L'incontro è un autogol
Confindustria gela Schlein, altolà di Orsini: “Le cose che funzionano non vanno cambiate”. Il salario giusto non si tocca
Il primo confronto con il presidente degli industriali non consegna alla leader del Pd l'apertura che probabilmente si attendeva. Anzi
L’estate di Elly Schlein non inizia bene. Un’estate bollente ma che per la segretaria dem diventa gelata dopo l’incontro con numero uno di Confindustria, Emanuele Orsini, con il quale si è intrattenuta nella sede del Nazareno. Lo scopo di Elly era quello di parlare dei programmi del centrosinistra prossimo venturo, confrontandosi con i piani alti dell’economia. E’ convinta- o è quello che vuol far credere- che la vittoria arriderà al Campo largo che per ora è solo campo sparso. E si porta avanti col lavoro. Così, dopo avere parlato con Mario Draghi, con Paolo Gentiloni e con Romano Prodi nei mesi scorsi, la leader dem ha individuato nel presidente di Confindustria l’interlocutore ideale per mettere a punto programmi; e capire come la pensa su alcuni punti che la segretaria ritiene sostanziali. L’incontro si è rivelato una doccia fredda, nella sostanza.
A Orsini piace il salario giusto, a Schlein no: le divergenze
I termini degli argomenti trattati sono passati in rassegna da Repubblica. Nell’ora e mezzo di colloquio al Nazareno Schlein non ha fatto in tempo ad illustrare le proposte del Pd, che si è sentita subito mettere dei paletti da Orsini che ha avvertito: «Le cose che funzionano non vanno cambiate». La frase ha un significato preciso: se e quando sarete alla guida del Paese, badate di non fare piazza pulita degli interventi che stanno funzionando. Orsini si è riferito a due misure del governo Meloni in particolare: una riguardante l’iperammortamento, misura che il governo ha varato proprio con le categorie produttive. L’altro riguarda il salario giusto di cui il capo di Confindustria sembrerebbe molto soddisfatto, difendendo il modello della contrattazione Ma Schlein insiste sul salario minimo. Ed è proprio su questo punto che sarebbe emersa la distanza tra i due.
Quando Elly disertò l’assemblea degli industriali
La segretaria dem non ha nascosto all’interlocutore la sua idea di andare a fondo sulla necessità di un salario minimo. E sembra che sia stata piuttosto esplicita sul punto: sarà una priorità che verrà piazzata in cima al programma dell’alleanza progressista. Dunque, da quell’orecchio Schlein non ci sente e il monito di Orsini a non toccare ciò che funziona – la contrattazione di qualità- rimarrà lettera morta. Ricordiamo che quasi due mesi fa Schlein disertò l’assemblea degli industriali alla Nuvola dell’Eur per evitare la spiacevole – per lei- situazione di doversi trovare di fronte ad un platea che ha accolto Meloni con favore non lesinando elogi e qualche critica costruttiva.
Orsini: Quel che funziona non va cambiato. Avviso al centrosinistra
Va detto che il periodo estivo di Elly è sempre stato bizzarro: negli anni passati aveva lanciato le estati militanti anche se poi nessuno l’aveva vista arrivare. Lo scorso anno era poi sparita, nenache i suoi sapevano dove fosse, nonostante a sinistra avessero gridato allo scandalo quando la premier Meloni si concesse pochi giorni di riposo. Ora Elly sta girando qua e là, dividendosi tra le feste popolari di Paese del Pd e gli incontri con l’establishment. Sente il fiato sul collo di Conte, di Silvia Salis, di Goffredo Bettini che ha lanciato la “trappola” del federatore “a tempo” per sminare il dualismo tra lei e il leader dei M5S. Il programma del Campo Largo ancora non non c’è, come hanno dimostrato le divisioni nette sulle 5 mozioni diverse in occasione del voto sulla politica estera di due giorni fa. E il primo round con il capo degli industriali non è granché. L’altolà a non “rovinare” quel che sta funzionando non è un buon viatico per chi ha velleità di vittoria. Lo è, al contrario, per chi sta governando. Il primo confronto con il presidente di Confindustria, insomma, non consegna alla leader del Pd l’apertura che probabilmente si attendeva. Anzi, sul fronte delle politiche economiche arriva un invito esplicito a non smantellare gli strumenti che, secondo gli industriali, stanno dando risultati.