Uno sguardo storico
L’Italia e le Italie che abbiamo perduto: da Malta alla Dalmazia, viaggio nei territori della nostra storia
Da Malta alla Dalmazia, dalla Corsica a Nizza: un viaggio storico tra i territori che appartennero agli Stati italiani o furono parte dell'Italia prima dell'Unità
In un mondo zeppo di ideologie illusorie spacciate per genuine, alla fine della vendemmia una follia estiva e da colpi di calore da “atroce Canicola”, come canta Orazio, ce la posso avere anche io; e, come tutti i fantasmi da dio Pan nelle assolate pianure dell’ora sorda, non è obbligatorio prenderla sul serio. Ebbene sì, l’Italia del 1768 era più estesa di quella del 1861, anzi di questa del 2026. Era divisa, è vero, però più grande, e tra il XVIII secolo e oggi, molto si è perso per strada. Andiamo nei particolari, da Sud a Nord.
Quando Malta era siciliana
Dai tempi del Regno normanno, Malta apparteneva alla Sicilia, autonoma dal 1282. Nel XVI secolo venne concessa, ma in feudo, ai Cavalieri di San Giovanni, prima detti di Rodi. Nel 1536 resistettero validamente a un potente assedio turco, finché non giunse il “Soccorso” siciliano. Nel 1797 la occupò Napoleone in rotta per l’Egitto, e la controccupò la flotta britannica. Al Congresso di Vienna, Londra la ottenne in pieno possesso; ma solo nel 1934 venne imposta la lingua inglese in luogo dell’italiano. Possiamo dimenticare l’eroismo dell’irredentista maltese Carmelo Borg Pisani, messo a morte il 28 novembre 1942? E nemmeno che la Metsola parla un discreto italiano. Grandi ricordi storici, e magari qualche pensierino a farne una regione autonoma confederata…
Venezia e le Isole Ionie
Corfù e le Isole Ionie (tra cui Itaca oggi tanto di moda!) appartenevano a Venezia; a Zante (Zacinto) nacque Nicolò Foscolo, poi Ugo, e la immortalò in un alato triste sonetto. Le prese Londra, che ne fece una Repubblica controllata, prima di cederle alla Grecia nel 1863; si usò ancora l’italiano fino alla fine del XIX secolo. L’Italia littoria occupò due volte Corfù, nel 1923 per ritorsione, e durante la Seconda guerra mondiale. Oggi i rapporti sono turistici, senza effetto politico.
Le colonie albanesi in Calabria e Puglia
Intensi furono i legami politici e militari tra l’Albania e Venezia e il Regno di Napoli. Sono ben note le colonie albanesi di Calabria e Puglia. Dopo una breve occupazione tra il 1914 e il 20, l’Albania, nuovamente occupata nel 1939, si trovò per re Vittorio Emanuele III re d’Italia e imperatore d’Etiopia. I contatti odierni tra Italia e Albania sono molto stretti e cordiali, magari non ancora sufficienti; ma la strada è fatta.
La Dalamazia di qua dal confine
Venezia dal XV secolo possedeva la Dalmazia, le cui città usavano il veneto e l’Italiano, mentre si era estinta la lingua neolatina dalmatica. Dal trattato di Campoformio del 1797 al 1815, la Dalmazia subì contraddittorie vicende, per essere di fatto annessa all’Austria. Nacque un irredentismo adriatico. Dopo le sconfitte per mano di Francia e Piemonte e poi della Prussia, l’Austria nel 1866 cedette il Veneto all’Italia; ma non la Dalmazia, l’Istria, la Venezia e Trieste. L’anno dopo, l’unità politica dei domini asburgici venne salvata dal complesso sistema dell’Impero d’Austria e Regno d’Ungheria.
Vienna, al contrario di Budapest, mantenne buoni rapporti con l’elemento slavo, e a tal fine favorì l’immigrazione croata nelle città dalmate, dove l’italianità era ancora solida culturalmente ma non demograficamente, e finì presto oscurata. Alla fine di tradimenti degli alleati e di errori nostrani, Giolitti abbandonò la Dalmazia tranne Zara; e Benito ottenne Fiume. Confusi all’inizio e presto tragici furono i fatti tra il 1941 e il 1947, quando vennero persi Istria, Venezia Giulia, Trieste, Fiume e Zara. Trieste tornò alla Patria nel 1954, ma la Zona B venne ceduta vent’anni dopo. Esiste qualche comunità italiana nelle attuali Croazia e Slovenia. Ragusa era una Repubblica marinara, ridotta oggi a Dubrovnik.
Le terre dello Stato della Chiesa
Lo Stato della Chiesa possedeva, di là dei suoi confini, con Benevento e Pontecorvo, Avignone in Francia. Perse questa per la rivoluzione, e il Congresso di Vienna la lasciò definitivamente a Parigi.
Il Nord fino alla Monaco dei Grimaldi
Milano era un Ducato asburgico dal 1536 al 1859. Trento fu per secoli un Principato vescovile legato a Vienna, poi laicizzato e annesso direttamente all’Austria. Trento sarà italiana nel 1918, assieme a Bolzano; donde la non semplice e non chiara situazione dell’Alto Adige ovvero Sud Tirolo. I Savoia dominavano, a vario titolo, tra est e ovest delle Alpi, fino alla scelta italiana e a fare di Torino, nel 1563, la loro capitale. Si estesero dal 1859 all’Italia (anche se non alle Italie tutte!), però nel 1860 cedettero a Napoleone III proprio la Savoia, e l’italianissima Nizza; nel 1947, la Francia, sedicente vincitrice della guerra, mirò ad Aosta; fermata con le armi, pretese e ottenne Briga e Tenda. Monaco, i cui sovrani si fanno chiamare tuttora Grimaldi, è indipendente sotto una specie di egida francese.
Il destino della Corsica
Perché abbiamo detto del 1768? Perché in quell’anno la Repubblica di Genova stipulò un confuso trattato e, in quietanza di debiti, consegnò la Corsica alla Francia, che dovette occuparla militarmente, vincendo a fatica l’opposizione armata dei Corsi, tra cui Pasquale Paoli “su Babbu da Patria”, e, tra gli altri, Carlo Buonaparte, padre della numerosa e tumultuosa nidiata detta solo poi Bonapart[e]. Una tendenza culturale identitaria, con qualche effetto politico, in Corsica non cessò mai, e si riaffaccia. Ci fu una breve occupazione italiana dal 1942 al ’43.
L’indipendenza di San Marino
Intoccabile sotto tutti i re e papi, e sotto tutti i regimi è San Marino, la cui indipendenza, dicono i cittadini, è voluta e tutelata dal celeste Patrono. Durante il Ventennio, San Marino fu uno Stato fascista, però indipendente: quanto dire! Lo Stato della Città del Vaticano, parimenti sovrano, è un effetto dei Patti Lateranensi del 1929. Usa, come la Chiesa tutta, l’italiano al posto del latino, che resta lingua ufficiale.
La Svizzera e il Ticino
Chiudo… non fosse che quasi dimenticavo il Ticino: dimenticanza a giusta ragione. Per secoli fu un dominio elvetico, e solo nell’Ottocento ebbe personalità di Cantone. Di lingua italiana, i suoi abitanti non manifestarono alcuna intenzione di unirsi al Regno d’Italia; sebbene Nino Bixio, per breve tempo deputato, proponesse a tale scopo una guerra alla Svizzera. Superfluo far notare che non gli diede retta nessuno: anche la Svizzera è intoccabile, per ben noti motivi, che sono tutt’altro che metafisici e santi. Ora, passata la calura mentale, prego il cortese lettore di far finta di credere che io abbia scherzato. Poi, come si dice dalle mie parti, andando vedendo.