Gli scontri di piazza
Bologna, il sindacato di polizia Coisp scrive al “Secolo”: “L’irresponsabile Lepore chieda scusa a città e agenti”
"Convocare la piazza a caldo significa scegliere una scorciatoia populista. La solidarietà e il sostegno alla famiglia di una vittima non si esprimono prestando il fianco al mondo antagonista, pronto a cogliere qualsiasi pretesto per attaccare lo Stato"
Domenico Pianese, segretario generale del sindacato Coisp (Coordinamento per l’Indipendenza sindacale delle Forze polizia), scrive al Secolo d’Italia dopo gli scontri di Bologna e i quasi sessanta poliziotti feriti, chiedendo al sindaco Lepore di assumersi le proprie responsabilità e di rivolgere una parola agli agenti: «Scusa».
Gentile Direttore,
avete scelto una parola forte per la prima pagina del Secolo: “l’irresponsabile”. E guardando a Bologna, dopo gli scontri di due giorni fa, è davvero difficile trovarne una più adatta.
Perché una città non finisce a ferro e fuoco per caso. Sessanta poliziotti non finiscono in ospedale per caso. E non è un caso se, per riportare l’ordine, è stato necessario chiamare i Reparti Mobili da Padova, Firenze e Roma. Ogni reparto spostato significa uomini sottratti al controllo del territorio, chilometri percorsi, mezzi impiegati, straordinari, risorse pubbliche: tutto pagato dai cittadini.
Di fronte a tutto questo, dal sindaco Lepore non ci aspettavamo atti di eroismo, ma il minimo indispensabile: di assumersi la responsabilità politica e morale di aver indetto una manifestazione prima ancora che la magistratura potesse accertare i fatti. Convocare d’urgenza una piazza a caldo, infatti, significa scegliere una scorciatoia populista che getta inevitabilmente benzina sul fuoco. È doveroso fare piena luce su ciò che è accaduto, certo, ma non occorreva una dote profetica per prevedere il finale della piazza. Perché la solidarietà e il sostegno alla famiglia di una vittima non si esprimono prestando il fianco al mondo antagonista, pronto a cogliere qualsiasi pretesto per attaccare lo Stato. Non è questa la risposta democratica, è una pericolosa strumentalizzazione.
Non chiediamo le dimissioni del sindaco di Bologna, non ci interessa alimentare una polemica politica. Ma c’è una differenza enorme tra chiedere le dimissioni e pretendere il rispetto dovuto alle donne e agli uomini in divisa.
Quel rispetto, in questi giorni, è mancato. È mancato verso i quasi sessanta poliziotti che sono usciti da quella guerriglia con ferite, contusioni e ustioni. È mancato verso i reparti arrivati da mezza Italia per evitare che Bologna sprofondasse ancora di più nel caos. È mancato verso chi, invece di scappare davanti alle pietre e alle bombe carta, è rimasto lì a fare il proprio dovere.
Da Lepore ci saremmo aspettati un’unica, semplice, parola: scusa.
Scusa ai bolognesi che hanno visto la loro città trasformata in un campo di battaglia. Scusa ai commercianti che hanno contato i danni. Scusa alle persone perbene che abitano al Pilastro, che chiedono sicurezza e apprezzano l’operato delle Forze di Polizia. Scusa ai contribuenti chiamati a sostenere il costo di un imponente dispositivo di ordine pubblico. E scusa ai poliziotti la cui vita è stata messa a repentaglio dalla sua irresponsabilità.
Mentre per ogni causa si riempiono le piazze, la notizia dei sessanta poliziotti rimasti feriti è scivolata via quasi nel silenzio. Eppure, se quella notte il bilancio non è stato ancora più drammatico, lo si deve unicamente alla loro tenuta. Abbiamo l’impressione che in Italia il cordoglio per un agente scatti solo quando c’è una bara davanti alla quale sfilare e una telecamera a cui strizzare l’occhio. Prima arrivano gli insulti, le aggressioni, le pietre, le bottiglie. Poi arrivano le corone di fiori, i messaggi di vicinanza, le promesse. Ma il mattino dopo, quando il sipario si richiude, tutto torna come prima fino alla prossima emergenza.
Noi non chiediamo medaglie, ma qualcosa di molto più semplice: che chi rappresenta le istituzioni trovi il coraggio di stare, senza ambiguità e a prescindere dal colore politico, dalla parte di chi difende lo Stato. Sempre. E non soltanto quando è troppo tardi. Perché chi oggi sceglie di minimizzare su sessanta poliziotti feriti, fornisce una inaccettabile copertura politica a chi va in piazza per attaccare lo Stato.
*Segretario generale Coisp