà delle puntate della trasmissione erano dedicate esclusivamente a prendere di mira l’esecutivo Meloni e il suo partito e lo stesso valeva quando Meloni e il suo partito guidavano l’opposizione?
È chiaro che il ragionamento non regge. A meno di non voler applicare il solito intollerabile doppiopesismo: per cui se riguarda gli avversari è sacro dovere di informazione; se riguarda la squadra “di casa” è campagna d’odio. Insomma, se il “metodo Report” – nella sua parte totalmente condivisibile, il diritto-dovere di fare inchiesta – vale solo per gli altri e chiedere conto sui presunti conflitti di interesse, come si affanna a denunciare l’opposizione, è lesa maestà. Un principio semplicemente inaccettabile. Non c’è nessun accanimento, nessun attacco alla reputazione (qui c’è chi ha fatto goal nella propria porta). Anzi, proprio su questa vicenda se c’è qualcuno che è stato gravemente sputtanato – in base a teoremi e “superstizioni” – è stato il governo in carica. E su questo non sono ancora arrivate le scuse. Che sarebbero una buona notizia per tutti. Almeno su questo siamo tutti d’accordo, no?