Orgoglio e pregiudizio
Trump celebra il 4 luglio e la sua presidenza. L’affondo: “Non saremo mai un Paese comunista, la sua minaccia un cancro da estirpare”
Festa solenne per il 4 luglio: nel suggestivo scenario del National Mall di Washington, davanti a una folla oceanica e sotto un cielo gravato dalla pioggia, il presidente Donald Trump ha celebrato il 250° anniversario dell’Indipendenza americana con un discorso di circa quaranta minuti. Un intervento denso e fortemente politico, volto a tracciare le linee guida della sua amministrazione, esaltare il “sogno americano” e lanciare un chiaro messaggio sia agli avversari interni che alla comunità internazionale.
Il 4 luglio di Trump, il discorso al National Mall per i 250 anni dell’indipendenza americana
Dalla condanna del comunismo alla difesa del Save America Act, fino a quelli che il tycoon rivendica come successi in Iran, passando per il rilancio dell’economia e l’esaltazione del “sogno americano”: questi i grandi temi che animano il discorso del presidente degli Stati Uniti Donald Trump al National Mall di Washington, durato circa 40 minuti, e in cui il presidente Usa ha ripercorso i principali punti della sua agenda politica, alternando riferimenti alla storia degli Stati Uniti, alla sicurezza nazionale, all’immigrazione e ai risultati della sua amministrazione.
“L’american dream” e la nuova Età dell’Oro
«Il sogno americano è tornato e il Paese sta vivendo una nuova Età dell’Oro», ha proclamato Trump. Descrivendo gli Stati Uniti come «la luce e la gloria del mondo». Il presidente ha rivendicato con forza i successi economici della sua amministrazione, citando un mercato azionario ai massimi storici. E livelli di occupazione senza precedenti. Ha inoltre lodato lo stato delle forze armate e di polizia, definendole «inondate di nuove reclute».
“Save America Act”, guerra all’Iran e posti di lavoro
Il cuore politico del discorso ha toccato temi caldi dell’agenda repubblicana. Trump ha rilanciato con vigore il Save America Act, insistendo sulla necessità di introdurre l’obbligo di mostrare la prova di cittadinanza per poter esercitare il diritto di voto. «Non ci saranno più schede elettorali per corrispondenza, se non per comprovati motivi di salute, disabilità o servizio militare. Niente più brogli, è molto semplice», ha affermato tra gli applausi.
Non solo. Tra gli altri punti cardine sollevati, la difesa del Secondo Emendamento sul possesso di armi e la limitazione della cittadinanza per diritto di nascita.
Ma il fulcro del discorso celebrativo di Trump verte sulla politica estera, in cui l’inquilino della Casa Bianca ha rivendicato tra orgoglio e auto-endorsement la fermezza globale degli Stati Uniti, menzionando le operazioni militari contro i siti nucleari iraniani, e la cattura e defenestrazione dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte delle forze americane, come prove tangibili di una ritrovata deterrenza.
4 luglio, il duro affondo di Trump contro il comunismo
Ma, soprattutto, è un durissimo affondo ideologico contro il comunismo, definito “un sistema perdente, un cancro da estirpare in fretta prima che inizi a diffondersi”, a far impennare toni e temi del suo intervento. Questo il passaggio clou: «Il comunismo è un sistema perdente, e lo sarà sempre. Il sistema comunista è l’opposto del sistema americano e non ha mai funzionato. Ci piace fermare una minaccia del genere immediatamente, prima ancora che inizi. È come un cancro, bisogna estirparla, bisogna estirparla in fretta», ha sentenziato Trump senza cedimenti.
«Siamo solo all’inizio, il meglio deve ancora venire»
Infine, accompagnato sul palco dai membri dell’equipaggio della missione spaziale Artemis II della Nasa, dai veterani e dalle Gold Star Families, il presidente Usa ripercorso la storia nazionale, esibendo le bandiere storiche della guerra d’indipendenza contro la Gran Bretagna. «Lo spirito del 1776 vive ancora in tutti noi. Siamo solo all’inizio, il meglio deve ancora venire», ha concluso il presidente delineando la prospettiva a lungo raggio della sua amministrazione e del suo potere d’intervento, prima di assistere, al fianco della first lady Melania, al tradizionale spettacolo pirotecnico di Salute to America che ha illuminato il cielo sopra la capitale.