Una storia bellissima
Sinner batte Brooskby il ragazzo autistico che fino ai quattro anni non riusciva a parlare: vittoria in tre set
Oggi è numero 81 del mondo e ha superato infortuni e squalifiche. Dimostrando che si può sempre rinascere
Jannik Sinner ha sconfitto in tre set Jenson Brooksby qualificandosi per gli ottavi di finale a Wimbledon. Ma è la storia del tennista americano che fa commuovere.
La sua storia
Si è rimboccato le maniche, l’americanoJenson Brooksby, per regalarsi due vittorie nette sui sacri prati inglesi e accreditarsi per la sfida contro il numero 1 al mondo, perché “questa è una delle partite più grandi del tennis, al momento. Brooksby-Sinner è un’opera che fin qua vanta un atto solo, ma memorabile per l’azzurro. Anche se si parla di cinque anni fa, prima di questa reunion datata 2026. Cos’è accaduto nel frattempo a Jenson? Ha cambiato quattro o cinque vite, e si è dovuto rimboccare le maniche ogni volta: contro gli avversari, contro due infortuni gravi al polso, contro una squalifica dell’antidoping. E contro l’autismo.
La confessione
“Sono autistico, e da piccolo i medici ritenevano che il caso fosse molto grave. Fino ai quattro anni non parlavo, per imparare a farlo trascorrevo 40 ore a settimana coi terapisti. Ora avevo bisogno di dirlo a tutti, e magari diventare un esempio per chi ne soffre. Io non voglio rinunciare a fare ciò che amo”, disse nel 2024 Jenson.
Nel gennaio 2023, all’Australian Open, perde al terzo turno con Tommy Paul e si accorge che qualcosa non va al polso. Serve un’operazione prima al destro, poi al sinistro: interventi delicati, otto mesi di stop forzato. Una mannaia, quando hai neanche ventidue anni e vuoi mangiarti il mondo. Sono i mesi più duri: Jenson lotta contro i dolori e con l’autismo di cui ancora nessuno è a conoscenza. Prima che si presenti una terza ombra, quella dell’antidoping: salta tre controlli e l’Itia è inflessibile, squalificandolo per 18 mesi. Lui spiega: “Sono sempre stato negativo, non ha senso”, ma i giudici ravvisano un “elevato livello di colpa” e gli dicono che dall’infortunio può recuperare senza particolari assilli, perché ne avrà fino a gennaio 2025. Cosa resta da fare? Rimboccarsi le maniche: Brooksby recupera alla grande e racconta al mondo la sua difficilissima storia, prima di riprendersi il circuito a suon di rovesci.
Di nuovo nei primi cento del mondo
Da un anno e mezzo Jenson è tornato a grandi livelli: oggi occupa il numero 81 e sogna di scalare qualche altro gradino. Oggi tutti noi abbiamo tifato contro di lui. Ma solo oggi. Forza Brooksby. In fondo non serve essere Sinner per essere il numero uno.
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