L'editoriale
Conte “mascherina, ti conosco”: una lunga storia di incoerenza e giravolte
L'Editoriale - di Antonio Rapisarda - 4 Luglio 2026 alle 06:30
L’incoerenza e «l’incapacità» (copyright, quest’ultimo, di Beppe Grillo) di Giuseppe Conte sono un fatto così conclamato da comporre una vasta antologia. Gli sviluppi che giungono della Commissione d’inchiesta Covid – a partire dal gigantesco scandalo delle mascherine cinesi farlocche costate più di un miliardo di soldi pubblici – ci restituiscono adesso una sfacciataggine che si staglia fra le vette di una stagione, quella giallo-rossa, che solo le “bimbe di Conte” possono rimpiangere.
Sulla mancata coerenza del due volte premier “per caso” c’è l’imbarazzo della scelta. Lui stesso ne è diventato allegoria antropomorfa: il Camaleconte. Questo lo si è visto in azione a partire dalla staffetta porti chiusi-porti aperti, ossia dall’alleanza con la Lega a quella con il Pd. Una giravolta da guinness dei primati, effettuata nel giro di qualche giorno e costata pure un incredibile processo in solitaria a Matteo Salvini.
Conte e i suoi non sono stato incoerenti solo con propri elettori («Mai alleanze con i partiti!», tuonavano i pentastellati, salvo poi stringere intese con quasi tutto l’arco repubblicano); hanno cambiato verso pure sulle regole interne: addio alla dogma casaleggiano dei due mandati, alle “parlamentarie”, al no al finanziamento pubblico e a tutto l’armamentario pauperista del perfetto grillino. A proposito: il “vaffa” è stato assicurato persino a Beppe, fondatore e guru del fu MoVimento.
Sull’incapacità del capo M5S, oltre alla storica stoccata di Grillo, parlano i numeri. O meglio i buchi. Per anni e anni saremo destinati, infatti, a pagare ancora la folle propaganda del «gra-tu-i-ta-men-te» legata al Superbonus, dopo aver saggiato i costi (anche culturali) del reddito di cittadinanza e scansato il grottesco – ma oneroso – scherzetto dei banchi a rotelle. Non si sa per quale motivo, poi, qualcuno era ancora convinto che Conte potesse rivendicare del credito residuo sulla gestione della fase più drammatica della pandemia di Covid. Al netto dei risultati disastrosi legati numero delle vittime e alle politiche di chiusura, l’incompetenza di Conte si è rilevata plasticamente proprio qui: con la rimozione sua e di tutta la struttura commissariale scelta per gestire l’emergenza pandemica.
Così si arriva agli ultimi giorni e al tentativo goffo, da parte ancora di Giuseppe Conte, di sollevare il polverone sulla richiesta di audizione in Commissione Covid a proposito di alcuni snodi che lo riguardano: come l’acquisto delle mascherine rivelatesi inutilizzabili e dannose o il giro di consulenze ai suoi ex colleghi dello studio Alpa. Prima, allora, il balletto sulle procedure: un commissario (l’ex premier ha scelto di entrare nella Commissione) non può essere chiamato come testimone. Poi, davanti alla mossa di Galeazzo Bignami, dimessosi dalla Commissione proprio per consentire di essere ascoltato, ecco la trovata dell’ex premier giallo-rosso: aggrapparsi ai 100 milioni della transazione con cui l’esecutivo Meloni ha più che limitato i danni (250 milioni) del risarcimento ottenuto dall’imprenditore Dario Bianchi dal Tribunale di Roma per l’insipienza della struttura commissariale.
L’ultimo tentativo del leader M5S, quindi, è quello di ribaltare i termini della questione: ma i soldi buttati, letteralmente, sono tutti da addebitare alla sua gestione. E di quella gestione, come di quella stagione, è chiamato a dare spiegazioni. Senza più girarci intorno. Senza più giravolte.
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Io mi chiedo sempre…ma possibile che sul superbonus non ci sia un,dico un,magistrato che inquisisca il Giuseppi per danno erariale?
Il M5S è stato il più grande bluff partitico incapace e impenitente visto dal dopoguerra ad oggi.
Dopo la fugace apparizione alla guida del paese, i disastri complessivi commessi da un presidente del consiglio insipiente lui ahimè si
( ci sta tutto), scelto chissà dove, posto a capo di un’esecutivo senza conoscenze né esperienza che solo in Italia è potuto accadere e dopo gli errori evidenti commessi da artista allo sbaraglio non alla corrida ma come premier di un’esecutivo, con genuino calcolo una volta liberatosi di Salvini ( quest’ultimo mai avrebbe dovuto stringere alleanze con costoro) ha stretto col PD un contratto -alleanza che lo ha preservato da processi penali e incriminazioni che ancora oggi chiedono giustizia.
L’affare mascherine, il bonus e il RDC ( almeno quelli che si sanno), sono i più marchiani esempi di danni causati contro la pubblica amministrazione statale sotto gli occhi di tutti. Ma il suo massimo dirigente ancora né s’è fatto interrogare in Commissione d’inchiesta, né ha l’umiltà di tacere. Con impertinenza accusa d’inettitudine la nostra premier e il suo esecutivo, rei di limitare i danni pagando una penale da 100 milioni a chi è stato defraudato di un’appalto che meritava di avere per la “vera” fornitura dei dpi.; di continuare a corrispondere soldi pubblici per la calamità del bonus e il rdc. Taccia per carità e comprenda che governare un paese significa guidarlo con umile competenza, con saggezza, rispetto e coerenza altro che sostenere tesi farlocche e contrarie a quelle comuni per alimentare un dibattito critico, testare la solidità di un’idea….sulla pelle degli italiani.
Conte e la sinistra sono sotto tutela della mafia rossa toghe rosse.
Un articolo pieno di inesattezze e interpretazioni col fine di denigrare la “squadra” avversaria rispecchia il trend dell’italiano medio/basso che tramuta tutto in tifoseria calcistica di infimo livello. Da un giornalista mi aspetterei pareri più obiettivi.
L’incoerenza e «l’incapacità» (copyright, quest’ultimo, di Beppe Grillo) di Giuseppe Conte sono un fatto così conclamato da comporre una vasta antologia. Gli sviluppi che giungono della Commissione d’inchiesta Covid – a partire dal gigantesco scandalo delle mascherine cinesi farlocche costate più di un miliardo di soldi pubblici – ci restituiscono adesso una sfacciataggine che si staglia fra le vette di una stagione, quella giallo-rossa, che solo le “bimbe di Conte” possono rimpiangere.