A Napoli un successone...
Dopo Potere al Popolo, fuoco amico pure dal centro: al campo largo resta solo la solidarietà di Meloni per le contestazioni
Le proteste di piazza di sinistra e comitati hanno costretto Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli a interrompere il comizio. La premier: «La libertà di organizzare e svolgere una manifestazione politica è un principio che deve valere sempre, per tutti»
Le contestazioni di Potere al popolo, disoccupati e comitati nel momento del comizio e gli avvertimenti che arrivano dal centro nel day after. La manifestazione del campo ristretto a Napoli, che doveva rappresentare la base di lancio per la campagna elettorale e per l’allargamento dell’alleanza, non è andata esattamente come speravano Elly Schlein, Giuseppe Conte e il duo Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.
La solidarietà di Meloni per le contestazioni
Mentre loro dicevano che «non faremo più alla destra il favore di dividerci», contestazioni da sinistra sono state tali e di tale virulenza che li hanno costretti a interrompere il comizio e a nulla sono valsi i tentativi di rabbonire i manifestanti invitandoli ad andare dietro il palco. Un episodio per il quale è arrivata la solidarietà della premier Giorgia Meloni: «Esprimo la mia solidarietà ai leader e agli attivisti del “campo largo”, contestati durante la manifestazione di Napoli da esponenti di Potere al Popolo, che hanno tentato di impedirne il regolare svolgimento». «La libertà di organizzare e svolgere una manifestazione politica – ha chiarito la premier – è un principio che deve valere sempre, per tutti. Noi continueremo a difenderlo senza esitazioni e senza doppi standard».
La piazza vuota e furbate per nasconderla
Il principio vale a prescindere, anche se Piazza del Gesù era mezza vuota. Emblematica la fotografia scattata da Niccolò Carratelli, inviato della Stampa, un giornale certamente non ostile al centrosinistra: «Piazza del Gesù nuovo, scelta per questo comizio programmatico, è in parte transennata per dei lavori di restauro all’obelisco dell’Immacolata. Spazio a disposizione dimezzato, ma, vista l’affluenza tutt’altro che oceanica, sembra quasi fatto apposta. Non c’è il pienone, mille persone o poco più. Nella città in cui i tre partiti vincono e governano. Si prova a creare artificialmente il colpo d’occhio con le bandiere e quelle del Movimento spiccano su quelle del Pd». Titolo ancora più esplicito: «Partenza falsa a sinistra Flop in piazza a Napoli».
Non solo Potere al popolo: il fuoco amico del centro
Tornando alla questione politica, la protesta gruppettara di Potere al popolo e dei comitati, sfociata in urla reciproche con gli spettatori del comizio, non è stata l’unico guaio di Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. Oggi, infatti, si ritrovano anche alle prese col “fuoco amico” che arriva dall’altra sponda della futuribile coalizione. Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che pure era sul palco con loro, dalle colonne del Messaggero avverte che «serve un garante terzo per il centro». Ergo, il centro non si sente affatto garantito dall’assetto a tre costituito da Pd, M5S e Avs, oltre al fatto che è a sua volta lacerato da divisioni tra partiti già esistenti come Italia Viva ed entità emergenti come Progetto civico.
L’avvertimento di Manfredi appena sceso dal palco
E hai voglia a indorare la pillola presentando il “modello Napoli” come piattaforma a cui ispirarsi. Il punto sottolineato da Manfredi è che «è indispensabile che venga dato un ruolo paritario alle istanze riformiste, cattoliche, civiche». Per il primo cittadino di Napoli «c’è tutto il tempo per costruire la parità». «Dal mio punto di vista, ha aggiunto è importante che le forze più grandi, già in campo, confermino l’importanza e la necessità di quest’area politica all’interno della coalizione». E poi, naturalmente, c’è il nodo del programma.
Conte sulla Russia riaccende il fronte con i riformisti
Manfredi gioca facile parlando di sanità e giovani, su cui il centrosinistra può cavarsela con slogan e buoni propositi. Più complicato quando si passa a parlare di politica estera e, in particolare, di Ucraina. Ieri la miccia sul tema l’ha accesa Giuseppe Conte. «Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti», ha detto, mentre Schlein, per dirla con le parole di oggi di Pina Picierno, «si fingeva morta». Il «silenzio di Elly Schlein» su questo passaggio è finito anche al centro di un post di Carlo Calenda . «Ma va tutto bene per voi?», ha proseguito il leader di Azione, taggando, oltre alla segretaria dem, i riformisti del Pd Paolo Gentiloni, Filippo Sensi, Simona Malpezzi, Giorgio Gori, Graziano Delrio e Lorenzo Guerini: «Quanto ancora ritenete di poter tacere su questo scempio del vostro principale alleato?».