Proseguono le ricerche
Sorelle scomparse, spunta l’ipotesi del rapimento. Il fidanzatino: “Alisya era cambiata, aveva qualcosa”
Il racconto del padre: "Posso riferire che le ragazze qualche giorno fa avevano avuto notizia della sentenza del 28 maggio dall'avvocato della mia ex moglie, il quale aveva contattato le ragazze, non so riferire in che modo"
Non c’è più soltanto l’allontanamento volontario. Nella scomparsa di Alisya e Sarah Di Giacinto, le due sorelle di 16 e 12 anni originarie di Minturno, gli investigatori valutano ora anche l’ipotesi del rapimento. È questo il passaggio che allarga il perimetro dell’inchiesta, sei giorni dopo la sparizione dalla comunità educativa “Ofh Hope” di Civitella Alfedena, in Abruzzo, dove le ragazze erano ospiti dal 2024. Le ultime tracce portano alla notte tra sabato e domenica 7 giugno. Secondo una prima ricostruzione, le due minori avrebbero lasciato la struttura in una fascia oraria compresa tra le 2 e le 5 del mattino. Non avevano con sé i cellulari, rimasti nella stanza e sequestrati dagli inquirenti. Un dettaglio che rende più difficile seguire eventuali spostamenti e ricostruire contatti, messaggi, intenzioni. «Impossibile che siano andate via da sole, a piedi, in una zona come quella, assolutamente isolata, senza bus, piena di animali», afferma il padre. «Qualcuno le ha prese e dev’essere qualcuno che loro conoscono, diversamente non sarebbero mai andate».
L’appello della mamma
«Alisya, Sarah, se state ascoltando queste parole, la cosa più importante per me è sapere che state bene». Valentina D’Acunto, 39 anni, madre delle due ragazze, ha affidato il suo appello a un audio diffuso dal suo legale, l’avvocato Enrico Mastantuono. Poche parole, pronunciate tra le lacrime, mentre le ricerche proseguono tra il paese, le aree boschive e il lago di Barrea.
Entrambi i genitori, separati, hanno presentato denuncia. La Procura di Sulmona ha aperto un fascicolo per sottrazione di minori. Al momento gli accertamenti si muovono su più fronti: l’uscita dalla comunità, l’eventuale presenza di qualcuno all’esterno, i rapporti delle ragazze e le condizioni della struttura.
La struttura isolata
La casa famiglia si trova in una zona appartata del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. In base a quanto si apprende, la struttura non sarebbe dotata né di videosorveglianza interna né di un impianto d’allarme. All’inizio si era parlato di una fuga attraverso una finestra rotta e senza inferriate. Poi la versione è cambiata: le due sorelle sarebbero uscite da una porta.
Per il legale della madre è un punto decisivo. «Con una porta danneggiata poteva entrare e uscire chiunque», ha osservato Mastantuono, indicando una possibile falla nella sicurezza della comunità. È anche su questo che gli investigatori stanno concentrando una parte degli accertamenti: capire se le sorelline abbiano fatto tutto da sole o se siano state accompagnate, convinte, attese da qualcuno.
Le ultime ore
Alisya frequenta un istituto tecnico a indirizzo turistico a Castel di Sangro. È descritta come una ragazza riservata, sensibile, appassionata di danza e atletica leggera, con il sogno di diventare criminologa. Negli ultimi tempi, secondo il fidanzato Joseph, qualcosa sembrava pesarle. «Era come se avesse qualcosa dentro che voleva dirmi, ma non riusciva a farlo. Hanno paura del buio», avrebbe raccontato il giovane ai carabinieri.
Sarah, che frequenta la scuola media a Barrea, era molto legata alla sorella maggiore. La seguiva, si affidava a lei, la considerava un punto fermo. Chi le ha conosciute nella comunità parla di adolescenti educate, rispettose delle regole. Nessuno avrebbe mai pensato che volessero scappare. Anche per questo l’allontanamento resta difficile da decifrare.
Le ricerche e il contesto familiare
Vigili del fuoco, carabinieri e volontari stanno battendo le zone attorno a Civitella Alfedena, il lago di Barrea e i tratti boschivi vicini, con droni e unità cinofile specializzate nel mantrailing. È stata perquisita anche l’abitazione della mamma, senza risultati utili per l’indagine. Sul caso pesa una storia familiare complessa. Alla donna era stata revocata la responsabilità genitoriale. L’ex marito, Stefano Di Giacinto, l’aveva riottenuta nel maggio scorso e aveva avviato un percorso di riavvicinamento con le figlie. In passato era stato coinvolto in un procedimento per maltrattamenti in famiglia, concluso con assoluzione. «Il 28 maggio scorso il Tribunale di Cassino ha fatto decadere la patria potestà alla mia ex moglie… Io non sentivo le ragazze dal 3 giugno, Alisya mi ha mandato dei messaggi whatsapp con il telefono della struttura e come al solito da quando si trova nella comunità Hope l’ho sentita molto tranquilla… — spiega il padre al Corriere della Sera — Posso riferire che le ragazze qualche giorno fa avevano avuto notizia della sentenza del 28 maggio dall’avvocato della mia ex moglie, il quale aveva contattato le ragazze, non so riferire in che modo». Le ragazze, stando alle testimonianze, non avrebbero però manifestato la volontà di tornare a vivere con lui.
Nel sud pontino, dove vive la famiglia, nessuno avrebbe segnalato la presenza delle sorelle. Il padre ha sospeso il lavoro per seguire gli sviluppi. La madre resta in attesa di notizie. L’interrogativo, per gli investigatori, è ormai il centro del caso: Alisya e Sarah si sono allontanate da sole o qualcuno le ha portate via?