C'erano una volta gli operai
Bonaccini: “Vota a destra chi ha studiato poco o sta peggio economicamente”. Meloni lo inchioda: “Nonostante le sconfitte, una certa sinistra non ha ancora studiato cosa sia il rispetto”
Politica - di Giovanna Ianniello - 28 Agosto 2026 alle 12:01
Sarà il caldo afoso che distrae e confonde, sarà il relax post vacanze estive che favorisce la favella o semplicemente l’effetto di un aperitivo in spiaggia. Tutto potrebbe essere usato, per giustificare e derubricare un’uscita infelice e anche un po’ troppo banale per un rappresentante delle istituzioni. Fatto sta che ancora una volta la sinistra ci ricasca e mostra il suo nuovo lato snob, quello più ‘moderno’ e ‘altolocato’ dove le categorie e classi sociali di appartenenza non sono più quelle del popolo e della classe operaia ma dei ‘colti e benestanti’. Il volto di chi, diventato ormai un “borghese”, ha come unico obiettivo – come diceva uno dei più importanti studiosi di Carl Marx, il filosofo Armando Plebe – quello di non tornare a essere proletario.
Bonaccini: vota a destra chi ha studiato poco e sta peggio economicamente
Stavolta la dichiarazione che racconta la nuova visione di una parte della sinistra di oggi arriva dall’ex governatore della Regione Emilia Romagna e attuale presidente del Partito Democratico, Stefano Bonaccini. Intervistato a margine di un evento dei democratici si lascia andare in una approfondita analisi sull’elettorato della destra in Italia, in Europa e finanche nel mondo. Dice Bonaccini: «Il voto al primo e al secondo Trump, il voto per la Brexit qualche anno fa. Il voto in Germania a destra, quello alla Le Pen, quello in Italia alla Meloni, prima a Salvini oggi forse a Vannacci, è un voto che vede in maniera maggioritaria il voto di chi ha poco studiato di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città e di chi sta peggio economicamente».
In pratica la povertà e la poca istruzione diventano degli elementi che distinguono gli elettori delle forze politiche di destra. Una visione alquanto discutibile, tuttavia su cui riflettere, dalla quale il campo largo potrebbe far partire il suo programma di governo che non c’è.
La replica della Meloni lo fulmina: nNoi gli italiani li rispettiamo
Ovviamente di fronte a simili parole non poteva non intervenire la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, prima donna alla guida dell’Italia e che tra pochi giorni conquisterà il titolo di capo di governo più longevo della storia Repubblicana. Chiamata in causa dall’ex vincitore morale delle primarie del Pd, poi concretamente conquistate da Elly Schlein, Meloni ha commentato sui social il video con le dichiarazioni, postandolo a beneficio degli italiani: «In una illuminata lezione, Stefano Bonaccini, Presidente del Partito Democratico, ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco. L’abbiamo già sentita. Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare. Forse Bonaccini dovrebbe prendere in considerazione un’ipotesi più semplice: quegli italiani, indipendentemente dalle scuole che hanno frequentato, hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra. Hanno visto città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate e lezioni di morale impartite da chi pretende di spiegare agli altri come devono vivere, come devono votare, e come devono pensare. Quegli italiani votano a destra perché noi non chiediamo loro quanti titoli di studio abbiano prima di ascoltarli. Li rispettiamo. Ed è forse proprio questo rispetto che Bonaccini e una certa sinistra, nonostante le molte sconfitte, non hanno ancora studiato abbastanza».
La contro-replica che non convince: parlavo dei problemi della sinistra
Una risposta che poteva chiudere lì il dibattito, ma no. Bonaccini nel salotto televisivo di La 7, piuttosto che incassare – e magari correggere il tiro – ha provato a “buttarla in vacca” come direbbe Arturo Parisi delle primarie del campo largo: «Hanno estrapolato una frase da un ragionamento più complessivo» ha detto l’eurodeputato Pd. «Io dicevo che negli ultimi dieci anni in Occidente, ogni volta che si è votato, e spesso ha vinto la destra, dal primo al secondo Trump, alla Brexit, alla Le Pen, al voto alla destra in Italia, la destra ha preso un voto non di tutti, ma maggioritario, se scorporiamo, tra coloro che hanno un po’ meno titoli di studio, tra chi sta peggio economicamente e tra chi vive nelle aree interne, nelle campagne, nelle periferie delle città non vuol dire che non ci siano plurilaureati che votano la Lega, Fratelli d’Italia o Vannacci. Ma io l’ho detto come problema per la sinistra, che ha perso spesso le elezioni in tanti Paesi europei e negli Usa. Dovrebbe saper rappresentare più e meglio coloro che sono più in difficoltà economicamente, o che nella vita hanno avuto meno opportunità per aver titoli di studio più elevati. E’ per dire che serve una sinistra più popolare. Ma secondo voi io mi permetto di dire che solo quelli che studiano… ma non scherziamo. Ho fatto un’analisi di quella che è la realtà se si va a vedere scorporando il voto».
La sinistra studia i problemi del Pd, il governo si occupa degli italiani
Un altro problema tutto interno alla sinistra dunque, del quale sicuramente Bonaccini potrà parlare alla coalizione e che può essere risolto mettendosi a studiare. E forse la spiegazione sugli elettorati è tutta qui: c’è chi si deve occupare di risolvere i problemi degli italiani e per questo viene votato e chi studia per risolvere le grane del Pd.