Se questi sono i compagni...
Bonaccini? Solo l’ultimo dei tanti dem col vizietto rosso della puzza sotto il naso e l’insulto in tasca: ecco l’elenco
Stefano Bonaccini insulta Meloni, governo e elettori e scatena indignazione e riflessioni che estendono a largo raggio il caso: il presidente del Pd, infatti, è solo l’ultimo di una lunga e ahinoi, pensiamo interminabile, lista di illustri predecessori dem che, dagli spalti della politica alle scrivanie delle redazioni giornalistiche, passando per i salotti radical chic della tv, hanno indirizzato accuse e improperi irricevibili a ministri, parlamentari, leader di partito e elettori non allineati. Una sorta di riflesso pavloviano di un’intellighenzia rossa allergica alla democrazia e troppo spesso incline a dimenticare le più elementari norme di educazione e buon gusto.
Insulti a elettori e politici di centrodestra, Bonaccini? È solo l’ultimo
Sì perché ormai ci si potrebbe rimettere l’orologio: quando la sinistra perde nelle urne, attiva puntualmente il pulsante della propria presunta superiorità morale e trasforma la rabbia politica in un disprezzo sistematico contro milioni di cittadini. La colpa degli italiani? Semplicemente non votare a sinistra… Pertanto, per l’intellighenzia dem, chi non si adegua al catechismo progressista viene schedato, denigrato e antropologicamente inferiorizzato. Così la lista della vergogna e della spocchia radical-chic si allunga costantemente nel tempo, in un ciclico ritorno di offese e cadute di stile che solo ieri hanno registrato l’ultimo caso.
Da Dario Fo a Gad Lerner, questo è l’elenco della vergogna…
E allora riavvolgiamo il nastro e, senza pretendere di stilare un elenco esaustivo e definitivo, proviamo a ripercorre qualche tappa di questa corsa all’insulto che ha visto competere nomi altisonanti e aedi del mainstream. Episodi che punteggiano vergognosamente una narrazione che si è alimentata grazie a marchi e lettere scarlatte stampate dalla sinistra in fronte a cittadini e politici esterni al villaggio rosso, e di cui oggi Libero e Il Giornale tra gli altri, ripercorrono le alterne vicende.
Correva l’anno 1995 quando il premio Nobel Dario Fo liquidò gli elettori di Forza Italia come «deficienti» aprendo il varco chi, come Gad Lerner, si sarebbe inserito bollandoli come «vittime della dabbenaggine». Picchi di buon gusto che con l’ascesa della Lega avrebbero poi raggiunto vette vertiginose: per Paolo Garimberti la formula era schematica («Voti Salvini? Sei ignorante»), mentre il piddino Gianni Cuperlo commentando a caldo nel 2019 i risultati elettorali delle Europee esordiva: «A me colpisce che oggi la Lega sia il primo partito in Sardegna dove il 33 per cento dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni che frequentano la secondaria non finirà gli studi…».
Politici, intellettuali, giornalisti: tutti con l’insulto in tasca a chi non vota a sinistra
E ancora: il popolo di centrodestra? Per Gianrico Carofiglio, parlando della manifestazione del centrodestra contro l’allora governo Conte-bis, mai cittadini a pieno titolo, ma soltanto un «manipolo di gente sudata e accalcata». Ma non bastava, anche perché segnaletica e retorica della Ztl dem ha nel tempo ampliato bersagli e lessico offensivo con i suoi guru ospiti dei salotti tv.
Insulti agli elettori di centrodestra, Bonaccini ma non solo. Prima di lui…
Quante volte abbiamo visto Corrado Augias da Floris pontificare con grazia che «essere di destra è facile» perché basta assecondare gli “istinti”, a differenza della “nobiltà” progressista? E che dire del verboso Andrea Scanzi, che all’indomani del trionfo di Giorgia Meloni nel 2022 liquidò l’elettorato di Fratelli d’Italia spiegando che «chi l’ha votata, o era molto ubriaco o un po’ scemo»? Fino alle perle recenti, datate 2026, che vanno dalla sindaca di Genova Silvia Salis che, tra il lusco e il brusco, ha voluto rimarcare come «essere cresciuta in una famiglia di sinistra ti dà un grande vantaggio: imparare ad alimentare negli altri sentimenti positivi, non la paura».
E per finire, ma solo per questione di spazi, perché di citazioni “dotte” se ne potrebbero citare a profusione, arriviamo all’inossidabile Natalia Aspesi che, sul tema dell’appartenenza politica, non ha certo fatto mistero da quale parte stare, rifiutando anche la sola idea di collocarsi a destra perché «vecchia sì. Ma non deficiente»…