La stoccata
Bertinotti non ha dubbi: “La sinistra ha perso la connessione col popolo di cui parlava Gramsci”
L'ex segretario di Rifondazione comunista ha spiegato che, per quanto gli riguarda, le primarie possono anche non esserci. Uno dei problemi dell'odierna sinistra, nello specifico, è «come opporsi a queste nuove forme del capitalismo»
A sinistra «non c’è più la connessione sentimentale con il popolo della quale parlava Gramsci». L’ha detto in un’intervista a Il Giornale Fausto Bertinotti, ex Presidente della Camera, leader e deputato di Rifondazione comunista ed ex sindacalista, criticando anche i meccanismi interni della sinistra, come le primarie: «Le ho fatte una ventina di anni fa. Furono un grande fenomeno di partecipazione popolare. Una grande vicenda democratica. Ma queste primarie di oggi sono un’altra storia. Io dico che le primarie possono esserci e non esserci. Non è importante. Quello che mi preoccupa è che dopo la grande affermazione del referendum il centrosinistra ha preso fischi per fiaschi e ha considerato quel referendum una leva per il proprio successo». Ha anche ammesso che il governo Meloni «purtroppo» per chi la pensa come lui gode di stabilità, affermando che nella sinistra di oggi non vede «risposte né sulla teoria né sulla lotta sociale».
Bertinotti: «La sinistra non ha più la connessione gramsciana col popolo»
Per Bertinotti le differenze tra Elly Schlein e Giuseppe Conte non sono un gran problema, o meglio, il lodo più importante è un altro: «Il problema per la sinistra è come opporsi a queste nuove forme del capitalismo». Quanto al tema dell’Ucraina, l’ex segretario di Rifondazione comunista ha sostenuto che la posizione della leader del Pd e del presidente pentastellato non gli sembrano tanto differenti, aggiungendo che la sua posizione «è differente da entrambi».
Il tema della rivoluzione
Nell’intervista, l’ex esponente comunista ha parlato dell’ultimo secolo come di un periodo «terribile», ma anche come quello della «rivoluzione». Forse si riferiva a quella d’ottobre o magari al ’68, fatto sta che il significato di quella parola è chiaro: «A un certo momento gli ultimi hanno iniziato a credere di potere diventare i primi. Questo è stato il filo che ha legato tutta la storia politica di quel secolo. Ed è successo questo perché c’era il movimento operaio. La sinistra è stata il movimento operaio. Non è stata l’espressione della politica come scienza separata. Ma la costruzione di un popolo attorno a una classe». Adesso, però, come dice buona parte della sinistra stessa, i progressisti sembrano essere ben lontani dalle esigenze della gente comune e dalle reali mancanze che affliggono la società.