Contropiede
Caso Roggero. Non risarcire i famigliari delle “vittime” della vera vittima
“Chi soccombe all’altrui inganno e prepotenza, subendo una sopraffazione, un danno, o venendo comunque perseguitato e oppresso”, dice il Vocabolario Treccani nel definire la “vittima”. Seconda affermazione quasi definitoria, l’autore è un parente di un altro rapinatore ucciso a causa della reazione del rapinato: “Era lì per lavorare, come fanno tutti”; ha parlato a nome della categoria, dopo un “incidente sul lavoro”: quindi di questo si tratterebbe, perdonate la sgradevole locuzione, ma aiuta a capire.
Ecco in due espressioni il senso del “summum ius, summa iniuria”, che ci lascia, con tanta inquietudine dentro, il caso del gioielliere Mario Roggero il quale ha ucciso due rapinatori e ferito un terzo, ora in carcere perché definitivamente condannato a 14 anni e nove mesi; non solo, ma è pure obbligato, com’è noto, ad una provvisionale di risarcimento del danno alle famiglie dei rapinatori per circa 480 mila euro – la richiesta delle “vittime della vittima” è di oltre tre milioni – le quali hanno già hanno fatto sapere che sono pronti a pignorarne gli immobili.
Roggero per me ha sbagliato; non è un eroe, ma non è un delinquente: è un pover’uomo, in tutti i sensi, chi legge scelga quello che preferisce. Ma il fatto nudo e crudo lascia tre aree di interrogativi. La prima: il confine della legittima difesa, soprattutto per iniziativa dei partiti del centrodestra, è stato in questi anni spostato sempre più in direzione della tutela della vittima del reato, con significative innovazioni legislative; che sono state migliorative, ma non risolutive: è molto difficile giungervi perché la variabilità delle fattispecie si scontra con la prevedibilità. Andiamo oltre l’episodio: il difendersi intra moenia e il difendersi extra moenia, fino a che punto può e deve rivestire differenza nella vita quotidiana, in circostanze drammatiche? Anche se l’extra è appena fuori delle mura domestiche, può essere trattato in modo radicalmente diverso?
Secondo punto. Lo stato psicologico della vittima – specie se ha già subito altri crimini dello stesso tipo – è una forma di coazione a reagire “in eccesso”, fino a uccidere gli aggressori? Si è in grado, anche a livello di scienze psicologiche, di misurare la causalità tra trauma subito e reazione “smodata”? Oggi, si è in grado di ponderare il nesso emotivo nell’immediatezza, sul piano scientifico? Terza questione, ma senza interrogativi. Urta il buon senso, oltre ogni dubbio, che i familiari delle “vittime” della vittima (vera) possano essere risarciti per il danno subito a causa dell’“incidente sul lavoro” in cui perdono la vita i parenti delinquenti. Al netto delle riflessioni di giureconsulti e legisti, soprattutto progressisti, mi sembra l’area di intervento più ragionevole per un’azione di governo correttiva. E al di là del dramma personale che sta vivendo la famiglia del gioielliere di Grinzane Cavour, la vicenda costituisce una lezione dalla quale l’esecutivo e la stessa premier Meloni stanno traendo un’indicazione di larga condivisione e consenso.
Modificare la norma e introdurre il divieto di risarcire i familiari “caduti” sul lavoro di violazione dell’incolumità e dei beni altrui è inappuntabile: non si scontra con l’equità, abbraccia il senso comune di giustizia sostanziale. Per il resto, per tutto il resto, il dibattito continui. Mi sembra però responsabile, al riparo da avventatezze ed esibizionismi, il commento della presidente del Consiglio: “Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio, dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più”. Reputo la dichiarazione anche il segnale di una moral suasion – verso il Colle, una volta tanto – mite e seria, per la possibile concessione della grazia da parte del presidente della Repubblica. Fracasso e clangore non devono obnubilare, meglio ragionare adelante con juicio (capiamoci noi: un vecchio dal passo felpato fece goal con la Minetti); sono fiducioso che i precedenti di Ovidio Bompressi, Faraj Abdelkarim Hamad, Robert Seldon Lady, Betnie Madero, della stessa Nicole et similia siano ben presenti al “power behind the throne”.
Credo che ora sarebbe arrivato il momento di vedere un certo giornalismo quel poco di serio che è rimasto agire. Mettendo in prima pagina le foto e gli indirizzi dei familiari di quei delinquenti, mettere in prima pagina nomi e cognomi e indirizzi e famigliari di quei avvocati e uguale modalità per i giudici. Questa non è violazione della privacy e giusto che i cittadini siano a conoscenza dei veri delinquenti.