La guerra nascosta
Sudan, ucciso il parroco che non ha voluto abbandonare i suoi fedeli: l’ombra della vendetta dietro la strage di cristiani
Padre Youhanna Al-Amin è stato ucciso nei Monti Nuba insieme al custode della parrocchia e a un’altra persona. Secondo fonti della Chiesa, il delitto sarebbe legato alla denuncia del furto di medicinali destinati alla popolazione
Aveva deciso di restare accanto ai suoi fedeli nonostante la guerra, le violenze e le minacce sempre più frequenti. Una scelta di coraggio che gli è costata la vita. Padre Youhanna Al-Amin, parroco della chiesa di San Vincenzo a Kauda, nel Sudan meridionale, è stato assassinato il 19 giugno insieme al custode della parrocchia e a un’altra persona.
Secondo quanto riferito dalla fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), che cita fonti locali, il triplice omicidio potrebbe essere una rappresaglia nei confronti del sacerdote, che aveva denunciato il furto di medicinali custoditi dalla parrocchia e destinati alla popolazione civile.
Il sacerdote che non ha voluto lasciare i fedeli
Kauda, nei Monti Nuba dello Stato del Kordofan Meridionale, è una delle aree più instabili del Sudan. Da anni il territorio è segnato da scontri armati, rivalità tra fazioni e tensioni tribali che hanno provocato migliaia di vittime e costretto molte famiglie alla fuga. Di fronte al peggioramento della situazione, diversi religiosi avevano lasciato la regione. Padre Youhanna aveva invece scelto di restare. Era diventato uno degli ultimi sacerdoti presenti nell’area, continuando a garantire assistenza spirituale e sostegno materiale a una popolazione stremata dalla guerra.
La sua parrocchia rappresentava un punto di riferimento essenziale non solo per i cattolici, ma per l’intera comunità locale. Oltre alle attività pastorali, il sacerdote coordinava iniziative umanitarie e la distribuzione di aiuti, compresi medicinali e beni di prima necessità.
L’ombra della vendetta
Secondo le informazioni raccolte da Aiuto alla Chiesa che Soffre, l’omicidio potrebbe essere collegato alla denuncia presentata dal sacerdote dopo la scomparsa di medicinali destinati ai civili. Un episodio che evidenzia il clima di illegalità e violenza che caratterizza molte zone del Sudan, dove il controllo del territorio è spesso conteso tra gruppi armati e autorità locali. La Chiesa ha chiesto l’apertura di un’indagine approfondita per accertare le responsabilità del delitto e individuare gli esecutori e i mandanti dell’assassinio.
I cristiani nel mirino
L’uccisione di padre Youhanna si inserisce in un contesto sempre più difficile per la presenza cristiana nel Paese africano. Negli ultimi anni sacerdoti, religiosi e strutture ecclesiastiche sono stati più volte colpiti dalla violenza che accompagna il conflitto sudanese.
Nel giugno del 2025 padre Luka Jomo (nella foto dal suo profilo Facebook), sacerdote della diocesi di El Obeid, era morto durante un attacco alla città di El Fasher, nel Darfur Settentrionale. Pochi mesi prima anche il vescovo di El Obeid, monsignor Yunan Tombe Trille Kuku Andali, era stato brutalmente aggredito da uomini armati riportando gravi ferite. Episodi che confermano come la guerra in Sudan continui a colpire anche le comunità religiose, spesso impegnate nell’assistenza ai più deboli e nella distribuzione degli aiuti umanitari.
La guerra dimenticata del Sudan
Mentre l’attenzione internazionale resta concentrata su altri fronti di crisi, il Sudan continua a sprofondare in una delle più gravi emergenze umanitarie del pianeta. Milioni di persone vivono in condizioni drammatiche, tra fame, sfollamenti e violenze. La morte di padre Youhanna Al-Amin racconta il volto più tragico di questa guerra dimenticata: quello di chi sceglie di restare accanto alla propria comunità fino all’ultimo, pagando con la vita la fedeltà alla propria missione.