Il falò dei sentimenti
Fenomenologia di Temptation Island: il racconto delle relazioni oltre il trash
Il programma campione di ascolti mette in vetrina le debolezze dei rapporti di coppia e suscita un dibattito che supera i confini della televisione e spinge a interrogarsi sulle fragilità all'interno della coppia
È tornato il fenomeno mediatico Temptation Island, il programma di Canale 5 che già da diversi anni domina la scena televisiva e che, edizione dopo edizione, sembra aver conquistato il pubblico italiano con ascolti record, primi fra tutti quelli della puntata di mercoledì scorso, dove ha realizzato il 32,3% di share, segnando il suo miglior risultato in assoluto.
Il programma
Ma in cosa consiste il programma? Delle coppie con problemi sentimentali scelgono di mettersi alla prova, trascorrendo del tempo in un villaggio sul mare separati tra loro, ma in compagnia di tentatori e tentatrici, ovvero una schiera di ragazzi e ragazze, che “tentano” i concorrenti, provando a sedurli tra bagni al mare e pool party. Ci sono poi dei momenti di confronto tra i partner, con la mediazione del presentatore, davanti ad un falò in spiaggia, che è diventato il simbolo del programma, dove le contraddizioni della coppia escono fuori.
L’architrave su cui si regge il programma è che se hai problemi di coppia, se sei in crisi col tuo partner, per testare la solidità della tua relazione dovresti appunto resistere agli abbordaggi di belle ragazze in costume o bellocci palestrati che ci “provano” con te h24. Ora è chiaro che la finalità televisiva di Temptation Island non è certo quella di risolvere problemi sentimentali ma quella dello spettacolo puro, con tutto il contorno trash che ne esce fuori, facendone un reality leggero e di intrattenimento, ma, come sappiamo bene, spesso la televisione fa cultura popolare ed è in grado di influenzare il costume della società, o almeno di chi la guarda.
Temptation Island 2026: le storie
Ma cosa succede nell’edizione 2026? Per quello che si è visto fino ad ora, sembra essere un’edizione a trazione prettamente femminile, dove le “fidanzate” tra uno strusciamento, un bacetto e un grattino con il tentatore, mostrano al pubblico ludibrio le debolezze dei propri fidanzati, ridicolizzandoli davanti a migliaia di spettatori.
Tra le tante storie emerse finora, troviamo una tal Sabrina che ci dice che il fidanzato ha scoperto che l’albero di natale di plastica che compra dai cinesi non è un albero vero, o che si è addormentato sul posto di lavoro e che la valigia glie l’ha preparata la mamma; poi c’è Soraya che ci tiene a far sapere che il fidanzato Cristian non la tocca da mesi e ha il sospetto che stia con lei solo perché lavora nell’azienda del padre, lei vorrebbe andare a ballare ma lui la invita alla sagra del carciofo.
Poi abbiamo Sara e Gabriele, coppia che sarebbe lacerata dall’ossessiva gelosia di lui. I due, però, a quanto pare, facevano insieme contenuti per adulti su Only Fans, strano concetto di gelosia. Degna di nota anche la storia di Alessandra e Rosario, dove sarebbe emerso un tradimento di lui con una delle tentatrici che già conosceva prima del programma, storia che vede Alessandra soffrire la pesantezza della situazione con pianti continui, mentre Rosario continua a flirtare con la tentatrice divertendosi con la spensieratezza di un bambino.
Fragilità affettive e modelli culturali
Insomma tra gelosie, possesso, egocentrismo, malelingue, tradimenti e ripicche, il reality mette a nudo le peggiori miserie umane in ambito relazionale, ma tristemente tra le più vere. Il punto non è giudicare questi ragazzi con le loro fragilità affettive, anzi bisognerebbe fuggire la tentazione un po’ radical chic di sentirsi superiori, ma dovremmo chiederci quanto possa giovare ai giovani nutrirsi di tale avanspettacolo, quanto possa essere sano dare loro in pasto modelli relazionali del genere, specialmente se magari nella loro vita ne mancano altri.
Questo colpo ferire in modo così superficiale sulle debolezze di una persona con cui, volente o nolente hai condiviso o condividi qualcosa, umiliandola gettando nel tritacarne televisivo le sue problematiche, o normalizzare questo narcisismo che inquadra una relazione solo nel “prendere” ciò che mi fa star bene dall’altro e spesso chiudersi allo spendersi per lui/lei, questa epurazione sistematica della parte faticosa di un rapporto sentimentale, riducendo tutto a relazioni fluide che diventano un ricettacolo di emozioni passeggere, non è certo una rappresentazione positiva dell’amore.
Educare al desiderio
A tal proposito Gramellini sul Corriere della Sera ha parlato di “pornografia dei sentimenti”, ma a noi torna alla mente un articolo del novembre scorso, in cui Massimo Recalcati su Repubblica, in un contesto diverso e più ampio, parlava di “educazione al desiderio”, termine che facciamo nostro. Se la vita talvolta ci porta ad essere meschini, superficiali e quant’altro, forse dovremmo coltivare il desiderio del bello, di qualcosa di grande, che ci apra veramente alla vita. Se, come dice sempre Recalcati, le maggiori distorsioni della sessualità e affettività derivano da una chiusura alla vita che porta alla paura, che spinge a sopraffare l’altro o a offrirsi come vittima sacrificale, forse dovremmo proporre modelli culturali che ci dicano che, nonostante tutto, è possibile amare veramente.