Operazione verità
Sui dublinanti la sinistra mente, ecco i dati che smentiscono Schlein e compagni: l’Italia ne ha bloccati 80.000
Mentre la sinistra di casa nostra continua a baloccarsi nel gioco preferito del ribaltamento della realtà, i fatti e i numeri del dossier immigrazione raccontano una storia completamente diversa. Come noto, infatti, l’ultima crociata ideologica dell’opposizione riguarda i cosiddetti “dublinanti”, ossia quei migranti in attesa di asilo, che si trovano in un Paese europeo diverso da quello d’ingresso. Ossia, per esempio, entrati in Italia e poi spostatisi autonomamente verso il Nord Europa.
Sono loro, dunque, il motivo del contendere diventato il grimaldello di accuse, attacchi strumentali, esultanze fuori luogo per presunti “boomerang” diplomatici, e spinta per le capriole verbali di Elly Schlein e compagni che però, guarda un po’, si infrangono contro la realtà d’un bilancio inattaccabile.
Migranti, dublinanti e le filastrocche slogan della sinistra che la realtà dei fatti smentisce
La questione dei cosiddetti “dublinanti” torna al centro del confronto europeo sull’immigrazione. Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia hanno manifestato l’intenzione di riprendere i trasferimenti dei richiedenti asilo verso i Paesi considerati responsabili della loro domanda. E tra questi c’è naturalmente l’Italia, una delle principali frontiere esterne dell’Unione europea.
I dati (e i numeri) parlano chiaro
Ma i dati desunti da studi di settore che, spiegano ambienti di FdI, sono illuminanti, raccontano infatti una realtà su cui c’è ben poco da ricamare ordito e trama polemica per tessere la solita narrazione anti-governativa. Fatti e numeri, insomma, parlano chiaro: fin dal suo insediamento nell’ottobre del 2022, il governo guidato da Giorgia Meloni ha rivendicato con fermezza l’interesse nazionale, bloccando tutti i trasferimenti dei dublinanti a causa dell’eccessiva pressione migratoria che gravava sulle nostre coste. Il risultato? L’Italia ha respinto oltre 80mila richieste di presa in carico arrivate dagli altri Paesi dell’Unione Europea.
Ma tra il 2014 e il 2022, sotto gli esecutivi Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi, l’Italia era il campo profughi d’Europa
Un dato numericamente inoppugnabile e politicamente inattaccabile che se parametrato a cifre e riscontri degli anni precedenti non può che confermare una differenza sostanziale e una lontananza siderale con le politiche migratorie “subìte” coi governo precedenti. Pertanto, è più che lecito rileggere con la lente della “svolta radicale” rispetto alle stagioni targate Pd e M5S, i numeri e i dati frutto di studi e analisi. Secondo cui, per esempio, tra il 2014 e il 2022, sotto gli esecutivi Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e Draghi, l’Italia dell’accoglienza ad ogni costo ha calato la testa e accettato il rientro di oltre 34mila dublinanti, trasformando di fatto il nostro Paese nel “campo profughi” d’Europa proprio mentre infuriavano gli sbarchi record.
Migranti e dublinanti, la normativa europea che cambia le carte in tavola e introduce nuove forme di “accoglienza”
Poi, con l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo (AMMR), la musica è cambiata. La normativa europea supera il vecchio e penalizzante schema di Dublino III introducendo una vera “solidarietà obbligatoria” e meccanismi di compensazione che consentono agli Stati di primo approdo di riequilibrare le responsabilità. E se governi del passato avevano persino concordato che tutti i salvataggi navali dovessero sbarcare unicamente nei nostri porti, l’esecutivo Meloni ha imposto a Bruxelles un cambio di paradigma totale.
Il sistema dell’asilo
Spieghiamo meglio: dal 12 giugno 2026 il nuovo Patto Ue sulla migrazione e l’asilo ha modificato profondamente il sistema. Il Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione (AMMR) ha sostituito Dublino III. Ossia: resta il principio della responsabilità del Paese di primo ingresso, ma viene affiancato da meccanismi permanenti di solidarietà obbligatoria, pensati in particolare per gli Stati maggiormente sottoposti alla pressione degli arrivi irregolari. Di fatto, allora, la solidarietà può assumere forme differenti: contributi finanziari. Ricollocamenti oppure compensazioni, attraverso le quali uno Stato può farsi carico dell’esame di domande di asilo che, secondo i criteri ordinari, sarebbero di competenza di un altro Paese.
Germania e Svizzera, quanti trasferimenti potrebbero riguardare l’Italia
In questo contesto, allora, la partita più importante riguarda la Germania. Secondo i dati Eurostat richiamati nel documento in oggetto, Berlino avrebbe sul proprio territorio circa 36mila “dublinanti” per i quali è stato chiesto il trasferimento verso altri Stati europei. La Svizzera ne avrebbe poco meno di 4mila. Per circa 24mila dei casi presenti in Germania, secondo la stima riportata, il Paese di primo approdo sarebbe proprio l’Italia. Non significa, tuttavia, che 24mila persone arriveranno automaticamente nel nostro Paese.
Migranti, dublinanti, e le lunari recriminazioni della sinistra che si scontrano con la realtà
Pertanto, le critiche dell’opposizione sulla sospensione di Schengen si rivelano dunque del tutto lunari: tutelare i confini nazionali non c’entra nulla con le procedure di asilo. L’Europa ha finalmente abbandonato le utopie delle “porte aperte” per adottare la linea italiana, basata sul contrasto ai trafficanti di esseri umani, sulla difesa delle frontiere esterne, sul rafforzamento dei rimpatri e su accordi strategici con i Paesi di origine e transito. I numeri confermano l’efficacia del modello: -80% di sbarchi e stop alle imposizioni Ue. Con buona pace delle cassandre di sinistra.