Dittature immaginarie
Lo scivolone del Pd a Pisa: “Scritte fasciste a scuola”. Ma erano le indicazioni lasciate dagli operai per i lavori
Una pessima gaffe che chiaramente non ha portato acqua al mulino dei dem, che si erano mobilitati sin da subito senza informarsi sul vero significato delle parole ritrovate sul muro dell'istituto primario
Politica - di Gabriele Caramelli - 17 Agosto 2026 alle 13:19
Anche stavolta il Pd è riuscito a dare l’allarme alla deriva fascista a Pisa, prendendosela con le scritte lasciate da alcuni operai nella scuola Carlo Collodi, che stavano lavorando al cappotto termico. Sul muro c’era scritto “Sì fascia” e “No fascia”, in base alle esigenze tecniche, oltre alle frecce che puntavano in alto o nella direzione dei lavori. È bastato tanto così per scatenare l’indignazione del vicepresidente regionale Antonio Mazzeo: «Le scritte e i simboli riconducibili all’immaginario fascista e nazista comparsi sui muri della scuola primaria Collodi, a Porta a Lucca, sono un gesto gravissimo e intollerabile, ancora più odioso perché colpisce una scuola, luogo di educazione, libertà e democrazia».
Sul caso era intervenuta anche la senatrice dem Ylenia Zambito: «continuano ad apparire scritte e riferimenti nostalgici di chi vuole riportare l’oscuro passato fascista che ha voluto dire per il nostro Paese l’eliminazione delle libertà garantite dalla democrazia, lo sfruttamento dei lavoratori e il trascinamento dell’Italia nella guerra e nell’occupazione nazista che hanno fatto pagare al popolo italiano un profondo contributo di sangue». Nessuna tenebra, onorevole, gli operai stavano soltanto cercando di far funzionare un dispositivo fondamentale per il soggiorno degli studenti e dei docenti nell’edificio.
Il Pd lancia l’allarme sulle scritte “fasciste” a scuola, ma erano per indicazioni dei lavori
Il consigliere comunale Enrico Bruni, che poi ha cancellato il post sui social e si è scusato per l’equivoco: «La preoccupazione espressa da me e da altri nasceva però da una sequenza reale e grave di episodi che non può essere sottovalutata. Possiamo anche sorridere dell’equivoco, ma non liquidare con battute il clima nel quale è maturato. Riconoscere un errore non significa abbassare la guardia: Pisa ha bisogno di attenzione e di una condanna netta di ogni intimidazione fascista». Insomma, proprio non ce la fanno a scrollarsi di dosso i fantasmi del passato. Per la serie: stavolta non è andata così, però non si sa mai.
Le derisioni sui social
Chiaramente, lo scivolone dei dem non ha fatto altro che far sorridere il resto del consiglio comunale, che si è sfogato sui social. Il vicecapogruppo di Pisa al Centro Lorenzo Vouk ha commentato: «Ah ma non è Lercio?». Anche Maurizio Nerini, consigliere comunale di Fratelli d’Italia ha sferzato i dem dopo la figuraccia: «Vi ci vuole uno bravo davvero». Anche Francesco Niccolai, consigliere comunale passato al gruppo misto, ha condiviso gli screen dei post cancellati dai politici del Partito Democratico. «Post invecchiati malissimo… e spariti dalla circolazione. Ma prima che fosse detto loro che si trattava di scritte di cantiere, come potevano aver rinvenuto qualcosa di asseritamente fascista? Credo che non siano necessari ulteriori commenti».
Infine, a consigliera comunale di Fratelli d’Italia Rachele Compare, ha dato la stangata finale ai soliti progressisti: «La caccia al fascismo che finisce… davanti a un cappotto! Mazzeo, Bruni e Zambito vedono nelle scritte sui muri delle Scuole Collodi chissà quale rigurgito fascista. Peccato fossero semplicemente indicazioni tecniche degli operai per i lavori di ripristino del cappotto. Insomma, non era tornato il fascismo: era tornato il cappotto! Quando l’ideologia acceca la ragione, anche le scritte degli operai diventano un complotto fascista! E, se manca la sostanza, evidentemente ogni muro può diventare un manifesto elettorale. Quelli bravi».