In arrivo nelle sale italiane
L’Odissea di Christopher Nolan diventa un caso politico, tra il set scelto in Africa e i silenzi sulle repressioni sahariane
Diverse organizzazioni umanitarie attaccano il kolossal per le riprese e i silenzi sul colonialismo
La grande attesa per l’ultima fatica di Christopher Nolan sta per giungere al termine. Odissea‘, uscirà’ nelle sale italiane domani e – come sempre capita per le opere del regista – non sono mancate le polemiche. Le scelte del cineasta inglese sono state messe sotto la lente d’ingrandimento dai fan, che ben prima del rilascio del primo trailer si sono dimostrati preoccupati per l’adattamento dell’opera di Omero, soprattutto per quanto riguarda la scelta del cast e la correttezza del lessico usato dai personaggi.
Le critiche feroci al regista
Ma alcune delle critiche più feroci – specie in Spagna e Inghilterra – si sono concentrate anche sulle location scelte da Nolan per la sua opera, scatenando una serie di polemiche e proteste da parte di attivisti e cittadini del Sahara Occidentale. Alcuni dei set scelti per le riprese, infatti, sono stati allestiti nelle vicinanze di Dakhla, un’area che si trova sotto il controllo del Marocco dagli anni Settanta. Le critiche si concentrano sulla natura stessa del territorio: secondo gli attivisti, Dakhla e’ a tutti gli effetti una città militarizzata sotto occupazione illegale, dove la comunità nativa saharawi affronta quotidianamente una dura repressione. A puntare per primi il dito contro Nolan, giudicandolo duramente per la sua scelta di girare quattro giorni di riprese nell’area, sono stati i promotori del Sahara International Film Festival (FiSahara), secondo i quali il regista avrebbe compiuto una leggerezza capace di veicolare un messaggio fortemente negativo per la popolazione autoctona.
La disputa sul Sahara Occidentale e il colonialismo
La disputa attorno alla regione affonda le radici nella storia recente. Classificato dall’Onu come “territorio non autonomo”, il Sahara Occidentale viene spesso definito come l’ultima vera colonia del continente africano. Dopo il disimpegno della Spagna nel 1976, che fino ad allora ne deteneva il controllo, l’area e’ successivamente passata sotto l’amministrazione di Rabat. Da allora, lo stallo politico si accompagna a costanti denunce sul fronte dei diritti umani, registrati regolarmente dagli osservatori internazionali. I rapporti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (Ohchr) descrivono uno scenario preoccupante, segnato da abusi, minacce e disparità di trattamento ai danni dei saharawi favorevoli all’autodeterminazione.
L’attesa e il no delle proiezioni agli influencer
L’attesa per il film è enorme. Ci si aspettano incassi da kolossal. E per questo la produzione ha scelto una strategia particolare: nessuna proiezione anticipata agli influencer. Si punta sul passaparola. Una linea di comunicazione che lo stesso regista, sempre introverso, ha pienamente sposato.
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