Potrebbe accadere di nuovo
Ceuta in allerta, timori jihadisti e tam tam sui social per un nuovo ingresso in massa il 15 agosto
Potrebbe accadere di nuovo. Ceuta, città autonoma spagnola situata sulla costa nordafricana, teme un nuovo ingresso di massa di migranti. A preoccupare le autorità sono alcuni appelli che circolano sui social media marocchini e che indicherebbero il 15 agosto prossimo come data del possibile tentativo. «Fratelli, al tramonto e all’alba del 15 agosto tutti entrano a Ceuta»: è uno dei messaggi che, secondo quanto riferito da El Mundo, da alcuni giorni rimbalza tra chat di WhatsApp e profili Instagram anonimi in lingua araba.Il portavoce del governo di Ceuta, Alejandro Ramírez, ha assicurato che l’amministrazione locale ha sottoposto i messaggi all’attenzione delle autorità competenti, affinché possano valutarli e predisporre le misure necessarie qualora si verificasse un episodio analogo a quello precedente. «Speriamo che non accada», ha concluso.
L’allarme per possibili infiltrazioni jihadiste
Nel quadro di crescente tensione si inserisce il timore per la possibile presenza di soggetti legati all’estremismo jihadista tra i circa 2.500 migranti che, secondo quanto riferito da El Español, si trovavano ancora a Ceuta. Il quotidiano spagnolo ha segnalato l’individuazione di dieci persone precedentemente espulse dalla Spagna per presunti legami con ambienti jihadisti. Gli esperti del ministero dell’Interno di Madrid starebbero continuando a esaminare i filmati degli ingressi via mare avvenuti nei giorni precedenti, compresi quelli pubblicati sui social network, per identificare eventuali soggetti pericolosi rimasti nell’enclave.
Durante i controlli sulla prima ondata di arrivi, gli agenti del Commissariato generale per l’Informazione della Polizia nazionale e quelli della Guardia Civil avrebbero riconosciuto persone già arrestate, condannate ed espulse in Marocco alcuni anni prima. Il timore delle autorità è che possano essercene altre non ancora identificate o non presenti negli archivi del ministero dell’Interno e dei servizi d’intelligence.
Identificazioni e controlli
Tra le persone arrivate a Ceuta figuravano anche cittadini algerini, maliani e sudanesi. Per alcuni di loro, secondo le fonti citate, non sarebbero state immediatamente disponibili informazioni complete sull’identità, su eventuali precedenti penali o su possibili affiliazioni a organizzazioni estremiste. In Italia la questione è stata sollevata da Sara Kelany, responsabile del dipartimento Immigrazione di Fratelli d’Italia. Kelany ha riferito che tra i migranti sarebbe stato fermato anche un presunto jihadista che nel 2016 si sarebbe recato in Siria per combattere con gruppi islamisti.Si tratta di circostanze che, se confermate, renderebbero ancora più necessari controlli accurati sull’identità e sui precedenti delle persone entrate irregolarmente nell’enclave.
«Non sappiamo chi siano e cosa abbiano fatto»
Il rischio di possibili infiltrazioni è stato affrontato anche in un reportage di Fausto Biloslavo pubblicato dal Giornale. Sulla spiaggia Benítez, secondo il racconto, erano presenti persone provenienti da Sudan, Mali, Somalia, Etiopia e Senegal. Nell’articolo viene riportata anche una dichiarazione di Antonio Tajani: «Non sappiamo chi siano e cosa abbiano fatto nei loro Paesi. Abbiamo già dimenticato che una settimana fa c’è stato un grave attentato a Berlino?». Tajani avrebbe inoltre osservato che le persone arrivate nell’exclave spagnola provengono anche da Paesi nei quali sono attive organizzazioni jihadiste e che tra loro potrebbero nascondersi elementi pericolosi. Da qui, secondo il vicepremier, la necessità di verifiche approfondite.
La tensione nell’enclave
Biloslavo sottolinea che, per alcuni dei migranti irregolari rimasti a Ceuta, non erano disponibili informazioni su eventuali precedenti penali o di polizia. I servizi marocchini e spagnoli mantenevano alta l’attenzione sul rischio di infiltrazioni jihadiste. Secondo il reportage, il disordine prodotto dagli ingressi improvvisi avrebbe potuto agevolare anche il passaggio di persone con precedenti criminali. Lungo la carretera Benítez, che costeggia la spiaggia trasformata in un accampamento, durante le ore serali sarebbe stato impiegato anche un mezzo blindato dell’esercito. Gli agenti presidiano inoltre i punti considerati più delicati, compreso il centro di accoglienza. Il reportage riferiva anche di scontri con la polizia durante i quali alcune persone avrebbero gridato «Allah akbar», espressione araba che significa «Dio è grande».
I precedenti e gli avvertimenti sulla sicurezza
Andrea Morigi, su Libero, ha ricordato che nel 2021 la polizia spagnola fermò i componenti di una cellula jihadista accusata di progettare un attacco con armi da fuoco. Secondo la ricostruzione citata, alcuni membri sarebbero arrivati nella penisola iberica attraversando lo Stretto di Gibilterra. Dati attribuiti al ministero dell’Interno spagnolo indicavano inoltre che almeno quindici persone successivamente arrestate per terrorismo islamista avrebbero sfruttato, nel corso degli anni, le rotte utilizzate dai trafficanti di esseri umani per entrare in Spagna.
Madrid e Rabat collaborano da tempo in operazioni congiunte finalizzate a contrastare l’immigrazione irregolare e a smantellare le organizzazioni criminali attive su entrambi i lati della frontiera. Già nel 2007 il Real Instituto Elcano aveva presentato al governo spagnolo una serie di raccomandazioni sulla sicurezza di Ceuta. Lo studio sottolineava, tra le altre cose, la necessità di rafforzare i controlli alle frontiere per prevenire possibili infiltrazioni di individui radicalizzati provenienti dal Marocco e limitare gli ingressi irregolari nell’enclave. A distanza di anni, gli appelli che circolano sui social e i problemi incontrati nell’identificazione delle persone arrivate a Ceuta riportano in primo piano quelle preoccupazioni. Il rischio deve essere valutato senza stabilire equivalenze tra immigrazione e terrorismo, ma senza neppure trascurare la necessità di controlli puntuali e verifiche di sicurezza.