Annuncio a sorpresa
Salvini spiazza la platea di Pontida: congresso straordinario della Lega a ottobre
Colpo di scena a Pontida. Dal palco del raduno della Lega, Matteo Salvini ha annunciato la convocazione di un congresso federale straordinario a ottobre, sorprendendo anche parte dei vertici del partito e i governatori del Nord.
La mossa a sorpresa di Salvini
“Non voglio divisioni, voglio unità, voglio serenità, determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega a Milano e proporrò di convocare nel mese di ottobre un congresso straordinario per decidere insieme e poi marciare uniti e compatti, e la prima voce fuori posto che danneggia migliaia di militanti dovrà spiegare perché fa un favore alla sinistra. Torno ai militanti e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia”, ha detto il segretario del Carroccio al termine del suo intervento.
La mossa apre il confronto con l’ala “nordista” del partito e pone la questione di un’eventuale candidatura alternativa alla segreteria. Le modalità del congresso saranno discusse nel Consiglio federale convocato per domani in via Bellerio. Sullo sfondo resta anche la posizione della Lega Lombarda nei confronti della leadership di Salvini.
Il segretario ha poi richiamato i dissidenti interni: “Parlo da militante della Lega, innamorato della Lega e lo dico ad altri militanti, con cariche o senza cariche, con ruoli di prestigio o semplicemente animati come voi da passione. Tanti hanno ricordato Umberto Bossi. La prima lezione che ho imparato da ragazzino, entrando 35 anni fa in una sede della periferia milanese, è questa: se c’è una discussione da fare, se c’è un problema da risolvere, se c’è una soluzione da portare sul tavolo, tutto questo va affrontato nelle sezioni della Lega, non in piazza, sui giornali e in tv”.
Le reazioni dei big della Lega
Poco prima dell’annuncio di Salvini erano intervenuti i governatori del Nord. Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, aveva chiesto un ritorno alle istanze territoriali: “Vogliamo andare verso il federalismo e verso un partito che sia organizzato con istanze che vengano dal basso, vogliamo ridare voce ai nostri territori”.
Luca Zaia aveva ribadito la centralità del Settentrione: “Io resto dell’idea che i territori di riferimento restino quelli del Nord, in un progetto di unità nazionale, ma questo non si discute neanche per il partito. Le istanze del Nord devono essere accolte, c’è anche una questione settentrionale”.
Sulla stessa linea Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia: “Il cuore della Lega è territorio e pragmatismo”.
Dopo l’annuncio del congresso, Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario della Lombardia, ha parlato di “un’occasione giusta per poter confrontare quelle che sono le varie sensibilità e da lì rilanciare il movimento”.
Alla domanda su una possibile candidatura alternativa a Salvini, Romeo non ha escluso scenari: “Non lo so, prima vedremo le modalità e poi sono tutte valutazioni che faremo insieme nei prossimi giorni, con il tempo”. Ha inoltre ammesso che l’annuncio non era atteso: “È sicuramente un’occasione buona per poter ribadire nella sede appropriata e portare avanti le istanze che buona parte della base ci sta indicando da tempo”.
Gli appelli all’unità
Giancarlo Giorgetti ha cercato invece di ricomporre le tensioni: “I nemici non sono dentro la Lega, sono fuori dalla Lega”. Il ministro dell’Economia ha aggiunto che i fratelli “non sono Caino e Abele nella Bibbia, ma un popolo che ha giurato di stare assieme e di combattere per un risultato”, sottolineando che “la libertà non è un mezzo per creare divisioni e fare casino”.
Anche il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha richiamato il partito all’unità: “Umberto Bossi rimarrà sempre nel nostro cuore, è stato per me come per molti noi un secondo papà. Io credo che se i nostri padri potessero dirci qualcosa, è che non hanno fatto sacrifici per anni, combattendo giorno per giorno, per vederci litigare. Non è per quello che è nata la Lega”.
Fontana ha poi difeso il segretario: “Serve grande rispetto per i sacrifici che fa il nostro segretario federale, così come abbiamo avuto grande rispetto per Bossi e Maroni”.
Roberto Calderoli ha chiamato invece in causa l’intero gruppo dirigente: “Io penso che per i dirigenti più che per i militanti un esamino di coscienza sia necessario farlo, a partire da me stesso, a partire dal nostro segretario, a partire dai nostri governatori, a partire da tutti i segretari regionali. I fratelli coltelli vadano da un’altra parte, qui non c’è posto”.