Dublinanti, Procaccini smonta pezzo a pezzo la narrazione tossica della sinistra: ma quali ritorsioni, il nuovo Patto è la strada
Nessuna ritorsione dalla Spagna, nessuna resa sui trasferimenti dei “dublinanti” e, soprattutto, una certezza: il nuovo Patto su migrazioni e asilo che, tra le altre cose, comporta anche il meccanismo dei trasferimenti dei migranti in attesa di valutazione verso i Paesi di primo ingresso, è la strada. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’eurodeputato di Fratelli d’Italia e co-presidente del gruppo Ecr, Nicola Procaccini, si unisce alla lunga schiera di ministri e parlamentari del governo che in queste ore si sono ritrovati a dover smentire gli attacchi propagandistici dell’opposizione.
E non solo sbugiardando, ma smantellando letteralmente, pezzo a pezzo, architrave e assi portanti del castello di balle e strumentalizzazioni della sinistra. Un intervento, quello di Procaccini, sulla stessa frequenza d’onda di quelli sostenuti in questi giorni dalla premier Meloni a Matteo Piantedosi, fino a Giovanni Donzelli, e che riporta il dibattito sui binari della realtà istituzionale ed europea.
Migranti e dublinanti, Procaccini rispedisce al mittente la narrazione tossica dell’opposizione
E sono parole nette e argomenti tranchant quelli che usa l’eurodeputato di FdI nei confronti delle accuse mosse dalle opposizioni: «Sia da sinistra che da Futuro Nazionale si stanno commettendo delle vere e proprie truffe politiche». Emerge indignazione dalle parole di Procaccini per quella che bolla come «una assurda narrazione» che mette assieme cose che «nulla hanno a che vedere l’una con l’altra»: il punto centrale resta la presunta correlazione tra la sospensione del Trattato di Schengen nei confronti della Spagna e l’annuncio dei Paesi europei sul ripristino delle procedure per i “dublinanti”. Un legame di reciprocità che il politico rigetta come del tutto inesistente.
«Nessuna ritorsione» per il caso Spagna
Di più. La rigidità dei controlli con la Spagna, spiega l’eurodeputato, risponde a precise ed effettive esigenze di sicurezza preventiva e antiterrorismo di fronte al rischio di ingressi irregolari, una prassi comune adottata a più riprese anche da altre nazioni europee, come la Francia. Le richieste di trasferimento dei richiedenti asilo verso i Paesi di primo approdo sono invece una questione ordinaria legata a regolamenti pregressi. La vera novità, allora, risiede nella gestione politica di tali annunci, spesso dettati da dinamiche elettorali interne ai singoli Stati membri, come nel caso tedesco.
«Nessun nesso con la sospensione di Schengen. Le richieste di trasferimento dei dublinanti sono tutto un altro tema»
Così, alla ricostruzione dell’origine della polemica montata ad arte dalla sinistra – secondo cui la premier ha alzato l’asticella con la Spagna e ora sarebbe scattata in reazione la corsa di diversi Paesi europei all’annuncio del trasferimento in Italia di migranti arrivati da loro passando dalle nostre frontiere – Procaccini nell’intervista replica con fermezza: «Non c’è alcun nesso. La sospensione di Schengen, peraltro avvenuta negli ultimi anni moltissime volte per varie ragioni — la Francia per esempio lo ha fatto spesso e volentieri e senza nemmeno crisi gravi —, dipende da un fatto specifico e grave. I rischi di arrivi di clandestini magari anche di infiltrati con finalità terroristiche è reale, e noi abbiamo solo irrigidito i controlli agli arrivi dalla Spagna di cittadini non europei. Le richieste di trasferimento dei cosiddetti “dublinanti” sono tutto un altro tema».
«A parte che parliamo di numeri molto contenuti»
Non solo: nel rafforzare la sua spiegazione Procaccini aggiunge richiami a accordi, dati e numeri inoppugnabili: «Da tempo arrivano richieste di trasferimento nei Paesi di primo approdo che devono essere esaminate. La novità è stata che la Germania lo ha voluto annunciare ufficialmente, per ragioni di politica interna: sono tanti i Paesi che sul tema dell’immigrazione stanno parlando alle rispettive opinioni pubbliche…». E tanti altri appunto hanno seguito la Germania, dando l’impressione che in effetti a perderci in questo «scambio» sia l’Italia…
Procaccini su migranti e dublinanti, la strada è il Patto
«Ma non è assolutamente così – incalza l’eurodeputato –. A parte che parliamo di numeri molto contenuti, poi il nuovo Patto che abbiamo fortemente voluto è molto chiaro. E a cambiare radicalmente lo scenario è il nuovo Patto su migrazioni e asilo fortemente sostenuto dal governo italiano. La riforma, spiega infatti Procaccini, introduce un meccanismo di redistribuzione dei rifugiati basato su criteri proporzionali, prevedendo al contempo un’esenzione dai doveri di accoglienza per le nazioni maggiormente esposte alla pressione dei flussi, tra cui Italia, Spagna, Grecia e Cipro.
E Procaccini lo argomenta chiaramente: «Per quanto riguarda i rifugiati politici, che sono circa il 15-20% del totale, è prevista una redistribuzione sulla base della grandezza dei Paesi. Ma i Paesi sotto pressione migratoria, che sono Italia, Spagna, Grecia e Cipro, sono esentati dall’obbligo di accoglienza. Per gli altri, da adesso cambiano le regole e, ci auguriamo, cambierà il sistema dell’immigrazione, in modo molto più civile e perfino più umano di come è stato finora».
I punti fermi del modello procedurale tra hub nei Paesi terzi e Piano Mattei
Il nuovo quadro europeo, affiancato al modello procedurale avviato con gli hub in Albania – e come noto approvato e rilanciato da diversi Paesi partner d’Europa – punta ad arginare i “movimenti secondari” dei migranti economici, e a velocizzare i processi di rimpatrio diretto verso i Paesi extra-Ue di transito. Un approccio strutturale che integra la cooperazione dello sviluppo internazionale tramite il Piano Mattei per l’Africa e la regolamentazione dei flussi legali, dimostrando l’efficacia della strategia diplomatica della strategia italiana nel panorama europeo.
Tanto che, conclude Procaccini, «Proprio non aver reagito di istinto o con mezzi forti come il blocco navale, quando ci fu la crisi migratoria del 2023» dimostra come la premier abbia «lavorato senza colpi di testa, senza mosse per cui sarebbe stata attaccata. Con costanza, serietà, ha portato l’Europa dalla sua parte. E ha dato una visione moderna, ferma e civile di come affrontare il problema delle migrazioni. E questo, lo dico io che l’ho visto dall’interno e ci ho lavorato ogni giorno, le ha dato grande credibilità e peso in Europa».