Comandava il quartiere Zen
Continua il pugno duro del governo contro la mafia: il boss del kalashnikov Salvatore Verga al 41 bis
A soli 35 anni era già legato alla mafia dell'est e a 'ndrangheta e camorra. Il pizzo ai commercianti e gli incendi
Il pugno duro del governo contro le mafie non conosce soste: il ministero della Giustizia, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha disposto il regime di carcere duro (il 41bis) nei confronti di Salvatore Verga, giovane boss del capoluogo e “astro nascente” di Cosa Nostra, detto anche, “il boss del kalashnikov”.
Chi è Salvatore Verga
Trentacinquenne palermitano, originario del quartiere della Marinella, considerato dagli inquirenti della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) come un boss mafioso emergente inserito nel mandamento di San Lorenzo, Verga è ritenuto il vertice dell’organizzazione criminale che ha terrorizzato per mesi commercianti e imprenditori a Palermo (nelle zone di Sferracavallo, Tommaso Natale e Isola delle Femmine) a colpi di intimidazioni, incendi e spari con armi da guerra.
“Comandava i picciotti” con gli smartphone dal carcere
Nonostante fosse già detenuto dal 2019 nel carcere di Trani per reati legati a droga e rapine, Salvatore Verga coordinava i “picciotti” (principalmente manovalanza dello Zen 2) inviando ordini sulle estorsioni e sugli attentati tramite uno smartphone introdotto illegalmente in cella.
I collegamenti con l’Europa dell’Est
I kalashnikov e le altre armi da guerra utilizzate dalla banda per terrorizzare i commercianti a Palermo non provenivano dal mercato locale. Secondo le ricostruzioni degli investigatori e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia i fucili d’assalto arrivavano dall’Europa dell’Est attraverso la rotta adriatica.
Durante il periodo di detenzione nel carcere di Trani, Verga sarebbe riuscito a stringere contatti e alleanze strategiche con esponenti delle cosche calabresi e campane, che hanno facilitato l’approvvigionamento di armi e munizioni.
“Fai bruciare tutto!”
Dai messaggi intercettati emerge la sua totale spietatezza. Ordinando un attentato incendiario contro la sede della società Sicily by Car, scriveva ai complici: “Prenditi chi vuoi. L’importante che brucia tutto”.
Il ritorno della “vecchia mafia”
Ciò che le Dda stanno osservando, in Calabria e in Sicilia soprattutto, è il ritorno delle vecchia organizzazione di modello mafioso. Dopo decenni in cui le cosche si sono “mascherate”, investendo miliardi nel resto dell’Europa e cercando di “calmare le acque”, oggi tornano a esercitare una pericolosa sovranità sui territori, attraverso il racket e le intimidazioni.
Balboni: “Il governo tira dritto contro le mafie”
Il sottosegretario alla Giustizia di FdI, Alberto Balboni, in una dichiarazione ha espresso tutta la sua soddisfazione per la decisione assunta da Nordio: “Esprimo grande soddisfazione per la decisione del ministero della Giustizia di imporre il 41bis a Salvatore Verga, boss emergente del quartiere della Marinella. Abbiamo recepito la richiesta della Dda di Palermo, Verga è un criminale di spiccata pericolosità che, anche dall’interno del carcere, coordinava le operazioni della banda dei kalashnikov, sgominata dalle Forze dell’Ordine. Con il governo Meloni chi delinque paga, chi continua a delinquere e non si ravvede paga ancora più duramente. La lotta alla mafia condotta da Fratelli d’Italia è attestata dai fatti, fin dall’inizio della legislatura abbiamo salvato il 41bis dallo smantellamento perché sappiamo che è un regime necessario per isolare i boss e azzerare la catena di comando delle cosche. Continueremo a colpire senza sosta la criminalità organizzata, con noi i mafiosi non conosceranno pace, dentro e fuori dalle carceri“.