A PordenoneLegge
Houellebecq: «La sinistra è diventata super cattiva. L’Italia non sta andando verso il fascismo»
Michel Houellebecq torna a parlare di politica, letteratura e futuro. E lo fa senza rinunciare alle provocazioni. A Pordenonelegge, dove ha presentato “Tutte le poesie”, pubblicato in Italia da La nave di Teseo, lo scrittore francese ha affrontato alcuni dei temi che attraversano da anni la sua opera: il declino dell’Occidente, la trasformazione della società europea, la morte, la fantascienza e il rapporto tra letteratura e futuro.
Nel corso della conferenza stampa, durata circa 40 minuti, Houellebecq si è soffermato anche sulla situazione politica europea e sul cambiamento della sinistra francese.
Houellebecq: «La sinistra francese è diventata super cattiva»
Secondo lo scrittore, in Francia il progressivo indebolimento dell’egemonia culturale della sinistra ne avrebbe modificato profondamente l’atteggiamento.
«Quando ero giovane, ma era molto tempo fa, o anche quando ero relativamente adulto, la sinistra era così dominante, in particolare nel campo culturale e intellettuale, che poteva permettersi di essere tollerante», ha spiegato Houellebecq, in un lungo resoconto della Adnkronos.
Oggi, invece, il quadro sarebbe cambiato: «Una delle conseguenze spiacevoli di questo, in Francia – almeno, non so negli altri Paesi europei – è che la sinistra è diventata super cattiva».
Houellebecq ha ricordato anche di essere stato accusato di simpatie fasciste dopo aver partecipato a un incontro di un piccolo gruppo monarchico. Pensava, ha raccontato, che i monarchici sarebbero stati considerati una sorta di residuo folkloristico. La reazione fu invece molto diversa: «Hanno fatto come se fosse qualcosa di molto pericoloso. E mi hanno dato del fascista».
«Non ho la sensazione che l’Italia stia andando verso il fascismo»
Parlando dell’avanzata delle destre in Europa, Houellebecq ha sostenuto che la Francia non rappresenti un’eccezione nel continente. Interrogato sul quadro italiano, però, ha respinto una lettura in termini di deriva fascista.
«Non ho la sensazione che l’Italia sia andata, o stia andando, verso il fascismo», ha affermato.
Quanto all’AfD e alla crescita della destra in Germania, lo scrittore ha preferito non formulare giudizi specifici: «Non saprei dire nulla di specifico».
«Non sono un profeta. I profeti sono sopravvalutati»
Inevitabile il confronto con la fama di “profeta” che accompagna Houellebecq da anni, soprattutto dopo “Sottomissione”, il romanzo del 2015 nel quale immaginava una Francia governata da un presidente espressione di un partito islamico.
«Non mi ritengo in realtà un profeta. E i profeti sono un po’ sopravvalutati», ha detto lo scrittore.
Houellebecq ha ricondotto piuttosto alcune delle sue intuizioni alla passione giovanile per la fantascienza. «Quando ero giovane leggevo moltissima fantascienza», ha ricordato.
E proprio la fantascienza degli anni Settanta, a suo giudizio, meriterebbe oggi di essere riscoperta.
L’intelligenza artificiale e le profezie della fantascienza
«È un vero peccato che si sia dimenticata la fantascienza degli anni ’70», ha osservato Houellebecq. Molte delle trasformazioni immaginate dagli autori dell’epoca starebbero infatti entrando nella vita quotidiana.
L’esempio più evidente è l’intelligenza artificiale: «Viviamo un’epoca in cui alcuni elementi della fantascienza degli anni ’70 cominciano a concretizzarsi».
Per questo Houellebecq assegna ad altri scrittori il titolo che spesso è stato attribuito a lui: «Alcuni sono stati profeti, più di me».
Riscriverebbe ancora “Sottomissione”
A oltre dieci anni dalla pubblicazione, Houellebecq ha detto che scriverebbe ancora “Sottomissione”, anche se oggi, a suo giudizio, le possibilità che un libro del genere possa essere pubblicato sarebbero inferiori.
C’è inoltre un elemento del romanzo che considera «abbastanza profetico»: quanto accaduto nelle università francesi.
Lo scrittore ha ricordato di aver frequentato l’ambiente universitario mentre preparava il libro e di essere rimasto colpito dalle prime proteste contro l’arrivo di un ricercatore israeliano. Un fenomeno che, secondo la sua lettura, negli anni successivi «si è sviluppato molto nell’università. Meno nel resto della società».
Perché Houellebecq continua a scrivere
Dalla politica alla letteratura. Alla domanda su cosa lo spinga ancora a scrivere, Houellebecq ha risposto con una sorta di paradosso dello scrittore: ogni nuovo libro nasce anche dall’insoddisfazione per quello precedente.
«Abbastanza spesso si scrive un libro perché si trovano dei difetti in quello che si è scritto prima».
La speranza, ha spiegato, è sempre quella di riuscire finalmente a realizzare «il libro perfetto» e poi smettere per sempre. Ma durante la scrittura emergono inevitabilmente nuove mancanze.
Il suo esordio, “Estensione del dominio della lotta”, nacque invece anche da una constatazione molto concreta: nella letteratura mancavano gli informatici, proprio mentre l’informatica cominciava a trasformare la società.
«La lotta che si perde sempre è quella contro la morte»
Al centro della presentazione c’era però la poesia. Il sottotitolo della raccolta italiana, “Si perde sempre”, ha offerto a Houellebecq l’occasione per chiarire quale sia, secondo lui, la sconfitta definitiva dell’essere umano.
«La lotta che si perde sempre è quella contro la morte. È questo il senso».
Una consapevolezza che non coincide però con la rassegnazione. «Rispetto alla morte non mi piace il discorso della rassegnazione. È sciocco, ma mi dà sui nervi», ha detto.
E sul futuro della sua scrittura lascia aperte due strade differenti. Altri romanzi probabilmente arriveranno. Per la poesia, invece, non ci sono certezze: l’ispirazione può comparire improvvisamente, magari semplicemente entrando in un luogo sconosciuto.
Per uno scrittore che non vuole essere chiamato profeta, il futuro resta così qualcosa da osservare e, probabilmente, tutto ancora da raccontare.