L'editoriale
C’è chi non abbandona l’italiano esasperato. E chi ne fa (ancora) un nemico “di classe”
L'Editoriale - di Antonio Rapisarda - 19 Luglio 2026 alle 06:00
Mario Roggero non è il Travis Bickle di Taxi driver. Non è il giustiziere della notte nevrotico interpretato magistralmente da Robert De Niro. Non è un eroe né un anti-eroe. È semplicemente un cittadino esasperato di fronte all’arbitrio di chi ha invaso con la violenza la sua attività, mettendo in grave pericolo la sua famiglia e attentando al lavoro frutto di anni di sacrifici.
La sua reazione contro i malviventi, con lo strascico di sangue che è costato la vita a due di questi e che ha rovinato anche la sua di vita (azione di cui si è pentito), è oggetto di una condanna in Cassazione. Ne prendiamo atto con un certo smarrimento, limitandoci ad osservare che 14 anni e 9 mesi di carcere a un settantaduenne corrispondono a una condanna all’ergastolo. È quello che merita questo onesto cittadino vittima di una rapina, e non la prima, a mano armata? Ecco: il buonsenso, il senso comune, dicono assolutamente «no».
Non è certo apologia del “far west” all’italiana. Mario Roggero non ha regolato i conti con nessuno. Non si è sostituito alla forza pubblica. Ha reagito, sbagliando per eccesso, in una determinata situazione legata a un frangente durato pochi, interminabili, minuti. Ma quella determinata situazione è il frutto avvelenato di una “giungla che avanza” e pensa di poter dettare legge nella nostra società. Il punto politico della questione è proprio questo.
La destra continua a porsi il problema, cercando di offrire soluzioni attuali e un argine a questa deriva. A partire dagli interventi su una normativa che non sembra attrezzata a sufficienza per difendere i cittadini da attacchi che provengono da tutte le parti: dal degrado sociale, dall’immigrazione, dalla miopia e dal permissivismo di certe decisioni ideologiche della politica e della magistratura. Fino a qualche ora fa era presente persino la beffa del “risarcimento danni” alle famiglie dei rapinatori: follia a cui il governo Meloni, meritoriamente, ha messo la parole fine.
Insomma, la destra di governo è connessa con la realtà e ne affronta i nodi. Riconosce, nel caso specifico, che lo Stato ha un debito nei confronti di Roggero e di quelli come lui: le istituzioni non sono riuscite a proteggerlo. E chi di dovere è pronto, nei limiti del consentito, ad assumersi ulteriori responsabilità: inclusa la revisione della legge sulla legittima difesa. La pesante condanna al commerciante – a cui non sembrano applicate quelle “contestualizzazioni”, quelle valutazioni quasi comprensive di cui godono spesso e volentieri delinquenti conclamati – ha aggiunto un supplemento di rabbia e di indignazione. Lo shock collettivo arriva qui. Da un senso di ingiustizia sostanziale che scavalca la giustizia formale. E di cui la politica, almeno da destra, intende farsi carico. Alla luce di tutto questo giunge la richiesta di un atto di clemenza rivolto al Colle. O almeno di una mitigazione della pena per il gioielliere.
La sinistra, invece, che cosa dice ai cittadini sul caso Roggero? Ai ceti popolari che subiscono più di tutti la “coda” di un decennio di laissez faire, di sociologismi sulla delinquenza a 360° e delle fratture causate dall’immigrazione di massa? Al ceto medio che sente sotto attacco i propri beni? Nulla. Un silenzio che nasconde, male, il vecchio pregiudizio “di classe” nei riguardi di quelli come Mario Roggero: verso chi protegge la propria attività, la propria casa, la propria famiglia come se si trattasse di un’inaccettabile proiezione del proprio individualismo. A maggior ragione, lo ha detto con disarmante sincerità Ilaria Salis, se «uomo italiano, bianco e di classe media». Come spiegato da Priscilla Del Ninno sul Secolo d’Italia la sinistra si conferma anaffettiva nei riguardi dell’Italia profonda. Ha in mente un progetto di ingegneria sociale e a quello devono «arrendersi» gli italiani. Se poi ci sono italiani che scelgono di non arrendersi si arrangino pure. Per loro il “soccorso rosso” non arriverà mai.
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Condivido l’ analisi, e concordo anche sul risarcimento danni. Non ha spiegazioni logiche.
Basta siamo stufi. Lo Stato è assente. Ieri l’ennesima pagliacciata a Bologna. Se non la smettete la polizia non lavorerà più. Già non brillano per attivismo. Basta giornalai rossi, basta magistrati ideologizzati. CAMBIATE le leggi di legittima difesa, di porto d’arma e di difesa della proprietà privata
inorridito da tanto evidentissima ingiustizia patita da un cittadino italiano dabbene, non ho mancato di appellarmi al presidente MATTARELLA, MIO COETANEO -CLASSE 1941 !
Si ritorna all’imposizione del principio che dice: la proprietà è un furto. La protezione della stessa è quindi azione malvagia ed egoista di un individuo contro la società marxista, cioè “Amministrare e godere dei beni è un diritto solo se esercitato dal sistema burocratico di partito. Tutti gli altri si mettano il cuore in pace, sono solo schiavi al servizio del sistema. Il sistema non appartiene agli schiavi, appartiene al partito ed a chi o governa. Da cui consentire allo schiavo la difesa del bene equivale al ripudio del sistema (Per sistema è qui da intendersi quello comunista abbracciato e tutelato dalla “giusta dirigenza comunista”). Quindi, perchè scandalizzarci? I rapinatori altro non erano che i giusti ripartitori proletari del “bene comune”, ingiustamente detenuto da un antirivoluzionario capitalista, quindi da condannare e segregare nella prigione più buia. Le leggi attuali, d’altra parte, sono state a suo tempo create da chi? e perché? Ce lo siamo mai chiesto? Quando si parla di tolleranza, ci si è mai posta la domanda: Tolleranza verso chi, e perché? Non di certo verso il normale cittadino, questo può anche morire, chi se ne frega. L’importante è che la legge (Ovviamente oppressiva e antirivoluzionaria) non colpisca, o anche solo tenti di colpire chi ,,, a pieno diritto … indirizzi i cittadini (schiavi) verso radiosi orizzonti rivoluzionari: politici corrotti, apitani di industria progressisti, faccendieri altrettanto corrotti, industriali di bassa lega ecc. ecc. . Se un privato cittadino, quindi un “non protetto”, si permette di difendersi, che venga subito rimesso al suo posto. Schiavo era e schiavo deve rimanere, qualunque sia il suo ceto sociale di appartenenza. Uno schiavo è pur sempre uno schiavo, mettetevelo bene in testa.
Da tesserata di Fratelli d’Italia, non sono assolutamente d’accordo con la posizione espressa …e intanto, non è vero che Roggero si è pentito. (ci sono i video di un intervento televesivo!) Non si è difeso: ha ucciso freddamente, inseguendo i rapinatori, quando il pericolo non c’era più. Non aveva neppure il porto d’armi, per un precedente di minaccia con pistola. Diciamo una testa calda? Sono di destra ma, questa volta, non seguo la vostra teoria. Non siamo il partito del rispetto delle regole e della legalità? Che regole ha rispettato il signore? Che legalità?. Trovo anche molto sbagliato contestare tre sentenze di diverse provenienze: si crea un precedente di anarchia e di fai da te. State attenti e riflettete. Non dobbiamo necessariamente rincorrere Vannacci o Salvini. Forse faremmo meglio ad essere coerenti con i valori che diciamo di sostenere. Forse la pena è troppo pesante, vista l’età del giustiziere? Può essere. Ma sono assolutamente contraria alla grazia (avete visto il video nel quale il signore diceva che vuole la grazia perchè ha tante cose da fare?) La legge in tema sulla legittima difesa deve essere riformata? Fatelo. Ma a bocce ferme, il signore è assolutamente colpevole
Senza retorica affronto questo commento, “servite Dio con timore giudici della terra, perché non perdiate la giusta via”. Viviamo liberi ma un clima dove prevalgono sporchi interessi e vendette. Una condanna sconvolgente come fu quella di Enzo Tortora che ha cambiato la storia della giustizia italiana messa a nudo da Alessandro Sallusti con l’intervista denuncia di Luca Palamara. Matteo Salvini il politico italiano più corretto è il bersaglio preferito per le vicende degli sbarchi di migranti illegali e per i crimini commessi da quest’ultimi. Ha aspramente criticato la sentenza del Tribunale civile di Palermo che ha condannato lo Stato italiano a risarcire la ONG Sea-Watch con 76.000 euro più spese legali, definendola una decisione incredibile e un premio per aver violato i divieti governativi sui porti chiusi del 2019, e come se non bastasse viene criticato e ingiustamente condannato anche da traditori suoi stessi amici di partito. Con questa premessa non ci deve scandalizzare se onesto cittadino come Mario Roggero vittima di una rapina, a mano armata che ha difeso la sua famiglia e se stesso venga condannato 14 anni e 9 mesi di carcere che per un settantaduenne corrispondono a una condanna all’ergastolo. Non si tratta di giustizia di buonsenso, ma il senso comune, dice assolutamente «no». La percezione che alcune sentenze siano dettate da sentimenti di parte, rancore o pregiudizio ideologico è un tema centrale e ricorrente nel dibattito pubblico italiano. Molti cittadini, osservatori e leader politici condividono questa forte preoccupazione, ritenendo che determinate decisioni della magistratura abbiano un impatto distruttivo sulla fiducia nelle istituzioni e sulla certezza del diritto. All’interno del dibattito, questa specifica posizione si fonda su argomenti precisi: L’accusa di parzialità ideologica: Chi sostiene questa tesi evidenzia come l’appartenenza di alcuni magistrati a correnti organizzate con precise visioni politiche possa influenzare l’interpretazione delle leggi, traducendosi in sentenze percepite come ostili verso una specifica parte politica o contrarie al sentire comune sulla sicurezza. Sentenze severe nei confronti di chi si difende da una rapina, o decisioni che annullano i provvedimenti di contrasto all’immigrazione clandestina, vengono interpretate da una parte dell’opinione pubblica come scelte che disarmano il cittadino onesto e indeboliscono l’autorità dello Stato. II magistrati ribadiscono che le sentenze devono applicare le leggi approvate dal Parlamento e i trattati internazionali ratificati dallo Stato, anche quando queste norme impongono paletti stringenti (come i criteri sulla legittima difesa) che possono apparire distanti dal senso comune di giustizia. La percezione che alcune sentenze siano dettate da sentimenti di parte, rancore o pregiudizio ideologico è un tema centrale e ricorrente nel dibattito pubblico italiano. Molti cittadini, osservatori e leader politici condividono questa forte preoccupazione, ritenendo che determinate decisioni della magistratura abbiano un impatto distruttivo sulla fiducia nelle istituzioni e sulla certezza del diritto.
Così come i medici hanno l’obbligo di un aggiornamento professionale, anche per i magistrati dovrebbe essere previsto.
Per esempio, questi giudici che alla vittima danno 16 anni di galera, e al rapinatore violento, solo 4 anni e con la condizionale, 1 o 2 anni ad aggornarsi lavorando in una miniera sarda, potrebbe essere utile a ricollegarsi alla vita reale.
È, poi, basta protezione per i magistrati! Che godino della sicurezza uguale agli altri cittadini, come Roggero.
Gli idioti politici levogiri alla Fratoianni, immeritatamente pieni di soldi e dal cervello traforato, dovrebbero subire loro in prima persona le angherie dei mascalzoni che campano rubando al prossimo.
esasperato, non lucido e a sangue freddo come sostengono giudici e sinistre, ma da sempre un caratteraccio, vedi 2005. Avrebbe dovuto farne tesoro ed avere paura delle proprie reazioni eccessive, invece qui il caratteraccio è esploso
Per il resto condivido pienamente l’articolo.