Botta e risposta
Vespa smonta Santoro sul contratto Rai: «Falso che sia da star». E svela le offerte rifiutate da Berlusconi
Bruno Vespa non ci sta e replica punto per punto a Michele Santoro. Al centro dello scontro ci sono il contratto Rai del conduttore di Porta a Porta e Cinque Minuti, i risultati della storica trasmissione di seconda serata e, soprattutto, l’accusa di godere di un trattamento “da star”. Vespa affida a Facebook una risposta dettagliata nella quale respinge la ricostruzione dell’ex conduttore di Annozero e rivela anche un retroscena sui rapporti con Silvio Berlusconi e Mediaset.
La polemica nasce dalle parole pronunciate da Santoro, durante un dibattito con Roberto Giachetti sulla situazione della Rai pubblicato sull’account di Servizio Pubblico. Parlando di Vespa, Santoro aveva sostenuto che il giornalista non avrebbe un normale contratto giornalistico ma un trattamento assimilabile a quello di un artista.
«Vespa, per esempio, ha un contratto da star», aveva affermato Santoro. E aveva aggiunto: «Se tu hai un contratto da star vuol dire, anche nella logica del servizio pubblico, che devi avere dei numeri di mercato».
Santoro attacca Vespa: «È ingaggiato come un artista»
Il ragionamento di Santoro era molto netto. Se un professionista è un dipendente del servizio pubblico, aveva spiegato, la sua posizione va valutata all’interno della missione della Rai. Diverso sarebbe invece il caso di chi viene «ingaggiato come un artista o un cantante».
Secondo Santoro, Vespa rientrerebbe proprio in questa seconda categoria e potrebbe quindi «avere tutti i cachet» compatibili con tale posizione, a condizione però di produrre risultati adeguati sul mercato.
Ed è qui che l’attacco si sposta su Porta a Porta.
Santoro distingue infatti il programma storico di seconda serata da Cinque Minuti, definito provocatoriamente «il giusto tributo monumentale che la Rai deve dare a Bruno Vespa». A suo giudizio, Porta a Porta, pur avendo «un’importanza produttiva notevole nella Rai», non otterrebbe invece «risultati di mercato» da molto tempo.
Una critica alla quale Vespa ha deciso di rispondere senza mezzi termini.
Vespa: «Da Enzo Biagi in poi funziona così»
«Michele Santoro sostiene che il mio contratto Rai sarebbe da “star”», esordisce Vespa nel suo post. Poi arriva la replica sul punto centrale della contestazione.
«In realtà, da Enzo Biagi in poi, tutti i conduttori di certo rilievo sono inquadrati nella prestazione Inps ex Enpals».
Vespa cita quindi diversi nomi della televisione italiana: «Per fare gli ultimi casi, Maggioni, Giletti, Monteleone, Sottile, Sciarelli e altri».
Il conduttore ribalta poi la contestazione chiamando direttamente in causa lo stesso Santoro.
«Lo stesso Santoro, quando andò a lavorare a Mediaset, ebbe un contratto a partita Iva come conduttore e autore televisivo trattato da Enpals come il mio».
Una precisazione che Vespa accompagna con una stoccata: «Santoro legittimamente andò a lavorare per Berlusconi».
Il retroscena di Vespa: «Berlusconi mi offrì il doppio»
È però il passaggio successivo a contenere il retroscena più significativo della replica.
Vespa racconta infatti di avere ricevuto da Silvio Berlusconi offerte economicamente molto importanti per lasciare la Rai e approdare a Mediaset. E sostiene di averle rifiutate.
«Nel 2021 e nel 2022, per restare alla Rai, io rifiutai per due volte il raddoppio del compenso propostomi generosamente da Silvio Berlusconi», scrive.
Secondo il racconto del giornalista, Berlusconi gli avrebbe anche riferito di essersi confrontato sulla proposta con il figlio Pier Silvio. E i contatti non si sarebbero fermati lì.
Vespa aggiunge infatti che Pier Silvio Berlusconi, nel 2023, gli avrebbe chiesto «gentilmente di passare a Mediaset».
Il conduttore rivendica quindi la scelta compiuta: «Per il poco che conti, sono l’unico conduttore rimasto nell’azienda in cui è nato».
Lo scontro sugli ascolti e sui ricavi di “Porta a Porta”
Ma il contratto è soltanto una parte della contesa. L’altro terreno dello scontro riguarda il peso economico e televisivo di Porta a Porta.
Santoro aveva messo in discussione il rapporto tra i risultati ottenuti dalla trasmissione, il suo ruolo nella programmazione Rai e il budget impiegato.
Vespa risponde definendo «completamente falsa» la tesi secondo cui Porta a Porta avrebbe ascolti tali da non giustificare il suo compenso. E precisa che quel compenso comprende anche la conduzione di Cinque Minuti, trasmesso in una fascia ben diversa e particolarmente importante per Rai1: la prima serata.
Ma Vespa introduce soprattutto un altro elemento, quello della raccolta pubblicitaria.
«Fonti ufficiali parlano di un rendimento pubblicitario triplo del costo della trasmissione», sostiene.
E, secondo il conduttore, si tratterebbe persino di una valutazione prudente: «A mio giudizio per difetto, visto che ogni sera, nonostante l’ora tarda, Porta a Porta ospita una ventina di spot pubblicitari».
Vespa-Santoro, due storie della Rai tornano a scontrarsi
La polemica assume inevitabilmente un significato che va oltre il contratto di un singolo conduttore. Vespa e Santoro rappresentano infatti due protagonisti di lunghissimo corso della televisione italiana e due modi profondamente diversi di interpretare il servizio pubblico.
Santoro pone una questione di rapporto tra compensi, collocazione editoriale e risultati di mercato. Vespa respinge invece l’idea di rappresentare un’eccezione contrattuale, cita altri importanti volti televisivi e soprattutto rivendica la redditività pubblicitaria della sua trasmissione.
Poi c’è quel retroscena destinato inevitabilmente a far discutere: mentre Santoro ricorda il trattamento “da star” di Vespa, il conduttore di Porta a Porta replica di avere avuto la possibilità di guadagnare molto di più altrove. Per due volte, sostiene, Berlusconi gli avrebbe offerto il doppio. E per due volte Vespa avrebbe scelto di restare in Rai.