Il timing delle audizioni
Legge elettorale, la sinistra fa melina e piagnucola anche al Senato. Gridano allo scandalo perché temono stabilità e preferenze
Legge elettorale in arrivo al Senato. Dopo il via libera a Montecitorio, con annesso psicodramma delle sinistre, la riforma targata governo Meloni si appresta ad approdare nell’aula di Palazzo Madama. Fin dalle prime battute in commissione Affari costituzionali, presieduta da Andrea De Priamo di Fratelli d’Italia che sarà anche il relatore di maggioranza, le opposizioni si sono messe di traverso. Dietro al solito racconto della “ferita alla Costituzione”, della “pessima riforma” e della “forzatura della maggioranza” polemizzano preventivamente sui tempi e il numero delle audizioni previste.
Legge elettorale in arrivo al Senato, le sinistre fanno melina
Il centrodestra punta a fissare il termine per la presentazione degli emendamenti e avviare almeno la discussione generale prima della pausa estiva. Il centrosinistra, sempre più in debito d’ossigeno, chiede più tempo per l’esame. Strano a dirsi, visto che per settimane ha attaccato l’esecutivo che, invece di occuparsi del paese reale, si trastullava con la legge elettorale. Nella seduta mattutina della commissione Affari costituzionali del Senato ci si è confrontati sulle modalità di audizioni. “Che saranno vere – precisa De Priamo – utili a confrontarci su quello che è stato cambiato alla Camera. Stasera ci sarà una nuova seduta alle 20 per continuare a discutere su temi come l’eventuale termine degli emendamenti e discussione generale. Sarebbe logico fissare un termine emendamenti che scada all’esito delle audizioni”. Così il senatore di FdI.
De Priamo: faremo audizioni vere. Alle 20 fisseremo i termini”
Ma per il Pd è troppo doloroso ammettere la realtà: la chiusura pregiudiziale a una riforma “vera” che mette al centro del sistema elettorale la volontà degli elettori, la stabilità politica (merce rara negli ultimi decenni), con un premio di maggioranza a garanzia, e la trasparenza nei programmi e nell’indicazione del possibile premier. Le opposizioni, Pd in testa, restano abbarbicate alla speranza dell’eterno pareggio per governare senza e a dispetto del consenso popolare. Andrea Giorgis del Pd la mette così: “Non hanno trovato nessun argomento per replicare alla nostra richiesta di fare le audizioni in maniera seria. Noi abbiamo detto: svolgiamole con quel rispetto per chi viene a darci contributi preziosi, non facciamole in due giorni. Non si fissi il termine per gli emendamenti prima della fine delle audizioni. Lo dice la logica, non è mai successo”. Neanche a dirlo per l’esponente dem “siamo di fronte a una maggioranza in difficoltà che vuole cercare di mettere la sordina a quello che noi vorremmo essere un dibattito pubblico”.
Meloni: non cambio idea sulle preferenze
Quanto alle preferenze la partita è apertissima. “È sotto gli occhi di tutti quanto sia stato importante per l’Italia godere di questo periodo di stabilità, con un governo solido e i numeri per governare”. Così la premier Giorgia Meloni a colloquio con il Giornale. “Ne abbiamo beneficiato da ogni punto di vista. Sul fronte economico, del prestigio internazionale, della capacità di portare avanti riforme strutturali. Ecco perché penso che sia utile per la nazione avere una legge elettorale che assicuri governabilità e stabilità e permetta a chi vince le elezioni di governare senza inciuci o maggioranze arcobaleno”. Per Meloni questo “è il cuore della riforma “. “Ed è quello che fa impazzire la sinistra, che è abituata a governare anche quando perde le elezioni, proprio grazie ai giochi di palazzo. Ma questa nazione merita di non tornare indietro. E sulle preferenze non ho cambiato idea”.