Situazione delicata
Alluvione in Nepal, 616 vittime e 2500 dispersi: le ricerche proseguono e Papa Leone invia aiuti umanitari
Il Paese, per fare fronte all'emergenza delle esondazioni che è durata tre giorni, ha chiesto alla Cina e all'India di fornire ponti Bailey, ponti reticolari portatili e prefabbricati composti da pannelli standardizzati e velocemente assemblabili
Esteri - di Gabriele Caramelli - 29 Agosto 2026 alle 12:39
Il bilancio delle vittime in Nepal, a seguito dell’alluvione-lampo di tre giorni che ha interessato la regione himalayana, è salito a 616 morti. A darne notizia è stata la polizia locale, aggiornando il computo precedente di 579 morti. Secondo altri resoconti di stampa, tra cui quello della Bbc, le vittime sono arrivate a 626. In precedenza, i media statali cinesi avevano confermato sette morti, portando il totale delle vittime ad almeno 623. Inoltre, più 2.500 persone risultano ancora disperse tra Nepal e Cina.
L’esercito nepalese, nel frattempo, ha intensificato le operazioni di ricerca e soccorso, ma sta affrontando grandi difficoltà, tra cui enormi strati di fango e persone bloccate nei tunnel di montagna. A dare spiegazioni sulla situazione è stato il portavoce delle forze armate Raja Ram Basnet, sottolineando che il fango rende difficile l’atterraggio per i quattordici elicotteri di soccorso attualmente operativi nella regione e nelle aree colpite, tra cui Temure, Syabrubesi e Mailung. Come ha confermato Basnet, i tunnel della regione montuosa rappresentano un altro ostacolo.
Alluvione in Nepal, le vittime salgono a 616 e i dispersi si attestano a 2500
Venerdì mattina il bilancio di individui tratti in salvo da quella particolare situazione si limitava a quattro, ma si ritiene che molti altri siano ancora intrappolati. È difficile sapere quanto a lungo proseguiranno le operazioni di soccorso, ha chiarito in seguito il portavoce. L’autorità nepalese per la gestione dei disastri ha dichiarato che più di 4.400 persone sono state salvate dall’inizio della crisi fino alla sera di venerdì.
Il Paese, ha poi spiegato il ministro degli Esteri nepalese Shisir Khanal, necessita di assistenza straniera per il salvataggio delle persone rimaste intrappolate, nonché per l’identificazione e la conservazione dei corpi. «Il Nepal – ha precisato – ha già presentato richieste di aiuto dall’estero in ambiti specializzati e tecnici nei quali non dispone delle necessarie competenze, ma non nelle operazioni di ricerca e soccorso». Tra le altre cose, Khanal ha chiesto a India e Cina di fornire ponti Bailey, ponti reticolari portatili e prefabbricati composti da pannelli standardizzati e velocemente assemblabili, per ripristinare quanto prima i trasporti e le comunicazioni nell’area colpita dal disastro, dove sono stati distrutti almeno venti ponti.
Papa Leone invia gli aiuti alla popolazione colpita
Nel frattempo, Papa Leone XIV ha inviato un sostegno economico per i bisogni più urgenti della popolazione colpita dalla catastrofe. Il contributo aiuterà Caritas Nepal nelle attività dopo l’alluvione: fornire assistenza immediata con cibo, generi di prima necessità e spazi di accoglienza per chi ha perso tutto. «Si tratta di un primo aiuto che il Santo Padre, come in altre occasioni, ha voluto inviare per le urgenze primarie della popolazione -ha spiegato il prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità, l’arcivescovo Luis Marín de San Martín -. E’ un segno rapido e concreto per trasmettere, soprattutto ai più vulnerabili, la vicinanza e la tenerezza del Santo Padre, come una carezza della Chiesa che li accompagna e li sostiene».
Montaruli: «Fratoianni e Avs mandano messaggi distorti contro il governo Meloni»
«Per Avs quanto avvenuto in Nepal-Tibet sarebbe collegabile a Giorgia Meloni e al suo governo, accusato di essere climafreghista e di averci portato sull’orlo di un burrone. Dopo aver accusato l’esecutivo del caldo estivo, ora tocca all’inondazione avvenuta in un altro continente. Semplicemente squallido». L’ha scritto in una nota il vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Augusta Montaruli. «Eppure Nicola Fratoianni pubblica sui social un post che inizia con le foto drammatiche dal Nepal e dal Tibet – ha ripreso -, con tanto di avviso all’utenza della drammaticità delle stesse, ma finisce con l’immagine del presidente del Consiglio in compagnia del ministro Pichetto». Poi Montaruli ha ricordato che «mentre ancora si cercano i dispersi e si contano i morti, Fratoianni e Avs non hanno di meglio da fare che diffondere messaggi distorti usando strumentalmente un dramma per dare contro alla destra. Un vero e proprio atto da ossessionati compulsivi degenerati in sciacalli mediatici».
«Questo la dice lunga anche sui contenuti di una sinistra che, evidentemente non sapendo a che aggrapparsi, arriva a rendersi ridicola», ha spiegato la deputata di FdI, evidenziando che «Fratoianni, oltre a fare un collegamento improprio e un’accusa gratuita a Giorgia Meloni, dimentica qualche dettaglio. Per esempio, in tema di inquinamento, tralascia di citare la Cina quale prima Nazione per emissione di Co2. Chissà come mai Avs, proprio nel momento in cui si trova a parlare di ambiente in relazione al caso Nepal-Tibet, dimentica di citare quella Nazione. C’è un rigurgito nostalgico che costringe loro a deviare sempre su Giorgia Meloni e il governo. Intanto l’esecutivo è sul campo con una task force a occuparsi seriamente di quanto accaduto».