Contropiede
Uno dietro le sbarre, l’altra in Parlamento: ma la Appendino è meno uguale di Moretti?
Mauro Moretti, l’ex ad “rosso” di FS che a 72 anni va in carcere, dopo l’ultima condanna a 5 anni in Cassazione, per me è un symbolum di una stagione lontanissima della politica, tanto quanto l’inizio di una catena di procedimenti penali durati 17 anni: una barbarie in re ipsa. E lontanissimo dalla mia personale intuizione del mondo e della politica. Ma richiama, nello stesso tempo, una stagione in cui lo scontro tra “rive droite” e “rive gauche” passava per le culture politiche, talvolta degenerate in ideologismi traboccanti, ma che si svolgeva nelle piazze, nelle aule parlamentari e consiliari, non in quelle giudiziarie, riservate solo ai terroristi (ma quella fu davvero un’altra, terribile storia).
Ora, un “compagno Moretti” recluso per una responsabilità che percepisco come di fatto oggettiva mi fa enorme senso, come pasto lauto a una statolatria giudiziaria che deve mostrare tra le fauci “qualcuno in alto” alla giustizia reclamata a ragione dalle famiglie delle 32 vittime perite nel disastro ferroviario di Viareggio nel 2009; mi fa pari senso l’editoriale di Marco Travaglio intitolato Uguale per gli altri, dove suo solito, mena fendenti a tutto tondo alla concorrenza in nome di una questione di principio ribaltata: “i ricchi e i potenti” devono metter piede in cella almeno per un nanosecondo.
Non so se Moretti, che è stato potente, sia pure ricco: probabilmente no, di certo dopo 17 anni di procedimenti giudiziari e con una condanna sulle spalle che “costa”, lo sarà comunque molto meno. Ma “potente” lo fu: invece, lo è ancora, a differenza di Moretti, Chiara Appendino, parlamentare e volto televisivo – gradevole e arcigno, come ho potuto constatare de visu – dei 5 Stelle che da sindaco di Torino è stata condannata a un anno, cinque mesi e 23 giorni di reclusione per disastro, omicidio e lesioni plurime: condotte colpose – esattamente come per Moretti – che causarono i fatti di Piazza San Carlo a Torino, accaduti il 3 giugno 2017 durante la proiezione della finale di Champions League Juventus-Real Madrid.
Il bilancio fu più di 1.700 feriti e due persone morte. Moretti va dietro le sbarre, Appendino è in Parlamento: non si è mai dimessa dal suo seggio a Montecitorio, nonostante le ferree leggi etiche stabilite dal partito di Conte per i suoi aderenti. Aveva ragione Giovanni Giolitti: gli amici le leggi non si applicano, si interpretano. Uguale per gli altri, appunto.